Sliskovic e quella vittoria contro l’Inter a San Siro

6 Settembre 2016

Al debutto in campionato con la maglia del Pescara l’ex fantasista bosniaco realizzò la rete del 2-0 contro i nerazzurri di Trapattoni dopo il gol di Galvani

PESCARA. Tra le tante vittorie del Pescara ce n’è una che ha un sapore particolare. Un trionfo che resterà per sempre impresso nelle menti e nei cuori del tifosi biancazzurri. La data è il 13 settembre del 1987 e il Delfino, neopromosso in serie A, debutta allo stadio Meazza contro l’Inter di Trapattoni, dove militano Zenga, Bergomi, Passarella e Altobelli. Davanti a 65.000 spettatori, si materializza il miracolo. Il Pescara vince grazie alle reti di Romano Galvani e Baka Sliskovic, il “Maradona dei Balcani”, che su rigore segna il 2-0 definitivo. Baka, uomo di maggior classe insieme al brasiliano Leo Junior, si presenta così ai tifosi pescaresi che per la prima volta nella storia assistono ad un successo in trasferta del Delfino nella massima serie.

Il bosniaco, ex trequartista, ricorda benissimo quel giorno. «Fu una giornata meravigliosa», racconta il 57ennedi Mostar, «dovevamo andare a Milano per recitare la parte delle vittime predestinate, invece riuscimmo ad espugnare San Siro. Quel risultato scaturì da una lettura perfetta della partita. La squadra fu capace di resistere agli attacchi di un avversario di gran lunga superiore contrattaccando in maniera sistematica. Il merito fu del collettivo, non mio, di Galvani, Pagano o Junior, bensì di tutta la squadra che applicò perfettamente i dettami dell’allenatore».

Il segreto di quel blitz e, in generale, di una stagione indimenticabile è racchiuso in una sola parola: mentalità. La mano di Giovanni Galeone si rivelò determinante. In un periodo in cui le cosiddette “provinciali” assumevano un atteggiamento prudente, per non dire catenacciaro, quando fronteggiavano le big del campionato, il tecnico delle due promozioni in A andava controcorrente. Così, accadde che il Delfino si presentò a Milano senza alcuna paura. «Galeone trasmetteva ai calciatori una grande sicurezza. Grazie ai suoi insegnamenti, ognuno scendeva in campo senza alcun timore reverenziale, nemmeno quando ci trovavamo di fronte i giocatori più forti del campionato italiano».

Decisi, spavaldi e sbarazzini, proprio come oggi Massimo Oddo vuole i suoi ragazzi. «Anche nella nostra squadra c’erano giocatori giovanissimi, come Gatta, Camplone, Marchegiani e via discorrendo, ma i consigli dell’allenatore e i discorsi di Junior furono utili per tranquillizzarli e caricarli al punto giusto. Quando parlava Leo, tutti ascoltavano in silenzio, era un vero leader. E poi, avere contro 65.000 tifosi avrebbe potuto complicare tutto, invece...».

Il ritorno a Pescara resta un’emozione indelebile. «Arrivammo all’aeroporto alle 3 di notte. C’erano tantissimi tifosi ad attenderci, non dimenticherò mai quell’accoglienza». Alla fine del torneo i biancazzurri conquistarono la salvezza, l’unica della storia del Delfino in A. «Speriamo che quest’anno arrivi la seconda. Tifo per Oddo e per i suoi ragazzi».

Nelle prime due gare, il tecnico pescarese ha impiegato Caprari come finto centravanti. Lo stesso fece Galeone con Sliskovic quando si ritrovò senza Zanone che si fece male. «Avevo già ricoperto quel ruolo all’Hajduk e al Velez Mostar, Galeone non mi dovette convincere. Se uno è bravo riesce a trovare la posizione giusta per attaccare la porta o aprire gli spazi ai compagni. Basta guardare come si muovono i tre del Barcellona, Messi, Suarez e Neymar, che non danno punti di riferimento».

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