Sospetti e dispetti, così L’Aquila si sta impantanando

Il presidente Chiodi si dice sorpreso dai dubbi dei nuovi Oggi summit tra garanti e acquirenti e il primo stipendio
L’AQUILA. Alla vigilia del closing le parole del patron Corrado Chiodi avvelenano i pozzi di una trattativa nata male e destinata a finire peggio. L’Aquila sta per precipitare di nuovo nel baratro e c’è chi continua a minare l’ambiente con dichiarazioni dall’effetto destabilizzante.
La nuova bufera. «Noi stiamo onorando il debito di 1,5 milioni con l’erario, secondo i piani, stabiliti già da aprile, con chi dovrebbe rilevare le quote», aveva detto Chiodi. «Ma non sappiamo perché non si chiude l’affare. Forse c’è un ripensamento. Se così fosse, non faremo mancare il nostro apporto». Queste le dichiarazioni che hanno provocato l’immaginabile ondata di reazione della piazza. Oltre all’irritazione degli acquirenti, messi in cattiva luce proprio a 24 ore dall’ipotetica chiusura della trattativa.
Gli stipendi. L’unica quasi certezza, in un contesto di confusione, è che oggi i calciatori e lo staff tecnico dovrebbero ricevere i soldi del primo stipendio, racimolati con una fatica immane, all’insegna del puro spirito volontaristico dei fedelissimi di Chiodi. Se si fa fatica a trovare 27mila euro, si può ben immaginare come sia possibile pensare di gestire un’intera stagione così.
Class action. A questo punto, gli abbonati, i 115 coraggiosi che si erano fidati dell’annuncio in pompa magna dell’accordo raggiunto, con la benedizione della nuova classe dirigente insediatasi al Comune, potrebbero avviare una class action per essere stati ingannati. Quando hanno tirato fuori i soldi in anticipo non sapevano di certo che sarebbero stati loro a coprire il primo stipendio.
I garanti. In questo clima di sospetto, e di reciproca diffidenza, con un ambiente in ebollizione per i minuetti (che ormai vanno avanti da mesi) tra i due gruppi, oggi si prevede una nuova (l’ennesima) riunione del comitato dei garanti messi a guardia del rispetto degli accordi (?) presi. La riunione, inizialmente prevista per la tarda mattinata, è stata, invece, poi aggiornata al pomeriggio. Potrebbero essere presenti, in tal modo, alcuni esponenti della cordata ancora intenzionata a rilevare la società, anche se hanno detto a chiare note che i conti del club sono nebulosi. E le garanzie carenti. Potrebbe esserci anche Chiodi, il quale fa capire di essere capace, per evitare l’onta del fallimento (e le sue conseguenze), di portare avanti una stagione a pane e frittata, di colletta in colletta, contro tutto e tutti. Resta sempre il mistero, però, di come siano maturati nel tempo 2,4 milioni di debiti. Uno scenario destinato ad acuire l’ira dei tifosi, già ai livelli massimi.
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