Spadafora frena, il calcio vira su Conte

Il ministro dello Sport tentenna e Gravina attacca: «Non firmo il blocco dei campionati». La Lega vuole aprire un canale col premier
ROMA. Il braccio di ferro sul destino della Serie A sarà influenzato da fattori internazionali e politici. Dopo la sospensione della Ligue1 francese, una svolta può essere rappresentata dalla Bundesliga, che fa passi avanti verso il ritorno in campo anche se in Germania il calo de contagi non è stabile. Sul fronte interno la palla è al Governo, che al suo interno ha sensibilità diverse sul tema. «La ripresa del campionato sembra un sentiero sempre più stretto», ha detto il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, consigliando alla Lega di «cominciare a pensare a un piano B, perché le soluzioni possono essere tante».
«Il piano B in caso di stop definitivo del calcio? Il mio senso di responsabilità mi porta ad avere un piano B, C, D. Ma se esso deve far rima con “è finita” dico che, finché sarò presidente della Figc, non firmerò mai per il blocco dei campionati, perché sarebbe la morte del calcio italiano», ha spiegato a sua volta il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ribadendo che non intende essere lui a dichiarare chiusa la stagione. «Sto tutelando gli interessi di tutti», ha continuato il numero del calcio italiano, «quindi, ripeto, mi rifiuto di mettere la firma ad un blocco totale, salvo condizioni oggettive, relative alla salute dei tesserati, allenatori, staff tecnici e addetti ai lavori, ma qualcuno me lo deve dire in modo chiaro e mi deve impedire di andare avanti. Vi immaginate quanti contenziosi dovremmo affrontare in caso di stop?», ha ribadito il presidente Figc, «Chi viene promosso? Chi retrocede? Quali diritti andremo a calpestare? Tutti invocano il blocco, lo faccia il Governo, ce lo imponga, io rispetterò sempre le regole. Ogni giorno devo rintuzzare attacchi e la gente non capisce o fa finta di non capire. Ribadisco ancora una volta il concetto: io la firma su un blocco del campionato non la metterò mai».
Lo scenario potrebbe essere più chiaro l'8 maggio, quando si riunirà il Consiglio federale. Il termine del 2 agosto indicato dalla Uefa per chiudere la stagione è diventato un vincolo scomodo, ed è diffusa l'idea che cominciare il prossimo campionato senza concludere questo rischia di produrre effetti economici difficili da gestire per il calcio italiano.
Ecco perché l'idea di fare slittare in autunno le ultime 12 giornate non è più remota. Indipendentemente dal periodo, bisogna definire il protocollo di sicurezza.
La Figc attende di sapere dal Governo quali aspetti non hanno convinto a concedere il via libera il 4 maggio agli allenamenti (vietati fino al 18) e vanno migliorati. In Lega accarezzano l'idea di aprire un canale diretto con il premier Giuseppe Conte.
Anche perché fra i presidenti delle società si sta diffondendo l'idea che il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, anche ammesso che stia perorando davvero la causa del calcio, non trova grandi sponde nell'esecutivo e negli scienziati del Comitato tecnico scientifico, irremovibili su sport e scuola. «Una partita ora è inverosimile nel rispetto degli stessi calciatori, è impossibile evitare le occasioni di contagio», secondo il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri. Mentre per il ministro Francesco Boccia «va precisata» la norma del Dpcm sugli allenamenti dei professionisti.
Intanto 18 società di Serie A hanno ribadito la volontà di riprendere allenamenti e partite ma in Lega contano di recuperare le 2 contrarie, Brescia e Torino, per arrivare a una presa di posizione unitaria nell'assemblea di venerdì, come era già stato fatto in quella del 21 aprile.
L'altro tema caldo saranno le pay tv, che a breve dovrebbero versare l'ultima rata della stagione, 222 milioni di euro. In quell'occasione si farà il punto sulle trattative con Sky, Dazn e Img, che hanno chiesto sconti o dilazioni, di fronte a cui le società hanno già detto un “no” compatto nell'ultima assemblea.
Angelo Caradonna

