Sparacello, il bomber che fa sognare L’Aquila: «Volevo fare il benzinaio, ora la famiglia è fondamentale. L’idolo? Dico Ibra»

Intervista al calciatore che sta trascinando i rossoblù in vetta a suon di reti: «Oltre al calcio amo le automobili e passare del tempo a casa». (Nella foto, Claudio Sparacello con la moglie Nour)
L’AQUILA. “Sparacello è una sentenza”. Così dicono i tifosi rossoblù del suo bomber perché, quando prende la palla lui, c’è sempre da stare accorti. E così è stato anche la scorsa domenica quando ha trasformato una palla che sembrava davvero troppo lontana dalla porta per poter entrare in un’autentica magia, salendo a quota cinque sigilli in questo inizio di stagione in sole sette gare. L’anno scorso fu capocannoniere con 18 reti. Claudio Sparacello, attaccante rossoblù di origine palermitana, simpaticamente ribattezzato “Spara-gol”, è alla sua seconda stagione con la maglia dell’Aquila 1927. Ma Sparacello non è solo gol: è passione, sacrificio, grinta e, anche quando non segna, è uno di quelli che “fa a sportellate” per la sua squadra.
Cosa l’ha convinta a restare all’Aquila, nonostante le richieste di mercato?
«Penso che il calciatore leghi molto la sua permanenza in una città a come vanno le cose sul campo, ma in realtà con questa città si è creato un bel feeling, sto bene, la mia famiglia è felice, c’è qualità della vita e ci sono stati tutti i presupposti per proseguire insieme».
Quanto è importante la famiglia che la segue? Lei è un papà che tiene molto ad avere il supporto delle donne di casa.
«È fondamentale, mia moglie Nour e mia figlia Ariel che ha cinque anni si trovano benissimo qui, la piccola frequenta la scuola della Dottrina Cristiana ed è stata felicissima di restare all’Aquila e ritrovare i compagni dopo l’estate, per cui sia io che Nour siamo felici delle scelte fatte».
L’avventura nel calcio è partita da piccolo…
«Si, ho iniziato nel settore giovanile del Palermo che è la mia città e che amo profondamente e sono rimasto lì sino agli Allievi nazionali, poi ho fatto la Primavera del Torino».
E l’arrivo in Abruzzo come è stato, anche se possiamo dire che ormai L’Aquila è la sua seconda casa?
«Sono arrivato in Abruzzo nel Teramo nella stagione 2018-2019 con il direttore Sandro Federico e quella è stata la prima esperienza in questa splendida regione, era l’anno della serie C».
Quale è stato in assoluto il momento calcistico più bello della sua carriera?
«Sicuramente l’esordio in serie B con il Trapani da titolare. La gara era contro il Pescara nella stagione 2016-2017».
Siamo abituati a vedere Sparacello in mezzo al campo. Ma come è fuori? Come definirebbe il suo carattere?
«In una parola, passionale. Io sono una persona che in generale ci mette passione e grinta in tutto quello che fa, penso che sia la caratteristica che più mi contraddistingue, quando faccio le cose e le sento mie, davvero ci metto tutto ciò che ho».
Il calcio la occupa tanto, ma al di fuori quali sono i suoi hobby e le sue passioni?
«Sono un grandissimo appassionato di automobili. Per quel che riguarda il tempo libero cerco di dedicarlo più possibile alla mia famiglia. Sono un tipo tranquillo e piuttosto casalingo, mi piace anche molto stare a casa e guardare un film, non ho grandi pretese. In tv poi mi piace guardare davvero tutti gli sport».
E ora viene il bello. Se non avesse fatto il calciatore che lavoro avrebbe fatto? (Prima di rispondere ride).
«Volevo fare il benzinaio, so che di questi tempi l’argomento è caldo. Mi viene da ridere oggi ma quando ero piccolo e avevo sei, sette anni e andavo con i miei alla pompa di benzina, guardavo il benzinaio con il suo portafoglio pieno di banconote, pensavo che fossero tutte sue e allora dicevo “da grande voglio fare il benzinaio”. Ora ripenso a quell’ingenuità e sorrido».
Nella sua famiglia qualcuno giocava a calcio?
«No, ma la famiglia mi ha sempre supportato sin da piccolo, sia mamma Cristina che papà Mimmo. Io adoravo giocare e lo facevo con mio fratello Daniele ovunque».
Ha qualche rito scaramantico prima della partita?
«Devo tenerli per me, a parte gli scherzi io non credo nella scaramanzia ma ho le mie abitudini e devo fare sempre le stesse cose prima della partita, mangiare le stesse cose e via dicendo. Non scaramanzia quindi ma abitudine».
Il compagno di squadra più simpatico di quest’anno?
«Sono tutti simpatici, però se proprio devo fare dei nomi direi il capitano Gori che è anche mio vicino di casa e passiamo molto tempo insieme e anche Campagna che è un personaggio, ma sono tutte persone molto positive in squadra».
Un giocatore a cui si ispira?
«Il mio idolo è Zlatan Ibrahimović, un attaccante che mi è sempre piaciuto molto».
Squadra del cuore?
«Sono da sempre tifoso del Palermo, ho frequentato lo stadio sin da piccolo, adoravo andare in curva».
Ormai è abituato per lavoro a stare lontano da casa ma sappiamo che per i siciliani è particolarmente dura. Cosa le manca di più della Sicilia?
«È vero, sono abituato a stare fuori casa, sono andato via presto ma Palermo è casa mia, è la città che ho nel cuore. Quando sono fuori mi manca tutto, l’ambiente, i legami importanti, però devo dire e sono sincero che L’Aquila è una di quelle città che mi fa sentire meno la mancanza della Sicilia».
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