Speranza, il punto fermo del futuro del Teramo

Già sei anni in biancorosso, resterà il leader della difesa e dello spogliatoio
TERAMO. Le voci sono tante (Federico quasi sicuro come ds, uno tra Palladini, Asta e Magi alla guida tecnica) ma le certezze del Teramo del futuro, al momento, sono due. Una, la più importante, è che Luciano Campitelli garantirà la continuità societaria. L’altra, magari meno fondamentale ma importante lo stesso, è che Ivan Speranza resterà il capitano biancorosso e il leader dello spogliatoio. Speranza è già un pezzo di storia del calcio teramano, per quantità (arrivò con Cappellacci allenatore in serie D, ha giocato sei stagioni in biancorosso) e per qualità (difficile se non impossibile, da queste parti ricordare un difensore così bravo e bello da vedere). È assai probabile che chiuderà la carriera professionistica a Teramo (ha 32 anni e altri tre anni di contratto) e a quel punto la storia sconfinerà nella leggenda. Intanto al buon Ivan il Centro ha chiesto di ripercorrere la stagione conclusa otto giorni fa con il drammatico 0-0 contro il Lumezzane e di gettare un occhio al futuro.
Speranza, resterà a Teramo?
«Dovrei restare, ho un contratto di tre anni fino al 2020 e la mia volontà è rimanere perché a Teramo sto bene».
Parliamo della stagione appena conclusa. L’estate scorsa c’era ottimismo, sembrava che la squadra potesse dare delle soddisfazioni. Era così anche nello spogliatoio?
«Sì. A Teramo si sono sempre fatte le cose come si deve, mai si pensava che potessimo passare un'annata così. Invece poi man mano, con le partite iniziali, ci siamo resi conto delle difficoltà. Ma pensavamo si potesse recuperare. A un certo punto ci siamo dovuti calare nella nuova realtà, per fortuna ci siamo riusciti. Lottare per salvarsi è tutta un'altra mentalità, quando sei in fondo senti di non poter sbagliare niente mentre se hai un'altra classifica puoi permetterti di sbagliare».
Quando, come e grazie a chi è arrivata questa svolta?
«In questa svolta hanno contato sia il mister Ugolotti, che ha trovato la quadratura giusta, sia noi giocatori che ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti tutto. Nello spogliatoio fino a un certo punto si cercava di guardare positivo dicendo che avremmo recuperato, invece poi ci siamo detti che non si poteva continuare così, che dovevamo lottare di più e metterci allo stesso livello degli altri. È successo prima della partita con il Gubbio, il sabato ci siamo chiusi in una stanza e ci siamo detti le cose in faccia. E da lì è nato il vero gruppo che ci ha portato a questa salvezza.»
Da fuori è apparso che il nucleo storico, i superstiti della serie B sfumata – lei, Caidi, Amadio e Di Paolantonio – siate stati decisivi.
«Sì, ovviamente noi che siamo qui da più anni siamo stati quelli che hanno trascinato il gruppo. Alla salvezza ci tenevamo più di tutti, io personalmente ci tenevo tantissimo perché legatissimo alla città e per tutto quello che abbiamo passato in questi anni».
Cioè da Savona in poi...
«Savona per noi è stata una grande mazzata, la serie B era una cosa bellissima per noi e per la città, immaginate che entusiasmo poteva esserci e anche in campo potevamo far bene con il gruppo esistente e gli acquisti giusti. Non è stato facile dover rifare la Lega pro, poi quest'anno ci siamo portati appresso lo strascico di quell'annata. Intorno a noi si percepiva pessimismo e scoraggiamento, anche se devo dire che i tifosi ci hanno sempre sostenuto. Era come se ci fosse un nuvolone nero. Anche il presidente, sempre così positivo, ha avuto un bel colpo».
Il suo cambiare tanto, forse troppo, magari non vi ha aiutato.
«Lui l'ha fatto per il bene della squadra, ci è stato sempre vicino e voleva darci una scossa. Certo, per noi non è stato facile avere tre allenatori e tre preparatori atletici, devi calarti ogni volta nella loro mentalità. È il primo anno in carriera che ho vissuto una cosa del genere e non è facile. Comunque ci potevamo benissimo salvare senza play out, il mio gol a Macerata era buono, ci è girata male e succede così nelle annate storte. Il nostro destino evidentemente era quello, non potevamo soffrire meno dell'ultimo secondo».
Come vede il futuro del Teramo?
«Spero che questa salvezza abbia spezzato la negatività degli ultimi due anni. Io sono fiducioso nella società perché ha sempre lavorato bene, è una grande società, mi fido ciecamente, ovviamente non dovrà rifare gli errori dell'ultimo anno. Ma anche l'ambiente conta, se è tranquillo aiuta tanto, perché la testa dei giocatori è la prima cosa. Le difficoltà e le paure di quest’anno possono rendere tutti più consapevoli».
Dove andrà in vacanza?
«A Formentera, ora abbiamo bisogno di relax vero. Mi riferisco soprattutto a mia moglie, io al lavoro tengo tanto e le cose me le porto a casa. Fino a domenica scorsa sono stato davvero male e lei mi ha dato un a grossa mano. Salvarsi è stata una liberazione».
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