Speranza: «Teramo a vita, orgoglioso di questi colori»

Il difensore: «La salvezza al più presto. Asta? Uomo sincero e grande tecnico»
TERAMO. Ivan Speranza e il Teramo: un legame indissolubile. Da sette stagioni il difensore calabrese di nascita, ma originario della provincia di Avellino, è il leader della retroguardia biancorossa ed è uno dei punti fermi dell'era Campitelli. Speranza racconta al Centro il suo lungo matrimonio con il Teramo iniziato nel 2011. Ha da poco tagliato il traguardo delle 200 presenze in campionato con la maglia biancorossa.
Speranza, che sensazione si prova?
«Ne vado orgoglioso. E' una cosa bellissima e che non capita a tutti. Non voglio fermarmi, ovviamente, e gioco con la voglia di fare tante altre partite con il Teramo».
Lei è sotto contratto fino al 2020. Se l'aspettava un legame così lungo con questa società ?
«No. Quando sono arrivato, nell'estate del 2011, ho dovuto gradualmente conquistarmi il posto in squadra ed è stata una crescita che negli anni mi ha portato fino alla fascia di capitano e ad avere un affetto illimitato per i tifosi e per la città. Sono a Teramo con l'entusiasmo del primo giorno ed è forse questo che ha favorito un matrimonio così duraturo».
Che effetto le fa indossare la fascia di capitano ?
«Sono onorato. E' un ruolo che ricopro con orgoglio. Fare il capitano di una squadra è una grande responsabilità ed è bello essere un punto di riferimento per il gruppo, soprattutto per i più giovani. Dare l'esempio è un impegno quotidiano».
Due anni fa la sua storia col Teramo ha rischiato di interrompersi. E' vero che stava per andare al Pescara?
«A gennaio del 2016 c'era la concreta possibilità di andare al Pescara e di giocare in B. Ma in quel momento non me la sono sentita di lasciare il Teramo. Qualche mese prima c'era stato il caso Savona (con la revoca della B per illecito sportivo, ndc) e non era giusto abbandonare la nave biancorossa. Ho fatto una scelta di vita e sono felice di averla fatta».
Quanto le pesa non avere mai giocato in B ?
«Non ci penso. Non ho pentimenti né rimpianti. Sono stato io a volere tutto questo. Ho privilegiato sempre il Teramo e mi piace stare dove la gente mi ama e con una società seria alle spalle».
Le piacerebbe, un giorno, entrare nella dirigenza del Teramo?
«Mi farebbe piacere, certo. Questa società è la mia seconda famiglia. Adesso, però, penso esclusivamente al campo e a giocare per tante altre stagioni. Per il mio futuro post-carriera è ancora presto».
Cosa le piace della città ?
«La bontà e la gentilezza delle persone mi hanno sempre colpito. Qui si respira aria di casa. Teramo, per certi versi, è molto simile al sud e alle mia terra d'origine».
Qual è il piatto preferito scoperto in questi anni?
«Senza dubbio gli arrosticini. Non ho un posto fisso dove andare a mangiarli, ma adoro andare alla ricerca di nuovi locali. Da quando ho scoperto gli arrosticini, sono diventati davvero irrinunciabili per me».
C'è un compagno con il quale ha legato di più da quando gioca a Teramo?
«Ce ne sono stati tanti. Di sicuro ho un legame molto forte con Nebil Caidi e Stefano Amadio, veri amici anche fuori dal campo».
Che rapporto ha con il presidente Luciano Campitelli?
«Buono. Mi piace la sua schiettezza. Sa usare il bastone e la carota, dandoci consigli o strigliandoci in base ai momenti vissuti dal gruppo. Lo ammiro per la sua voglia di vincere, non è facile trovare presidenti così».
Con il tecnico Antonino Asta, invece, come si trova?
«Molto bene. Ho un rapporto bellissimo con lui. Lo considero un grande allenatore e un uomo sincero. È una persona con dei valori importanti e credo che questo sia una cosa basilare, nello sport e nella vita».
Qual è l'allenatore con cui ha legato di più?
«I tre anni trascorsi con Vincenzo Vivarini mi hanno insegnato tanto. Ci siamo tolti tante soddisfazioni insieme. Lo stimo e quando posso lo sento con piacere al telefono. Gli auguro le migliori fortune per il suo futuro professionale».
Quest'anno dove può arrivare il Teramo?
«Il gruppo è giovane e deve scendere in campo senza ansie. Finora abbiamo fatto bene, ce la siamo giocata alla pari con tutti e bisognerà continuare su questa strada anche nel girone di ritorno. Più avanti capiremo dove si può arrivare».
Un pensierino alla zona play off lo fate?
«È meglio vivere alla giornata. Sono uno che sta sempre con i piedi per terra, quindi è preferibile non fare voli pindarici e intanto assicurarsi la salvezza al più presto».
Che ne pensa dei guai societari del Vicenza?
«E' una cosa brutta per il calcio. Speriamo che tutto si risolva e che si eviti quello che è già successo al Modena».
Gaetano Lombardino
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

