Squadra in trionfo lungo le strade

Due ali di folla hanno salutato il passaggio degli “eroi” dallo stadio ai Colli a Montesilvano
PESCARA. Sembra di viaggiare a ritroso nel tempo quando il pullman scoperto, con i giocatori del Pescara a bordo, fa capolino dall'ingresso dello stadio Adriatico-Cornacchia.
Sono da poco passate le 17.30 di un sabato pomeriggio, che per forza di cose non potrà mai essere come tutti gli altri, e da questo momento puó finalmente decollare la festa più attesa, più desiderata e più bella. Una festa che la società biancazzurra aveva inizialmente previsto per venerdì notte, appena dopo il rientro da Trapani, salvo poi doverla rimandare per il susseguirsi di ritardi accumulati con il volo. Poco male.
L'attesa non ha dato fastidio a nessuno anzi, ha caricato ulteriormente un ambiente che da tre giorni vive in un limbo di gioia, sospeso tra il sogno e la realtà, dal quale sarà difficile uscire, almeno per un po’. Proprio come quattro anni fa Pescara si stringe intorno al Pescara, per urlare a squarciagola tutto il suo amore agli eroi di Trapani, capaci di riportare nell'olimpo del calcio quello che, nessuno si senta offeso, per tutti i pescaresi è da sempre il simbolo di appartenenza, emblema di un popolo, racchiuso in un coro dalle poche parole ma dall'altissimo significato: «Son contento e orgoglioso d'essere nato Pescarè». In migliaia l'hanno intonato più e più volte nel percorso che ha accompagnato la squadra dallo stadio fino a piazza della Repubblica (stazione vecchia). Un viaggio iniziato tra i clacson di macchine e moto e le decine di bancarelle piene di vessilli biancazzurri, dalle sciarpe alle bandiere fino alla gettonatissima maglia di Lapadula. Un gruppo di ragazzi assiepato sul rimorchio di un furgoncino lancia i primi cori del lungo pomeriggio, proprio nell'istante in cui Zampano raggiunge i suoi compagni già pronti per partire, sommerso dall'affetto e dal colore dei tifosi, lievitati con il passare dei minuti. E dopo tanta attesa finalmente eccolo il pullman, addobbato tutto intorno con un drappo biancazzurro e una scritta “Forza Pescara” la cui A finale è gigante. A fatica riesce a mettere il naso fuori dallo stadio, circondato da due ali di folla ormai in delirio. Da sopra i giocatori non sono da meno: saltano, cantano, ballano, sventolano quei colori che loro hanno reso grandi sul campo e che siamo certi, difficilmente dimenticheranno. Lo si capisce guardandoli negli occhi. Sono commossi, quasi stupiti da un clamore sorprendente. Come se fossero semplici spettatori, e non protagonisti dello spettacolo, li vedi lì, con il telefono in mano, registrare video, scattare selfie e carpire ogni singolo dettaglio di una giornata da conservare nell'album dei ricordi migliori.
Lapadula, Caprari e Coda sono i più attivi sin dalle prime battute e senza perdere tempo rompono gli indugi facendo saltare i primi tappi di bottiglia tra gli olè dei tifosi, intanto in lontananza si alza uno stendardo dove qualcuno ha disegnato una rivisitazione della bandiera statunitense, stavolta a strisce biancazzurre, con una scritta che recita: “United States of Abruzzo”. Poco più avanti, in prima linea ci sono Vincenzo Marinelli, Daniele Sebastiani e Massimo Oddo, i cui sguardi sono quelli di chi sa di aver regalato non solo alla città, ma a un popolo intero la soddisfazione più ambita. Un mare biancazzurro scorta i suoi beniamini lungo le prime curve di quello che dai più è stato definito il giro della gloria. Le decine di pezze bianche e azzurre, appese ai balconi di via D’Avalos, accompagnano il pullman fino all'imbocco dell'asse attrezzato. Da qui ci si dirige verso l'Arca a Spoltore per poi passare alla Madonna dei Sette Dolori, Pescara Colli, dove un altro bagno di folla attende la neo promossa in serie A. La corsa prosegue direzione Montesilvano Colle e via Vestina. Intanto sulla Strada Parco sono diversi i gruppi ad attendere il torpedone, che peró passerà sul lungomare, da Santa Filomena fino a via Muzii. A colpire sono i tanti bimbi, anche piccolissimi, bandiera in mano e voce squillante. Non manca un filo d'ironia, utile ad ingannare l'attesa. La signora domanda: «Passa qui il pullman del Pescara?». Un ragazzo risponde: «Sì. Dopo c'è quello per Pianella». All'improvviso eccolo, annunciato dalle sirene della polizia – che fa da apripista, quasi come fosse l'arrivo di una tappa del Giro d'Italia – spuntare sul rettilineo finale che conduce a piazza della Repubblica. L'ultimo scroscio di applausi prima di concedersi alla folla per la festa conclusiva. Il giro della gloria è stato trionfale, proprio come la stagione.
Adriano De Stephanis
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