SQUADRA RITROVATA AL MOMENTO GIUSTO
Non era a Varese il capolinea, il Pescara, che sembrava aver fuso il motore, ha ripreso invece a correre; ha saltato l'ultima fermata e si è assestato a pieno titolo nella griglia di partenza per il...
Non era a Varese il capolinea, il Pescara, che sembrava aver fuso il motore, ha ripreso invece a correre; ha saltato l'ultima fermata e si è assestato a pieno titolo nella griglia di partenza per il gran finale che è ancora tutto da scoprire.
Un'impresa, se si pensa a tutto quello che è successo nell'ultimo mese, da Avellino in poi, un primo obiettivo centrato tirando fuori a tempo di record coraggio, compattezza, determinazione e qualità, ovvero tutti quei requisiti che sembravano irrimediabilmente perduti.
Le quattro giornate di Massimo Oddo e del suo staff fatto in casa (Ruscitti, Zauri, Di Giannatale) hanno avuto l'effetto sperato, quello cioè di restituire ai biancazzurri certezze, scacciando la paura, le tensioni della vigilia, la pressione di un ambiente esasperato dalle ripetute e in gran parte impreviste delusioni di una stagione a tuttostress. La risposta più chiara l'hanno data i novemila dell'Adriatico che hanno accompagnato con il loro entusiasmo la prova vincente di una squadra ritrovata che ha dato segnali convincenti fin dalle prime battute. L'ultimo 3-0 casalingo risaliva a metà novembre dell'anno scorso, contro il Frosinone, quello di venerdì sera è stato ancor più bello e convincente perché ottenuto in una gara senza appello che faceva in pratica da spartiacque alla stagione. E' stata, ovviamente, la serata di Massimo Oddo, che la sua prima scommessa l'ha vinta giocandosela nel modo giusto, ovvero senza far proclami né promettere velleitarie rivoluzioni.
In quei quattro giorni c'era da lavorare soprattutto sulla testa dei biancazzurri, la riposta l'ha data il campo presentando una squadra che credeva in quello che stava facendo per provare a centrare l'obiettivo. E sotto questo aspetto un peso importante lo hanno avuto ovviamente anche le scelte tecniche. La fiducia accordata al baby Torreira non è stato un azzardo, il rilancio di Pasquato a tempo pieno azzeccato, Bjarnason restituito al ruolo che più ne esalta le capacità (incursore alle spalle della punta nel 4-2-3-1 o esterno nel 4-4-2) tornato devastante ed efficace, Melchiorri terminale offensivo di grandissimo spessore, la gestione dei cambi (Zuparic, Sansovini di nuovo protagonista, lo stesso Brugman) razionale e mai tanto condivisa da chi seguiva la partita. E' questo dunque il Pescara che si presenta senza presunzione ma anche senza complessi alla lotteria dei play off.
Una corsa ad ostacoli che comincerà a Perugia, col sogno bello e possibile, da condividere con le altre cinque pretendenti, di arrivare fino in fondo, ovvero alla sfida del 9 giugno. Un sogno da trasformare in realtà magari giocando quasi tutto contro il passato. Martedì c'è Camplone, bandiera biancazzurra, la vittoria aprirebbe la strada alla doppia sfida col Vicenza dell'ex Marino, in fondo alla corsa ci potrebbe essere il faccia a faccia con Delio Rossi, con l'ultimo atto a Bologna, la città dei trionfi più belli. Per ora è solo un sogno ma certo non è un'utopia. O no?
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