Stop all’esame dei telefonini dei dirigenti del Teramo

16 Giugno 2015

Istanza dei difensori blocca la nomina del consulente della procura, sarà un gip a decidere

TERAMO. La battaglia tra il Teramo e i suoi accusatori è già cominciata. Il pubblico ministero della procura distrettuale antimafia di Catanzaro Elio Romano, che segue l’inchiesta “Dirty soccer” e quindi anche la vicenda della presunta frode sportiva di Savona-Teramo, ha dovuto sospendere, ieri, l’accertamento sui telefonini e i tablet di diversi indagati, tra i quali Luciano Campitelli e Marcello Di Giuseppe. Telefonini e tablet sequestrati dalla polizia mercoledì scorso, nel momento in cui il presidente e il direttore sportivo hanno ricevuto l’avviso di garanzia. Il pm doveva affidare l’incarico a un consulente, ma è stato stoppato dall’istanza presentata da diversi difensori tra cui l’avvocato Libera D’Amelio, legale di Di Giuseppe, che hanno chiesto di procedere con un incidente probatorio. Ovvero: sarà un giudice terzo, il gip del tribunale di Catanzaro, a dover fissare un’udienza sul tema dell’acquisizione di dati informatici, sms, messaggi whatsapp ed e-mail.

Si tratta di un mero allungamento dei tempi, perché il consulente verrà comunque nominato e farà il suo lavoro, ma i tempi in questa vicenda sono importanti, addirittura vitali per il Teramo. La giustizia sportiva infatti ha fretta di chiudere i suoi processi prima della compilazione dei calendari 2015-16 e, procedendo a rimorchio dei pm di Catanzaro, ha fame di atti. Più si allungano le inchieste, più il Teramo può sperare che il processo sportivo che lo riguarda si concluda quando la stagione è partita, in modo che le eventuali sanzioni non comportino la perdita della B. Speranza vana? Chissà. Di sicuro gli ostacoli posti dagli indagati di “Dirty soccer” al procuratore della Figc Stefano Palazzi e al suo staff saranno tanti e lo si è capito già ieri, quando sono saltate le prime due audizioni in calendario negli uffici della Procura federale a Roma. L’ex allenatore della Pro Patria (ex anche del Giulianova) Marco Tosi ha inviato negli uffici federali un certificato medico con il quale dichiarava la propria indisponibilità. L’ex calciatore della Pro Patria Andrea Ulizio, atteso anche lui a Roma, non si è presentato. Difficile che si tratti di comportamenti casuali.

Insomma: la Procura federale potrebbe avere delle difficoltà a istruire in modo rapido i giudizi di propria competenza, vista la mole degli indagati (oltre 70) e delle partite di cui si suppone la combine (diverse decine). Un altro segnale in tal senso è che Ercole Di Nicola, ex responsabile dell’area tecnica dell’Aquila, considerato dagli inquirenti di Catanzaro uno dei “boss” delle frodi sportive in Lega Pro, non è ancora stato convocato dalla Procura della Figc.

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