Stramaccioni rientra in Italia, proteste in piazza a Teheran

10 Dicembre 2019

ROMA. L'incubo di Andrea Stramaccioni è finito. Di allenatori che chiudono in anticipo la loro avventura calcistica ne esistono in ogni angolo del mondo, anche con la squadra al primo posto come per...

ROMA. L'incubo di Andrea Stramaccioni è finito. Di allenatori che chiudono in anticipo la loro avventura calcistica ne esistono in ogni angolo del mondo, anche con la squadra al primo posto come per l'Esteghlal del tecnico ex Inter. Ma se tutto avviene a Teheran, a un italiano viene impedito di lasciare la Repubblica Islamica dell'Iran e quando poi il contratto è rotto la gente scende in piazza e grida contro il ministero dello sport, il contesto cambia. E spinge il ministero degli esteri di Teheran a contattare l'ambasciata italiana, per calmare le acque nei giorni in cui l'Iran è scosso da altre rivolte. «Sono amareggiato: nessuno voleva finisse così», dice Stramaccioni al rientro a Roma, dopo una fuga da Teheran verso Istanbul con un volo privato. «L'affetto della gente di Teheran mi rimane nel cuore: trattandosi di una società statale, probabilmente la situazione è diventata anche politica e questo dispiace». Parole che provano a gettare l'acqua sul fuoco, mentre a centinaia i tifosi si erano radunati sotto il ministero dello sport proprietario del club gridando 'Stramaccioni è il nostro leader' e con foto del tecnico romano, e le autorità hanno invertito il campo della partita col Paykan facendola giocare nello stadio Azadi di Teheran, quello dei rivali storici del Persepolis, per evitare problemi di ordine pubblico.