Stroppa: «Lasciate lavorare in pace Baroni»

Parla il tecnico esonerato in serie A: il Pescara è una buona squadra, ma le pressioni non pagano
PESCARA. Da quando se ne è andato lui altri cinque allenatori si sono seduti sulla panchina biancazzurra: Bergodi, Bucchi, Marino, Cosmi ed ora Baroni. Sul campo, però, non ci sono stati miglioramenti. Anche quest’anno il Pescara va avanti a stenti, ma l’ex Giovanni Stroppa spezza una lancia a favore dell’attuale tecnico: «Non toccherebbe a me dirlo», dice il 46enne di Mulazzano, «ma la società ha fatto bene a difendere Baroni. È un gran lavoratore e sono sicuro che riuscirà ad ottenere buoni risultati. Al di là della classifica, che in questo momento non è bellissima, il Pescara ha raccolto meno di quanto seminato e meriterebbe qualche punto in più. A me la squadra piace molto. È vero, contro il Bari ha faticato, ma in questa categoria chi non soffre? Il Frosinone ha perso con l’Entella, il Livorno ha pareggiato a Cittadella in superiorità numerica. In B si può vincere o perdere contro chiunque. Domani ci sarà un altro banco di prova importante perché lo Spezia, oltre ad avere grandi individualità, è una squadra di carattere». La figura di Baroni era stata scelta anche per arginare le ferite di una difesa che negli ultimi due anni aveva incassato 137 reti. L’anno scorso il Lanciano si è distinto proprio per la solidità della retroguardia, invece, dopo 11 giornate il Pescara ne ha già prese 19. «Vi rispondo ricordando le parole di Zeman: per vincere basta fare un gol più dell’avversario. Se si desidera un atteggiamento propositivo è inevitabile concedere qualcosa». Tra gli allenatori ingaggiati dal 2012 in poi, Stroppa ha avuto il compito più ingrato: sostituire Zdenek Zeman dopo la promozione in serie A. L’accoglienza non fu delle migliori e la sua avventura in Abruzzo finì con le dimissioni giunte dopo tredici gare. L’anno scorso guidava lo Spezia, ma a dicembre il club decise di avvicendarlo con Devis Mangia. I liguri occupavano il nono posto e con l’avvento dell’attuale allenatore del Bari chiusero il torneo nella stessa posizione fallendo l’ingresso nei play off. «Sapete come la penso, un allenatore ha bisogno di tempo per dare un’identità alla sua squadra. Poi bisogna avere la forza di resistere alle critiche e fronteggiare le situazioni negative. A Pescara mi contestavano quando eravamo a metà classifica in serie A…». A La Spezia ha avuto Appelt Pires alle sue dipendenze. «È un ottimo calciatore, ma bisogna avere la pazienza di aspettarlo. Ha solo 21 anni ed è reduce da due stagioni tribolate per via dei gravi infortuni. So che a Pescara c’è una pressione enorme e che i risultati negativi influenzano il suo rendimento, però le sue qualità sono indiscutibili». In attesa di un nuovo incarico, da qualche mese svolge il ruolo di direttore tecnico di una scuola calcio milanese chiamata Sportland Football Academy. «Sono il supervisore di questa accademia nata la scorsa estate. Non mi occupa molto tempo perciò ho deciso di accettare la proposta. Dentro di me ho sempre voglia di fare qualcosa per i bambini: il divertimento, lo spirito di gruppo e la lealtà sportiva sono i valori su cui si basa la nostra filosofia». (g.t.)
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