SUDORE E FAME

19 Giugno 2016

C’è un pezzo d’Italia in campo anche oggi, nel gruppo A: un milione e 300mila persone, pari alla somma di rumeni (840mila) e albanesi (460mila) residenti da noi. Sono le prime due comunità straniere...

C’è un pezzo d’Italia in campo anche oggi, nel gruppo A: un milione e 300mila persone, pari alla somma di rumeni (840mila) e albanesi (460mila) residenti da noi. Sono le prime due comunità straniere per consistenza e quelle che, negli ultimi venticinque anni, hanno cambiato un po’ volto al nostro Paese.

Quella della nave Vlora, attraccata in Puglia nell’agosto 1991 e demolita nel 1996 in Turchia, è ormai in tutti i sensi una storia dell’altro secolo: gli albanesi sbarcati allora, o arrivati in quegli anni sui gommoni, sono diventati nel frattempo parte integrante del nostro tessuto sociale, con il cuore diviso a metà tra la patria d’origine e quella che li ha accolti. Più facile l’arrivo dei rumeni, grazie all’ingresso nell’Unione europea e a Schengen: bravi a riempire i vuoti nel mercato del lavoro (muratori e badanti, soprattutto) eppure costretti a portarsi dietro un marchio di diffidenza che non li ha ancora abbandonati, per i crimini compiuti da alcuni connazionali.

“Rumeni e albanesi tornate ai suoi Paesi”, diceva un vecchio slogan sgrammaticato dei leghisti, che forse adesso non lo ripeterebbero con la stessa leggerezza: la criminalità d’importazione rimane, ma è una pozzanghera nel mare quotidiano dell’integrazione silenziosa. Albania e Romania oggi si sfidano, per giocarsi la speranza di un posto nell’Europa (calcistica) che conta: non hanno grandi campioni, ma sudore e fame in quantità, ingredienti che da loro si vendono all’ingrosso.

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