Suicidio Pescara, ora serve un punto

13 Maggio 2018

Gol partita di Bianchi lasciato solo in area e l’espulsione di Coda dopo 26’: l’Ascoli fa il colpo sfruttando gli errori dei biancazzurri incapaci di reagire

PESCARA. Un mezzo suicidio, calcisticamente parlando. Lo specchio di una stagione in cui il Pescara i guai se li è andati a cercare con il lanternino. Ci sarà da soffrire fino alla fine per tagliare l’auspicato traguardo della salvezza. Fino a venerdì sera quando a Venezia dovrà conquistare un pareggio per potersi mettere al riparo da qualsiasi sgradita sorpresa.
La sconfitta interna contro l’Ascoli è figlia dei tanti errori commessi dai biancazzurri. In primis l’approccio alla gara, inadatto a una partita che mette in palio la salvezza. L’Ascoli, tanto per dirla tutta, ha meritato il successo anche perché ha saputo interpretare l’incontro, cercando di ridurre al massimo gli errori per poi cercare di sfruttare gli episodi. Che il Pescara gli ha messo a disposizione su un piatto d’argento: prima quando, al 18’, ha lasciato saltare solo in area Tommaso Baldini che di testa ha corretto in rete una punizione centrale di Clemenza; e poi, al 26’, quando Coda si è fatto espellere per un’entrataccia gratuita e inopportuna nella metà campo ascolana. Eccoli gli episodi che hanno spianato la strada al colpaccio bianconero e alla vendetta dell’ex Cosmi che all’Adriatico-Cornacchia si è regalato una gioia dopo le delusione della finale play off persa alla guida del Trapani due anni fa. Il Pescara non ha avuto la forza di reagire per rimediare ai suoi errori. Ci ha provato, ma gli sono mancate le energie e le idee. Era di per sè un’impresa scardinare la difesa a cinque ordinata da Cosmi in parità numerica, ancor di più con un uomo in meno. Sono venute meno lucidità e forze.
Al di là della conclusione di Machin, al 2’ della ripresa, che si è stampata sulla traversa la squadra di Pillon non è andata. Ha attaccato a testa bassa andando a sbattere sul muro eretto dall’Ascoli. Che, tra l’altro, ha più volte sfiorato il raddoppio. Basti pensare ai legni colpiti da Baldini (palo al 31’ e traversa al 41’) e alle parate di Fiorillo (su Clemenza, al 12’ della ripresa, e su Addae al 43’).
Sarebbe servito il colpo di un singolo, la grande giocata. Ci ha provato Brugman al 44’ del secondo tempo, ma Agazzi ci ha messo una pezza. E’ stata la brutta copia del Pescara visto all’opera con la gestione Pillon. Non più manovriero e sbarazzino, ma impaurito e condizionato dall’importanza della posta in palio.
Verso Venezia. I biancazzurri giocheranno al Penzo venerdì sera l’ultima gara della stagione regolare senza Andrea Coda e Gaston Brugman squalificati. E specialmente l’assenza del centrocampista è di quelle pesanti. Non sarà facile strappare il pareggio perché il Venezia, quinto in classifica e reduce dalla sconfitta roboante di Cremona, è motivato, avendo due punti in meno del Palermo, quarto, e altrettanti in più del Bari (impegnato in casa con il Carpi ma a rischio penalizzazione), sesto. I rosanero andranno a Salerno e il Venezia, quindi, potrebbe conquistare quella quarta posizione che gli consentirebbe di “saltare” la prima fase dei play off. Una sola certezza: il Pescara non rischia la retrocessione diretta numeri alla mano. Ma i play out sì. Sulla carta, potrebbe farcela a schivare gli spareggi salvezza anche con una sconfitta, ma le altre partite in calendario non lasciano presagire nulla di buono per i colori biancazzurri.
Il Pescara è padrone del proprio destino, ma arriva al rush finale piuttosto spremuto mentalmente. Saranno novanta minuti di sofferenza, si spera gli ultimi di una stagione da cancellare, piena di errori a partire dalla società e senza tralasciare le altre componenti.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA