Sulle strade di Pantani il trionfo di Narvaez

16 Ottobre 2020

Pioggia e maltempo a Cesenatico, l’ecuadoriano va in fuga e stacca i rivali

CESENATICO (FORLÌ-RIMINI). Sulle strade del giovane Marco Pantani esulta Jhonatan Narvaez, ecuadoriano che ama correre sotto la pioggia e vince sempre in Romagna. Dopo il trionfo in Rosa di Carapaz lo scorso anno e il più recente assolo di Caicedo sull'Etna, è ancora il piccolo Paese sudamericano a regalare un protagonista alla corsa rosa, il 23enne che a settembre aveva conquistato in queste zone la Settimana Internazionale Coppi e Bartali. Nato a oltre 3.500 metri di altitudine, nella provincia dei Carchi, come Carapaz, Narvaez della Ineos Granadier non si è scoraggiato di fronte al maltempo che ha accompagnato la 12ª tappa, Cesenatico-Cesenatico, 204 km con partenza e ritorno sul livello del mare, ma pochissima pianura. In un giorno che ha visto gli uomini di classifica controllarsi, minimizzando i rischi, Narvaez è arrivato da solo, dopo essersi scrollato di dosso i compagni di fuga, per ultimo lo sfortunato ucraino Mark Padun che a una ventina di km dall'arrivo è stato penalizzato da una foratura, mentre Almeida, al decimo giorno in rosa, Nibali e tutti gli altri sono transitati sul traguardo con oltre 8'. Il lungomare dove la corsa si è conclusa era rimasto subito alle spalle dopo la partenza dal Porto Canale Leonardesco, mentre gli occhi si sono fissati sulle colline dell'entroterra romagnolo dove si allenava Marco Pantani, omaggio al campione che nel 2020 avrebbe compiuto 50 anni. «Sono qui perché Marco amava questo sport, ma per me è sempre una sofferenza», ha detto mamma Tonina, anche lei al traguardo insieme a tanti tifosi del figlio, morto nel 2004.
«Voglio la verità su Campiglio, anche se in parte è venuta fuori, e su Rimini. Il colpevole nella mia testa c’è già ma servono le prove e spero che qualcuno mi aiuti», ha poi aggiunto la mamma di Pantani.
Diversi anche i cartelli per Marco lungo il percorso, ricalcato sulle strade della gran fondo 'Nove colli’, che ha animato presto la voglia degli attaccanti. Saliscendi continui, cinque gran premi della montagna ufficiali, ma tante altre asperità e da metà gara pioggia e vento che hanno sferzato i corridori, favorendo il coraggio dei fuggitivi, consigliando a chi vuole arrivare a Milano in Rosa di risparmiare energie. È andata via una fuga di 14 uomini arrivata a guadagnare oltre 13', poi si è via via sgranata. Hanno resistito in otto: Clarke, Bidard, Rosskopf, Pellaud, Boaro, Hansen, Padun e Narvaez, mentre tra gli inseguitori era la Ntt Pro Cycling, la squadra di Pozzovivo, a fare un'andatura che insieme al meteo ha selezionato il gruppo: dopo il Gpm di Madonna di Pugliano sono rimasti in poco più di venti. Davanti intanto, ripreso Clarke sul Passo delle Siepi, sono scattati in due per l'azione decisiva. Complice la foratura di Padun, Narvaez è volato via, resistendo a un tentativo di ritorno dell'ucraino, che alla fine ha pagato lo sforzo. «Mi riesce bene correre sotto la pioggia, mentre sull'Etna avevo caldo», ha detto l'ecuadoriano. L'atmosfera resta quella di un Giro vissuto alla giornata, dove tutto è provvisorio, con l'ombra del Covid che ha già eliminato tre protagonisti e l'incognita maltempo che incombe sulle tappe alpine dei prossimi giorni. Dopo il freddo di ieri, un timore reale.
Che fine farà il Giro? La squadra EF Pro Cycling ha inviato una lettera agli organizzatori del Giro e all'Uci, chiedendo di sospendere la corsa rosa e di assegnare il trofeo domenica, alla fine della seconda settimana di gara, vista la crescente preoccupazione per il diffondersi del Coronavirus. La notizia è rimbalzata nel quartier tappa, ma l'Uci ha respinto la richiesta, formulata in un momento in cui era stata diffusa la notizia della positività di alcuni poliziotti impegnati nella scorta della polizia alla corsa, che poi invece è stato precisato essere in servizio al Giro Ebike. Quest'ultima manifestazione «ha organizzazione, logistica, alberghi, orari e punti di partenza del tutto diversi da quelli del Giro dei professionisti», come ha spiegato in una nota la stessa Polstrada.
Tommaso Romanin