Svogliato e molle Pescara disastroso

Biancazzurri senz’anima: primo tiro in porta al 44’ della ripresa Il Papu Gomez trascina l’Atalanta: tris e quinto posto con l’Inter
Encefalogramma piatto. Il Pescara non ha alcun sussulto sulla via che porta alla retrocessione in serie B, per la quale ora manca solo il sigillo della matematica. Rassegnato e molle; senza amor proprio, incapace di trovare stimoli e motivazioni per reagire al destino che ha già emesso il suo verdetto: è il peggiore Pescara nella storia, in serie A. Peggiore anche di quello che quattro anni fa chiuse la stagione in maniera indegna. Questa squadra è stata indegna per tutto l’arco del campionato. Incapace di competere per gli errori commessi dalla società in fase di progettazione e perché non ha carattere.
Questo gruppo è una carta fatta per tutti gli avversari, anche per l’Atalanta reduce dalla scoppola (7-1) di San Siro contro l’Inter. Non bastano assenze e infortuni a giustificare un comportamento indecoroso per una squadra che intende reagire sulla strada già tracciata che porta alla retrocessione. L’Empoli, quart’ultimo in classifica, continua a perdere, ma lotta; le altre ci provano. Il Pescara no. E nemmeno Zeman riesce a scuotere dal torpore i giocatori.
Ci sono limiti che vanno oltre quelli tecnici e fisici.
Da Oddo al boemo la speranza di vedere qualcosa di diverso è durata appena una settimana, quella trascorsa tra il 5-0 al Genoa e la trasferta di Verona contro il Chievo. Per il resto, non si notano grosse differenze tra il Pescara di Oddo e quello di Zeman. Che, va sottolineato, non ha nulla di Zemanlandia.
Il processo di zemanizzazione non è nemmeno cominciato, probabilmente non è compatibile con le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Anche a Bergamo il Pescara è stato un disastro. La prima palla indirizzata nello specchio della porta al 44’ della ripresa sul 2-0, ad opera di Bovo di testa sugli sviluppi di calcio piazzato.
Imbarazzante, un’altra prestazione da dimenticare. Squadra svuotata che non ha nemmeno l’amor proprio di giocare in maniera spensierata senza più l’assillo di dover lottare per una salvezza che non potrà mai arrivare. Nel primo tempo appena una conclusione, alta, dalla distanza di Zampano. Poi, il nulla. I biancazzurri hanno solo subito. E dire che l’Atalanta era in formazione rimaneggiata e psicologicamente tutta da verificare dopo le sette sberle rimediate la settimana scorsa. A scuoterla ha provveduto il Pescara con il solito errore difensivo. C’è da aspettare qualche minuto, ma poi regala sempre qualcosa all’avversario. E così al 13’ il Papu Gomez ha sbloccato il risultato con un tiro sul primo palo lasciato libero da Zampano che ha marcato l’argentino in maniera indegna per un difensore in serie A. Male, malissimo il Pescara. L’Atalanta ha dominato in lungo e in largo, meritando l’aggancio all’Inter, quinta in classifica con 55 punti. La partita è stata aperta fino al raddoppio di Grassi, al 24’ della ripresa, solo per gli errori in fase di finalizzazione dei nerazzurri e per la bravura della difesa biancazzurra che ha retto l’urto con dignità, dovendo fare comunque i conti con uno Zampano inguardabile. Squadra lunga e molle, quella del Pescara. A centrocampo ha subìto anche perché Muntari continua a non giustificare il suo ingaggio a gennaio. Questa volta il ghanese ha giocato dall’inizio nel ruolo di play maker del centrocampo, ma nemmeno l’esperienza l’ha aiutato ad arginare i nerazzurri. L’attacco è stato inconsistente, anche perché mai realmente sostenuto dal resto della squadra. Che si è scossa dopo il 2-0, cercando di occupare la metà campo avversaria. Qualcosa in più si è vista con il ritorno in campo di Bahebeck, ma è stato un fuoco di paglia. Tanto che è arrivato il 3-0 con il Papu Gomez, all’undicesimo gol in campionato.
L’Atalanta riparte, il Pescara è sempre fermo in fondo alla classifica. Svogliato e già rassegnato al destino. Non resta che aggiornare le statistiche negative, quelle sì sempre in movimento. Sarà così fino alla fine (domenica la sosta, poi il Milan in casa), perché questa stagione per i colori biancazzurri è un calvario. Un trauma difficile da superare.
@roccocoletti1
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