Tavecchio rassicura Conte: ti supporteremo in tutto

Il presidente federale: «Creeremo più occasioni di incontro tra ct e squadra» Zeman: «I talenti ci sono». Pianigiani: «Stesso problema anche nel basket»
INVIATO A GENOVA. 18 agosto, 19 novembre. Neanche tre mesi e Antonio Conte è già esploso. Un’uscita di carreggiata che per certi versi profuma di incidente. Perché il ct ha tutte le ragioni del mondo quando dice che il calcio italiano è in crisi e che lui con questi risultati (cinque vittorie e un pareggio nella sua gestione) ha ottenuto il massimo, ma poi sbanda e finisce nella corsia sbagliata quando incolpa il mondo di remare contro la Nazionale.
E sì che lui conosce bene i rapporti tra Nazionale e club, visto che ha fatto l’arciere sulla torretta dall’altra parte della barricata. Basta premere qualche secondo il rewind per rivedere Conte tecnico della Juve che se la prende con l’allora ct Cesare Prandelli per una convocazione di Giorgio Chiellini, oppure i mal di pancia mai nascosti per chiamate in azzurro di qualche suo uomo alla vigilia di match importanti. Sapeva tutto Conte, non può adesso cadere dalle nuvole e tuonare «ho visto poca disponibilità a collaborare per la Nazionale». Ma se Prandelli è stato quasi quattro anni a lamentarsi per questa mancanza di collaborazione! Chiedeva stage, chiedeva mini-raduni, non ha mai ottenuto nulla scontrandosi col volere dei club. Scontrandosi quindi anche col volere di Conte.
È chiaro che dietro ci sono anche giochi di potere, equilibrismi che vanno oltre le cose di campo. Il presidente federale Carlo Tavecchio, forte dell’appoggio dei suoi Grandi elettori Claudio Lotito e Adriano Galliani, ha fatto promesse a Conte che ha difficoltà a mantenere. Anche se ieri il presidente federale si è affrettato a rincuorarlo: «Siamo felici di come sta lavorando Conte, sta facendo grandi cose e noi lo supportiamo in tutto», ha detto, aggiungendo anche che «lavoreremo per fare ancora più grande questa Nazionale, parleremo con tutte le componenti per creare più occasioni di incontro tra il ct e la squadra». Promesse, non i fatti reclamati da Conte.
La sparata del ct ci stava per scuotere i giocatori-bamboccioni, quelli che non crescono mai, quelli che si curano il ciuffo prima dell’allenamento e si fermano al primo dolorino da fatica. Non ci stava invece la sparata contro il resto del mondo. A Genova nel dopo-partita aveva gli occhi infuocati, i lineamenti tesi, ruvidi. «Volete capirlo o no, volete capirlo o no?», ha ripetuto a raffica ai giornalisti come quello che parla a Tizio per farsi sentire da Caio.
Pericolo di dimissioni? No, non sembra questo il pericolo, piuttosto Conte intende scuotere il sistema. «I problemi sono quelli di sempre, è solo cambiato il commissario tecnico», ha detto tra l’altro sabato notte in conferenza stampa.
Le reazioni allo sfogo di Genova, comunque, non sono mancate, a cominciare da quella di Zdenek Zeman. «Non credo che non lavori nessuno, solo eccezioni», ha detto l’allenatore del Cagliari. «E non credo che in Italia non ci siano talenti; ci sono, magari vengono utilizzati poco o vengono scelti in maniera sbagliata. Bisogna cercare meglio e dare la possibilità di giocare e di affermarsi».
Simone Pianigiani, ct dell’Italbasket, condivide le parole di Conte: «In ogni sport il problema è sempre lo stesso. Difficile trovare spazi durante la stagione», ha detto. «Però, le soluzioni, con disponibilità e sacrificio, si trovano. Io, in particolare, ho cominciato a organizzare stage con i giocatori che non sono impegnati nelle coppe europee. Con la federazione, abbiamo creato una Nazionale sperimentale che ha partecipato a due tornei internazionali. Non è facile, ma una via d’uscita si può trovare».
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