Teramo, che rabbia: butta due punti al 92’

2 Marzo 2015

Ma la prestazione contro la Spal è al di sotto delle attese

TERAMO. Doveva essere un turno favorevole al Teramo, invece il blitz dell’Ascoli a Pisa e il pareggio biancorosso con la Spal fanno prendere al campionato una piega favorevole ai marchigiani. Il +4 della capolista può anche significare poco, a 11 giornate dalla fine. Ma qualcosa significa: per il Teramo si riducono i margini d’errore, invece il Picchio può permettersi di sbagliare una-due volte.

Il Diavolo schiuma rabbia per essersi fatto raggiungere su rigore quando la partita con la Spal sembrava vinta, ma una cosa è certa: la vittoria che stava maturando l’avremmo definita stentata, frutto solo di un episodio favorevole. L’autentico muro umano eretto dalla Spal davanti alla propria area di rigore – dieci uomini dietro la linea della palla – ha costretto il Diavolo a fare i conti con quello che è il suo principale, forse unico limite: la scarsa propensione offensiva dei centrocampisti. Se non segnano i gemelli del gol, non segna nessuno. Anzi, addirittura non ci prova nessuno. Vivarini ha provato in partenza a spostare in avanti il baricentro della squadra facendo giocare esterno sinistro Di Matteo al posto di Masullo e riproponendo Di Paolantonio mezzala. Ma, al di là del fatto che Di Matteo non ha ancora la gamba, non poteva bastare questo aggiustamento se, com’è accaduto, il Teramo ha giocato sotto ritmo tutto il primo tempo. Il possesso palla lento e sterile da parte biancorossa ha permesso ai ferraresi di fare muro e circondare con un bunker di quattro uomini (i tre centrali e il centromediano Capece) il duo Donnarumma-Lapadula. Che – e qui sta il principale motivo di critica della giornata – non si sono mai allargati a dettare un passaggio profondo negli angoli del campo, restando in zona centrale ad aspettare invano palle che in quel traffico non potevano arrivare. Fino all’intervallo si è annotata una sola azione pericolosa del Teramo, guarda caso l’unica volta che un esterno (Di Matteo) è arrivato sul fondo e un centrocampista (Di Paolantonio) si è inserito al tiro. Era il 42’, la palla è volata alta. Resterà questo l’unico tiro di un centrocampista biancorosso. Nel frattempo la superpassiva Spal aveva impensierito due volte Tonti da fuori area con Rovini e Di Quinzio.

Ripresa: ti aspetti il cambio di passo del Teramo e in effetti il ritmo si alza, ma i risultati non si vedono. La Spal ci prova con Gentile (botta fuori), risponde solo Speranza di testa su angolo (alto). Così Vivarini, al 22’, decide di cambiare modulo e tornare all’antico 4-4-2: fuori Di Paolantonio (che non la prende benissimo, e in effetti stava giocando nettamente meglio di Di Matteo), dentro Petrella. Al 24’ potrebbe segnare la Spal: un pasticcio Caidi-Tonti regala l’occasionissima a Zigoni, Perrotta ricaccia dalla linea il piattone fin troppo morbido del numero 9. Gol mangiato, gol subìto. La legge scatta al 27’ quando, sugli sviluppi di un angolo, Di Quinzio abbatte in area Amadio che l’aveva dribblato. Rigore netto, che Donnarumma trasforma. Il Teramo gestisce il vantaggio con apparente facilità: Lapadula riparte come un treno e abbatte persino il guardalinee (che resta a terra quattro minuti) al 32’, Donnarumma tenta il 2-0 alla Quagliarella da 35 metri al 40’. Allo scadere Vivarini tira fuori dalla naftalina il croato Milicevic per tornare al 5-3-2; passano due minuti e proprio Milicevic va a chiudere in ritardo su Finotto, che tentava di liberarsi al tiro in mezzo ai difensori biancorossi. Ne viene fuori un rigore-regalo che Fioretti, appena entrato in campo, realizza freddamente. Il Teramo prova ancora a riacciuffare i tre punti, Lapadula al 48’ spara fuori dal limite. Ma è troppo tardi, finisce 1-1 ed è difficile dire che non sia un risultato giusto perché, incredibile ma vero, la ultracatenacciara Spal è stata più pericolosa del Teramo.

Peccato, è stata un’occasione perduta. Doppia, se si pensa che al Bonolis erano tornati oltre duemila paganti (seconda affluenza stagionale dopo i 2.886 contro L’Aquila, numeri che dimostrano come il Teramo debba “spingere” per giocare il più possibile di domenica in casa). Ora, però, l’ambiente deve fare tutto tranne che deprimersi. La corsa continua, nulla è perduto. È solo più difficile, questo sì.

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