Teramo, com’è dura uscire dal tunnel

Il Diavolo stenta per un tempo, in avvio di ripresa assalta e segna, poi si fa schiacciare e rimontare dal modesto Rieti
TERAMO. Il tunnel nel quale si è infilato il Teramo è troppo lungo e buio per sperare di uscirne subito. Nonostante di fronte avesse la squadra forse più in difficoltà della serie C, il Diavolo ha mostrato limiti e fragilità preoccupanti anche ieri sera e lo avremmo scritto anche se la punizione del reatino Marcheggiani, a quattro minuti dal 90’, si fosse infranta sulla barriera, come doveva, invece di bucarla e trovare l’1-1 che ha gelato il Bonolis. La sintesi della partita del Teramo è presto fatta: prima ha esercitato un predominio territoriale triste e sterile, senza creare neanche un’occasione da rete nei 46 minuti del primo tempo. Poi, in avvio di ripresa, ha finalmente mostrato qualcosa delle sue decantate potenzialità, accelerando e trovando il vantaggio. Il tranquillo controllo della situazione che era lecito aspettarsi sull’1-0 da una squadra milionaria contro una squadra tecnicamente lontana anni luce è durato una decina di minuti. Quando il Rieti ha tolto un difensore e messo una punta, passando al 4-3-3, il Teramo ha perso la gestione della partita. I laziali hanno preso campo e cominciato a creare pericoli e, dai e dai, hanno acciuffato il pari grazie all’ormai consueto regalo biancorosso: una punizione scioccamente causata da Lasik e fatta passare in mezzo alla barriera. Insomma: stavolta non si può parlare di sfortuna, come si poteva fare dopo i pareggi con Rende e Viterbese. La verità è che il Teramo in questo momento è una squadra in difficoltà, che non riesce ad acquisire l’ambiziosa identità tattica progettata (ma sarebbe meglio dire sognata) dal suo allenatore. Tedino ora è certamente il primo in discussione, ma viste le prestazioni individuali offerte da giocatori superquotati c’è da riflettere anche su altri.
Il primo tempo di ieri è stato insulso come una minestrina senza sale. Una bomba di Mungo da 25 metri fuori di poco, un cross di Santoro su cui Mungo ha deviato malamente fuori di spalla e altri due-tre tiri inguardabili: questo ha prodotto il Teramo contro un Rieti ammucchiato all’indietro e incapace di produrre la minima azione offensiva. Nel Teramo ha funzionato solo la coppia di destra Cancellotti-Santoro: corsa, combinazioni e tanti cross raccolti da nessuno. Inoffensive le due punte, svagato Bombagi, sottotono gli altri big Mungo e Arrigoni. Al rientro in campo il Diavolo ha finalmente accelerato: Mungo al 2’ ha impegnato da fuori Pegorin, poi al 4’ è stato lanciato sul fondo da Bombagi e, superato Granata, ha messo in mezzo per il tap-in di Cianci. Altri due tentativi di Magnaghi con parate di Pegorin, poi il Rieti con tre punte ha cominciato a premere. Uno sciagurato retropassaggio di Cristini non è stato sfruttato da De Paoli, Marcheggiani ha girato fuori di testa un cross di Zanchi. Erano avvisaglie di un cedimento. Il Teramo a dire il vero è andato a pochi centimetri dal 2-0 con Bombagi (palo dal limite al 29’), ma poi ha continuato a concedere campo e conclusioni al Rieti senza che Tedino dalla panchina individuasse una contromisura. La punizione-regalo dell’1-1 l’abbiamo già descritta. Nei minuti finali è stato rabbioso forcing biancorosso, con mischioni in area e una girata di Magnaghi deviata in tuffo da Pegorin. Ma era tardi. E alla fine fischi e insulti del Bonolis sapevano di promesse tradite.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

