Teramo, il punticino strappato al 90’ rimette in bilico Zauli

6 Febbraio 2017

Un rigore evita un’altra sconfitta, la squadra non mostra miglioramenti. La società decide oggi, potrebbe tornare Cari

TERAMO. Oggi i dirigenti del Teramo decideranno se continuare o no con la guida tecnica di Lamberto Zauli, sciaguratamente inchiodato a zero vittorie in biancorosso e ormai inviso a buona parte della tifoseria. In caso di esonero, si parla del ritorno di Marco Cari. A Teramo nessuno, a quanto pare, ha visto il bicchiere mezzo pieno nel pareggio strappato allo scadere dei 90 minuti, nessuno ha pensato che almeno si è evitata l’ennesima sconfitta e a nessuno è importato che le altre squadre di bassa classifica abbiano perso tutte. In realtà aver pareggiato ieri ha lo stesso un gusto amaro, amarissimo, perché si è persa l’ennesima occasione di fare tre punti contro un avversario alla portata. La svolta tanto attesa per questo Teramo non arriva mai, e il brutto è che non s’intravede neppure. La classifica resta un disastro, il modo in cui si esprime la squadra continua a lasciare interdetti. Ma, parliamoci chiaro: chi si aspetta che il turbinoso mercato di gennaio possa davvero cambiare le cose è un illuso. Se già non c’erano un gioco efficace e una vera identità di squadra prima, come possono esserci ora con sei undicesimi della formazione titolare appena sbarcati a Teramo? Quantomeno, per vedere qualcosa di diverso bisognerà aspettare delle settimane.

Di diverso, ieri, rispetto allo sciagurato Teramo casalingo di fine 2016 c’è stato poco. Quasi tutto uguale, a cominciare dalla micidiale propensione a regalare gol agli avversari. Il Santarcangelo – squadra tecnicamente modesta, ma compatta e atleticamente messa meglio del Teramo – era venuto al Bonolis per lo 0-0 e fin dall’inizio ha badato solo a non prenderle, ma al primo cross messo nell’area teramana si è visto regalare un rigore per la (ripetuta) trattenuta di Camilleri a Cori che cercava di addomesticare il pallone. Lo stesso Cori ha trasformato, partita subito in salita. Nel 4-3-1-2 iniziale del Teramo Amadio godeva di ampia libertà, ma sbagliava troppi passaggi spesso forzando i tempi; sulla destra non funzionava l’asse Imparato-Baccolo, col secondo assente; davanti arrivavano palloni sporchi e, nel frattone di difensori gialloblù, il duo Barbuti-Sansovini ci metteva del suo per non “pulirli”. Risultato: nonostante un’ampia supremazia territoriale, zero occasioni per il Teramo fino all’intervallo e un solo tiro in porta (di Di Paolantonio, parato facilmente).

Zauli ha capito che doveva osare e ha cominciato la ripresa con un difensore in meno, Karkalis, sostituito nel ruolo da Di Paolantonio con il neo entrato Carraro in trequarti. L’assalto biancorosso ha fruttato due mezze occasioni su calcio piazzato (colpi di testa larghi di Baccolo e Carraro), poi Zauli ha giocato la carta Petrella sostituendo Baccolo e passando al 4-4-2 con Ilari terzino sinistro e Petrella-Di Paolantonio esterni alti. Carraro messo al fianco di Amadio è sembrato giovarsene e ha concluso due volte dal limite senza fortuna, ma il Teramo continuava ad essere spuntato e così, sostituito Barbuti con Tempesti, il tecnico ha cambiato ancora ordinando un 3-4-3 (Tempesti e Petrella ali). La partita, già a senso unico, è diventata un assedio. Al 40’ Sansovini si è mangiato l’1-1 deviando fuori di testa da pochi passi un gran cross di Petrella, al 41’ Tempesti è stato vistosamente affossato in area da un avversario. L’arbitro non ha battuto ciglio, ma l’episodio non poteva non contare quando al 44’ lo stesso Tempesti è stato agganciato da Florio proprio sullo spigolo dell’area dopo una caparbia azione di Ilari. Rigore negato e sospetto di rigore si sono sommati, Di Gioia ha indicato il dischetto e Sansovini ha trasformato con un sinistro forte e centrale.

Cose da salvare del Teramo? L’averci creduto fino alla fine e la voglia di far bene messa in campo da chi è entrato nella ripresa. Abbastanza per non perdere, troppo poco per dare una svolta a questa stagione buia.

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