Teramo, l’ultima impresa: rimonta due gol all’Ascoli

10 Maggio 2015

Partita avvincente anche se non contava nulla, il Diavolo chiude a più 4

TERAMO. Per mesi l’avevamo attesa come la Madre di tutte le partite, è stata la Madre di tutte le feste. Intorno a Teramo-Ascoli si è scatenato, da mattina a sera e in tutta la città, un delirio biancorosso nel quale c’erano tante cose. Gioia pura, certo, ma anche la voglia di rivincita e il ritrovato senso d’identità di una comunità intera. Mai vista, da molti anni a questa parte, così coesa e orgogliosa. Miracoli che solo il calcio sa fare.

C’è stata, certo, anche la partita. Che non valeva nulla per la classifica e infatti è stata giocata da un Teramo appagato e con qualche rincalzo in campo contro un Ascoli imbottito di seconde linee e attento ad evitare guai in vista dei play off. Ma ha avuto comunque intensità e storia, ed è stata comunque in grado di avvincere e appassionare dall’inizio alla fine l’enorme folla del Bonolis, perché il Teramo l’ha approcciata in modo così svagato da ritrovarsi sotto di due gol dopo poco più di mezz’ora. Non poteva perdere, il Diavolo, la sfida finale con i grandi rivali della stagione: lo striminzito +1 in classifica con cui si sarebbe chiusa la stagione non avrebbe reso giustizia alla netta superiorità mostrata dai biancorossi nel girone di ritorno. Così il Teramo ha cercato la rimonta, sospinto da un grande tifo, e l’ha centrata dopo neanche un quarto d’ora della ripresa grazie a bum-bum Donnarumma.

Il 2-2 non ha appagato il Diavolo e in particolare non ha appagato Lapadula, che nel finale è andato alla ricerca dell’ultimo sigillo della sua strepitosa stagione. Il numero 10, però, ha mancato due occasionissime (la seconda dal dischetto). Probabilmente il dio pallone non è stato benevolo con lui perché prima della partita, davanti allo stadio intero, aveva chiesto alla compagna di sposarlo e le aveva infilato l’anello al dito tra gli applausi. Se infili qualcosa di così impegnativo, poi può capitarti di non infilare la porta! Peccato, poteva finire 3-2 e quindi con un roboante +7 in classifica, ma bisogna anche dire che prima del rigore fallito l’Ascoli si era divorato la palla del 2-3. Giusto così. È stata una bella partita, degna della sua cornice di pubblico straripante, e il Teramo rimontando dallo 0-2 ha preso un’altra, meritata razione di applausi e conservato il chiaro vantaggio in classifica sul Picchio. Per di più ha allungato un’imbattibilità interna che dura dal 5 ottobre scorso (dopo, al Bonolis, sono arrivate 10 vittorie e 5 pareggi).

Nel brutto avvio di gara del Teramo ha avuto un peso preponderante la testa della squadra, che non era quella giusta, ma anche un motivo tattico: il “vecio” Berrettoni, muovendosi abilmente tra le linee, spariva dai radar sia della mediana che dei difensori centrali biancorossi dettando ripartenze letali. Proprio Berrettoni ha segnato l’1-0 al 5’ infilandosi in un varco su assist di Mustacchio, ha sfiorato il raddoppio con un angolo a rientrare ricacciato sulla linea da Masullo al 17’ e dato il grande assist del 2-0 a Tripoli, che l’ha messa nell’incrocio al volo, al 32’. Qui il Teramo, fino a quel momento troppo molle, si è dato una svegliata almeno nella determinazione e nella velocità di gioco. Trovato l’1-2 con un abile tocco di Donnarumma su assist filtrante di Amadio al 39’, e impegnato severamente Ragni con Lapadula al 40’, il Diavolo ha rischiato l’1-3 al 41’ su un contropiede solitario di Mustacchio (gran parata di Narduzzo) ma nella ripresa si è ripresentato messo meglio in campo ed ha assediato i bianconeri. Il triangolo volante tra Lapadula e Donnarumma che ha sancito il 2-2 al 12’ è stato di altra categoria. Vivarini ha dato la standing ovation a Cenciarelli inserendo al suo posto, come mezzala, Petrella, che al 28’ ha messo Lapa davanti al portiere: destro murato da Ragni. Al 30’ Berrettoni da due passi ha messo fuori una palla-gol altrettanto limpida, poi è toccato a capitan Bucchi – subentrato a Donnarumma tra applausi scroscianti – smarcare Lapadula oltre i difensori. Cinaglia in ritardo ha messo giù il numero 10, rigore ed espulsione. Lapa, però, si è fatto ipnotizzare dall’ottimo Ragni (36’) e l’assalto finale del Diavolo è stato infruttuoso. Conta poco, conta nulla di fronte a un’enormità chiamata serie B.

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