Teramo, la B appesa all’alibi del medico

29 Agosto 2015

L’estraneità di Campitelli si gioca sulla testimonianza del dott. D’Ugo

INVIATO A ROMA. Una roulette russa di sensazioni ed emozioni. Alla fine del dibattimento la pallina si è posata sulla convinzione che il Teramo ha sprizzato da tutti i pori, ovvero che possa schivare la retrocessione in serie D. È palpabile la fiducia con cui il presidente Luciano Campitelli e i suoi avvocati aspettano la sentenza della corte d'appello federale, attesa tra oggi e domani secondo quanto annunciato dallo stesso presidente Gerardo Mastrandrea.

Circa otto ore di discussioni e argomentazioni, tra giovedì e ieri, che hanno visto protagonisti cinque società e undici tesserati condannati in primo grado. Quasi 5 ore in prima battuta e 3 ore e mezza ieri, quando alle 13 il presidente Mastrandrea ha dichiarato chiuso il processo in un'atmosfera di tensione latente. Con tutti gli avvocati in causa desiderosi di avere l'ultima parola.

I fatti nuovi emersi sono pochi, essenzialmente uno solo: la testimonianza del medico sociale del Teramo Carlo D'Ugo che ha dichiarato di aver dato otto gocce di calmante al presidente Campitelli, il 2 maggio scorso. Poco dopo le ore 12,30. Un fatto nuovo emerso in secondo grado che permette alla difesa di "coprire" l'arco di tempo in cui l'accusa colloca il patron biancorosso, insieme al ds Di Giuseppe, all'incontro prima della partita di Savona con i dirigenti del club ligure. Secondo l'Ascoli, diretto interessato perché prenderebbe il posto del Teramo in caso di condanna per responsabilità diretta, testimonianza non credibile. Gli avvocati del Teramo e di Campitelli ieri mattina hanno parlato per circa due ore e quaranta minuti. Prima Michele Cozzone, poi Vincenzo Cerulli Irelli; ancora Eduardo Chiacchio e, infine, Giovanni Di Giandomenico. Tutti decisi a smontare l'accusa contro Campitelli. Magari pronti a cedere sulla responsabilità oggettiva (penalizzazione). Ma non sulla diretta. I legali hanno provato a spostare la finalizzazione del tentativo di illecito: non per alterare la partita e il risultato, ma per il calcioscommesse. Il pool biancorosso ha dato per acclarato che la squadra di Vivarini ha vinto sul campo in maniera meritata e pulita. E che l'eventuale tentativo di combine era stato organizzato per scommettere sull'esito della gara, "scontato" vista la differenza di valori in classifica. Il Teramo, quindi, lascia perdere l'eventuale operato illecito del ds Di Giuseppe. Ma si immola per Campitelli, cercando di smontare punto per punto gli indizi contenuti negli atti. Ricostruzione dei fatti da una parte e poi l'interpretazione in punta di diritto. Tutti gli avvocati a dire che non si può condannare in base a fumosi indizi. E poi altro la richiesta alla corte: «Ridateci la serie B, magari con penalizzazione di due-tre punti. Ma serie B!». La Lega Pro non sta bene al Diavolo. «Bianco o nero, serie D o serie B», hanno aggiunto i legali. Gli stessi del primo grado, Cozzone e Chiacchio, ai quali si sono aggiunti due professori: Cerulli Irelli, ordinario di diritto all'università di Roma "La Sapienza" e Di Giandomenico, anche lui ordinario di diritto, all'università del Molise. Anche il Savona ha calato il suo asso, l'avvocato Luigi Chiappero, piemontese, già in passato difensore della Juventus. Soprattutto ha parlato il presidente Aldo Dellepiane, anche lui condannato in primo grado. L'unico a chiedere di parlare davanti alla corte tra i deferiti. «Eccola qui la persona che state giudicando», ha detto, «quando ho avuto sentore di illeciti li ho denunciati. È agli atti. Ma questa volta vi posso garantire che non c'entro nulla». Difese ottimiste. Ma l'accusa ha ribadito il suo teorema. Lo ha fatto, in assenza del procuratore Stefano Palazzi, con l'aggiunto Gioacchino Tornatore. Lo stesso che ha sostenuto l'accusa in primo grado. «Non c'è ricostruzione valida se non quella della procura. Ci sono prove e fatti certi. Le difese hanno cercato di smontare, senza riuscirci, il nostro castello. Ma non hanno fornito una ricostruzione alternativa». Anche l'Ascoli ha voluto aggiungere qualcosa. E l'avv. Menichini ha voluto chiosare: «Noi abbiamo portato agli atti documenti e testimonianze di soggetti terzi, il Teramo solo versione di parte, testimonianze di dipendenti». Parole che hanno scatenato tensione e ilarità. E’ dovuto intervenire il presidente Mastrandrea: «Calmi tutti, la corte ha gli elementi per decidere.».

@roccocolett1

©RIPRODUZIONE RISERVATA