Teramo, la corsa si ferma ma resta un tesoretto: +4
A Prato brutto primo tempo e ripresa sfortunata con cinque palle-gol fallite
INVIATO A PRATO. Avere in mano la storia è un fardello che pesa, e il Teramo di Prato questo peso lo ha sentito tutto. Forse disorientato dall’altalena di sensazioni e pensieri dettata dalla partita di Ascoli, dalla quale i giocatori avrebbero fatto meglio ad estraniarsi del tutto, è sceso in campo senza la testa giusta. Contro un Prato affamato, aggressivo e capace anche di buone soluzioni tecnico-tattiche è stata sofferenza fin dai primi minuti e l’1-0 dell’intervallo per i biancazzurri era sacrosanto. Purtroppo il risultato è rimasto quello anche alla fine, però il Teramo del secondo tempo – capace di assediare gli avversari e creare cinque occasioni da gol – è tornato il “vero” Teramo. Ed è da qui, da questo sfortunato tentativo di rimonta, che si riparte. Il più 7 è diventato più 4, ma farne un dramma sarebbe una follia. Pareggiare, peraltro, ai fini della classifica sarebbe servito a poco: più 4 o più 5, cosa cambiava? Servono sempre due vittorie. Il Teramo resta ancora con un piede in B, è ancora padrone del proprio destino. Vietato il disfattismo, vietata la depressione.
Il vento teso e freddo che scendeva dalla montagna sul Lungobisenzio ha dato al Prato del primo tempo una spinta ulteriore. Di fronte alle folate dei toscani, capaci di attaccare la difesa a cinque di Vivarini con altrettanti uomini (alle due punte e al trequartista si aggiungevano le mezzali, che diventavano esterni d’attacco autentici), il Teramo ha balbettato per tutto il primo quarto d’ora. Poi i biancorossi sono sembrati venir fuori con la loro manovra avvolgente ed hanno avuto una fase di supremazia, ma è durata poco. Il Prato era più cattivo, questa è la verità. I due centrali braccavano Donnarumma e Lapadula fin quasi a centrocampo, la mediana correva e picchiava, gli attaccanti – in particolare Bocalon – si muovevano molto e andavano in pressione. Quattro cartellini gialli rimediati dai biancazzurri nel primo tempo per gioco falloso la dicono lunga su che tipo di partita aveva impostato Esposito, ma i cinque angoli a zero pro Prato annotati all’intervallo dicono anche che quell’aggressività era finalizzata non solo a difendere, ma anche ad attaccare. Tonti ha dovuto fare una gran parata su botta di Cavagna al 29’, otto minuti dopo nulla ha potuto su una sberla angolatissima dal limite di Urso, che ha raccolto una sbilenca respinta di Di Paolantonio. Mentre i toscani festeggiavano, Vivarini ha affrontato a brutto muso l’arbitro chiedendogli di tutelare di più i due attaccanti dal gioco duro ed è stato espulso. Il finale di tempo è stato nervosissimo, con più di un biancorosso fuori di testa.
Dagli spogliatoi, alla ripresa, è venuto fuori un Teramo molto diverso e nei primi dieci minuti il Prato è stato in balia degli avversari, tutto chiuso in una disperata difesa del vantaggio. Hanno avuto ottime occasioni Di Matteo al 2’ su cross di Amadio (tiro quasi a colpo sicuro deviato da un difensore) e Lapadula al 5’ su cross di Di Matteo (tiro anche questo sporcato da una deviazione e finito di un soffio alto; sull’angolo Perrotta si è girato in mischia ed ha calciato alto), poi Speranza all’8’ ha mancato la girata vincente. Al 18’ Perrotta di testa su angolo di Di Paolantonio ha schiacciato fuori da due passi. Un minuto dopo il Prato ha avuto la chance del 2-0 grazie a un passaggio sbagliato di Di Paolantonio, ma Bocalon tutto solo ha alzato di testa.
Poco prima Vivarini aveva sostituito Cenciarelli con Fiore, che non ha dato la spinta in più che il tecnico si aspettava dimostrandosi ancora lontano dalla miglior condizione. Il Teramo ha un po’ smarrito le distanze ma ha avuto una grossa chance in ripartenza al 27’ quando Donnarumma ha sbagliato clamorosamente il passaggio che avrebbe messo Lapadula solo davanti a Gazzoli. Al 33’ Vivarini dalla tribuna ha dettato un cambio di sistema: dentro Petrella per Di Matteo e 4-4-2. Neanche questo tentativo ha giovato al Diavolo, che era stremato forse più mentalmente che fisicamente e nel finale riusciva ad attaccare quasi solo grazie a un inesauribile, commovente Lapadula, capace di andare a prendersi la palla ovunque. Al 43’, però, è arrivata l’ultima e più grande occasione per l’1-1: ennesimo angolo di Di Paolantonio, schiacciata di Donnarumma, Cavagna ha ricacciato il pallone dalla porta pure di testa.
La serie positiva da record è finita dunque in Toscana, a pochi chilometri da dove (Pistoia) il Teramo aveva perso l’ultima partita sei mesi fa. L’analogia con la stagione ’74-75 è sconcertante: 24 partite senza perdere, poi il tonfo sul campo di una squadra in lotta per non retrocedere. Ma c’è una differenza che scava un abisso tra oggi e allora. Allora perdere a Novi Ligure significò l’addio al sogno di agganciare il Modena capolista, stavolta la capolista era – e resta – il Teramo. La festa mancata ieri potrebbe arrivare già domenica. Vietato avere paura, vietato fermarsi.
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