Teramo non morde, lo scontro salvezza è tutto del Fano

13 Febbraio 2019

Niente bis dopo il colpo contro il Rimini, Diavolo spento  e mai incisivo. Celli regala i tre punti all’ex Epifani

FANO. Servivano i punti, non contava la prestazione. Maurizi, di fatto, l’aveva quasi sussurrato; si sarebbe anche accontentato del pareggio invece al Mancini è arrivata una brutta sconfitta. Non tanto nel risultato (1-0 di misura, deciso dall’inzuccata di Celli) quanto nella sostanza che per il Teramo non c’è stata. Gara solo difensiva, sul piano offensivo è stata rinunciataria al massimo la formazione di Maurizi: zero tiri in porta. Lo scontro diretto in chiave salvezza va al Fano, che agguanta in classifica proprio i biancorossi. E adesso è bagarre in coda perché ha vinto anche l’Albinoleffe e, in sei punti, ci sono sette squadre. Chiariamo subito: è stata tutto tranne che una bella partita. Senza dubbio la posta in palio era alta e, con la situazione pericolante delle due squadre, non poteva essere altrimenti. Inoltre si sono affrontate due formazioni non bellissime da vedere, che attuano un calcio fisico e prediligono la giocata in ripartenza. Ne è uscito un match bloccato, tattico, quasi una partita a scacchi fra i due allenatori. Lo si è visto chiaramente nel secondo tempo: Maurizi fa una mossa, Epifani (ex calciatore biancorosso) lo ha seguito a ruota, a protezione del prezioso successo. Ai punti ha meritato il Fano, che ci ha provato di più anche quando la gara ha faticato a decollare.
I padroni di casa, consapevoli che questo col Teramo era quasi uno spareggio anticipato, hanno preso le operazioni del gioco, provandolo a comandare – a modo loro – dall’inizio della partita.
Epifani aveva anche cercato di scardinare la difesa abruzzese con l’inserimento del trequartista Filippini, ma il Teramo ha tenuto bene e non si è fatto sorprendere. Senza la fantasia di De Grazia, ma con l’esperienza di Giorgi, Maurizi ha cercato di immettere centimetri sin dall’avvio con Sparacello accanto ad Infantino. Ma le due punte biancorosse sono rimaste spesso e volentieri abbastanza isolate. In partite così, sono i dettagli e le palle inattive a fare la differenza.
Il Teramo non batte nemmeno un calcio d’angolo, il Fano è invece pericoloso sui calci di punizione indiretti. Nei primi minuti, i marchigiani già sfiorano il gol con il tandem Magli-Tascone: il centrale difensivo impatta bene una palla da fermo di Lulli, il mediano arriva con un pizzico di ritardo e non riesce a deviare in porta, a due passi dall’ex compagno di squadra Gomis (lo scorso anno insieme alla Paganese). Meglio va al Fano sul finire di primo tempo, dopo quasi 40’ di nulla cosmico in termini di gioco. Su una punizione tagliata di Liviero, Celli riesce ad eludere la marcatura, salta fra Sparacello e Polak, beffando Gomis con un colpo di testa all’indietro. La risposta del Teramo sta tutta in un colpo di testa di Infantino che termina di poco a lato, con Voltolini a controllare con lo sguardo. I teramani cercano la sfuriata in avvio di secondo tempo, ma forse i primi a non crederci sono proprio loro. Perché il Teramo si piazza sì nella metà campo avversaria, ma senza mai calciare una sola volta in porta. Non come il Fano che – manco a dirlo da palla inattiva – sfiora il raddoppio ancora con Celli (8’). Maurizi toglie Sparacello e mette Barbuti, ma non se ne accorge nessuno perché l’unica conclusione verso lo specchio porta la firma di Spighi, con Voltolini che blocca in due tempi. Per vedere occasioni pericolose, rivolgersi dalla parte opposta con Filippini che colpisce l’esterno della rete. L’ingresso di Cappa per un possibile arrembaggio finale non cambia le carte in tavola. L’unico “pericolo” per il Fano è un tiraccio debole di Infantino. Troppo poco per impensierire i padroni di casa. Sabato (ore 14,30) al Bonolis arriverà il Monza di Berlusconi. Il Teramo non può permettersi passi falsi.
Andrea Marini