Teramo più concreto L’Aquila recrimina

Perrotta ricaccia dalla porta l’1-2, Perna si mangia il 2-2
TERAMO. Il risultato del derby è pesante, in un senso e nell’altro: permette al Teramo di mettersi al sicuro e impedisce all’Aquila di rifiatare. La consistenza delle due squadre, invece, appare molle, quasi impalpabile. Almeno a chi vorrebbe vedere un calcio coraggioso e creativo e non i soliti frattoni. Il primo tempo è pura noia: finisce 1-1 per sbaglio perché il Teramo segna di rimessa sull’unico tiro scagliato verso Scotti e L’Aquila approfitta di una papera di Tonti. Nel secondo L’Aquila sceglie di restare piantata nella propria metà campo e il Teramo non può non attaccarla. Ovviamente (perché ormai è un ritornello...) l’incisività dei biancorossi aumenta in modo esponenziale quando entra Petrella e, subito dopo un quasi gol aquilano che più episodico non si può, un calcio d’angolo regala al Diavolo il gol della vittoria. Che si potrebbe definire meritata, vista quella ripresa a senso unico, se non fosse che lo sciagurato Perna al 94’ si mangia da due passi, a porta vuota, un 2-2 che pareva fatto. Sul piano delle palle-gol, considerato anche un palo dell’Aquila in avvio, la sfida è dunque pari. E balza agli occhi un fatto: per due squadre così prudenti e ultracoperte, gli episodi da rete sono stati anche troppi. E non certo per merito di scintillanti schemi d’attacco.
In partenza colpisce la scelta di Perrone di mettere Sandomenico esterno destro “tuttafascia”. In teoria una scelta coraggiosa, in pratica un regalo al Teramo perché il folletto rossoblù, in assenza di iniziativa e di manovra da parte dei suoi, è costretto a fare il quinto difensore su Di Paolantonio a 80 metri dalla porta avversaria. La palla la gestisce il Teramo, ma L’Aquila al 14’ grida al gol: sforbiciata di Bulevardi su cross da fermo di Milicevic, palo pieno. È un lampo nel buio. Lo stesso Bulevardi al 19’ sbaglia un passaggio a Sandomenico e innesca la ripartenza biancorossa del tandem Di Paolantonio-Cecchini: sul cross basso di quest’ultimo arriva solo soletto Moreo e la sbatte dentro. Sullo 0-1 L’Aquila non cambia passo, continua a lanciare lungo per le punte e il Teramo controlla e riparte senza però essere mai incisivo. La noia è rotta dall’infortunio muscolare di Speranza, sostituito da Caidi (che sarà decisivo: vedi com’è il calcio?), poi ci pensa un Tonti stonato a movimentare la partita. Al 38’, di piede, regala la palla a Perna che è più generoso di lui e gliela riconsegna tra le braccia; al 44’, sul primo tiro di Sandomenico (niente di che), non trattiene e regala a Bulevardi il tap-in dell’ 1-1.
Nella ripresa Perrone si ripresenta senza De Sousa, con Sandomenico di punta e un operaio (De Francesco) in più. L’Aquila, che già prima non brillava per iniziativa, si appiomba all’indietro. Il Teramo la assedia e crea anche qualcosa: al 5’ Di Paolantonio costringe Scotti alla difficile respinta, al 9’ Le Noci gira di poco alto un cross di Brugaletta. L’Aquila si fa viva solo quando il povero Sandomenico riceve una palla giocabile: al 19’ mette un cross pericoloso, ma Perna (ancora lui) non impatta a dovere. Vivarini si decide a inserire Petrella, il Teramo come al solito se ne giova all’istante. Moreo, al 24’, strappa applausi con dribbling fulminante e tiro alto. Al 29’, però, L’Aquila grida al gol: angolo teso a rientrare di Sandomenico, Tonti lo smanaccia malamente, la palla sta per infilarsi ma Perrotta fa un miracolo e la ricaccia. Sugli sviluppi tiro di Milicevic ribattuto da San Caidi. La legge “gol mancato, gol subìto” scatta inesorabile: al 30’ Petrella fuma due avversari da par suo e spara, Scotti si rifugia in angolo. Da questo ne nasce un secondo e, sul cross di Di Paolantonio, il lungo Caidi svetta su tutti e gonfia la rete. Perrone passa al 3-4-3 inserendo Ceccarelli, Vivarini prova a blindarsi con Scipioni e il 5-3-2. Al 49’, però, il Teramo concede una colossale palla-gol: cross di Mancini, Sandomenico la rimette al volo, Perna (sempre lui) tutto solo sottoporta la tocca fuori. Il 2-2 avrebbe cambiato tutto, invece il Teramo ride e L’Aquila si dispera.
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