Teramo si spacca sul futuro «Campitelli deve restare»

23 Marzo 2017

Tifosi e vip teramani dicono la loro sul patron del Diavolo nel mirino degli ultrà Il sindaco Brucchi: «Sono dalla sua parte, ha fatto tanto per questi colori»

TERAMO. Tra sportivi e tifosi teramani le divisioni e le tensioni sono palpabili. Come si è visto domenica scorsa allo stadio, la spaccatura tra chi sostiene a spada tratta l'operato del presidente del Teramo calcio e chi invece lo contesta fortemente è palese. Un clima di tensione, accompagnato da una forte reticenza ad esprimere la propria opinione pro o contro il presidente Luciano Campitelli, se non in maniera anonima, aleggia tra le vie della città, soprattutto dopo l'annuncio del ritorno in casa biancorossa dell’ex ds Marcello Di Giuseppe come collaboratore amministrativo, nonostante sia stato tra i protagonisti della combine di Savona, valsa alla squadra biancorossa la perdita della serie B.

Se molti hanno espresso il proprio dissenso sull'operato di Campitelli, soprattutto tra quei tifosi più caldi che seguono il Teramo ad ogni trasferta, ma senza metterci la faccia, quelli che hanno scelto di dire la loro al Centro con nome e cognome sono per lo più pro presidente. «Sono a favore di Campitelli», ha detto Dino Guidi, «se va via lui, il calcio a Teramo è finito. Possiamo criticare quanto vogliamo, ma alla fine chi ne risponde, nel bene e nel male, è il presidente, anche e soprattutto a livello economico. Dovrebbe essere lasciato libero di prendere decisioni senza interferenze».

Di parere simile è Giuseppe Mattielli: «Sono per chi si pone in prima fila, mettendosi in gioco anche a livello economico, a prescindere dalla singola persona che al momento ricopre la carica. Il punto è che la gestione della società è del presidente, che ne risponde. Ognuno dovrebbe rispettare i propri ruoli. Del resto, sarebbe meglio se in questo momento ci fosse più unione, in vista di un obiettivo che dovrebbe essere comune, ovvero la salvezza della squadra».

È a favore di Campitelli anche Ernesto Parretta: «Negli anni in cui ha presieduto il Teramo la squadra si è risollevata. Il tifoso si lamenta perché in questo momento sta andando male e sta lottando per salvarsi, altrimenti non saremmo qui a parlarne. Ci sono stati problemi che hanno portato dispiacere a tutti i cittadini, è vero, ma sul campo il Teramo è arrivato in serie B. Poi il titolo gli è stato tolto, però ci è arrivato». Stesso pensiero anche da parte di Maria Pia Palucci: «Sono pro Campitelli, perché il Teramo senza di lui non va da nessuna parte. O vende bene la società, oppure non si muove. Capisco che oggi voglia cedere, ma non so chi potrebbe sostituirlo qui sul territorio. In tanti, come abbiamo visto domenica scorsa allo stadio, sono con Campitelli e vogliono che resti».

Anche tra chi in passato è stato direttamente coinvolto nelle vicende della squadra biancorossa, c’è chi augura solo il meglio per la società.«Due anni fa ero più vicino alla squadra, adesso non sono a conoscenza delle problematiche», dice Gigi Pierleoni, ex capitano biancorosso, «voglio il bene della Teramo calcio perché sono stato un suo giocatore, sono cresciuto lì, e vorrei che la squadra andasse sempre bene. Questo indipendentemente da chi c'è. Le auguro un "in bocca al lupo"»

Ad esprimere una visione "di mezzo" è Tonino Valbruni, ex giocatore e allenatore del Teramo calcio: «Contesto Campitelli per i fatti di Savona e al contempo lo esalto per tutti i sacrifici fatti in sette anni. Anche se non doveva darci quella delusione con la serie B, che ha colpito tutti gli sportivi, specialmente noi che siamo stati in quell'ambiente per tanti anni». Marco Pace, artista e docente, nonché sostenitore della squadra, ha parlato anche del futuro della società: «Sono sempre per Campitelli, perché senza di lui il calcio finisce, a meno che non riesca a vendere la società lasciando nelle mani giuste. Nel tempo i giocatori cambiano, i presidenti anche, ma poi quel che rimane è la squadra. Su un "dopo Campitelli", sono molto dubbioso. Non è facile farsi carico di una società in serie C, servono risorse e un gruppo solido».

Si esprime a favore dei dirigenti a prescindere l'ex presidente biancorosso Ercole De Berardis: «Io sono sempre per i dirigenti, perché per gli altri fare il calciatore o l'allenatore è un mestiere, a volte anche ben retribuito, mentre fare il presidente vuol dire metterci passione, amore e denaro, oltre a significare tempo perso per la famiglia. Di base si cerca di fare sempre il meglio, anche se a volte non si riesce e si sbaglia. Non esprimo giudizi sulle persone, così come sono sempre per sostenere la società, che poi è quella che rimane».

Altro tifoso del Teramo calcio è il sindaco Maurizio Brucchi: «Sono pro Campitelli, perché è un imprenditore che prendendo una squadra quand'era sprofondata negli abissi, è riuscita a risollevarla, fino alla serie C, con un calcio che comunque porta tanti spettatori la domenica a vedere la partita».

Di contro, l'ex vicesindaco Dodo Di Sabatino, a sua volta storico sostenitore della squadra biancorossa, non si è sbilanciato in un verso o in un altro: «La mia è una posizione di terzietà, di equilibrio», ha detto, «il presidente ha delle colpe, ineludibili. E' pur vero che senza di lui probabilmente il Teramo calcio ora non sarebbe in Lega pro ma in Promozione». Ferma restando una netta presa di distanza dai fatti più violenti, ovvero dall’aggressione ai dirigenti operata da alcuni ultrà sabato scorso, Di Sabatino ha aggiunto: «Non mi sembra sia neanche da biasimare questa tifoseria, che ha avuto in larga parte un grande senso di responsabilità nel corso del campionato. Non sono né pro, né contro il presidente, ognuno ha le sue responsabilità».

Chiara Di Giovannantonio

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