Teramo, solo un pari ma tanti applausi

11 Gennaio 2015

Il Pisa prima sbanda e poi colpisce, rimedia Bucchi all’81’

TERAMO. È stata una grande partita, nella quale Teramo e Pisa hanno mostrato a fasi alterne la propria forza e le proprie debolezze. Si può definire il secondo esame di maturità superato dal Teramo dopo quello di Ascoli, e anche se il risultato – episodi alla mano – va stretto ai biancorossi ci si può e ci si deve accontentare. Intanto perché il Diavolo è stato costretto a rimontare ed ha acciuffato il pari a nove minuti dal 90’, ma soprattutto perché sul piano del gioco il Pisa – che è squadra da trasferta – ha avuto delle lunghe fasi di predominio. Lasciate perdere le dichiarazioni del dopogara, tipo «li abbiamo annichiliti» o «il Teramo è sei-sette volte più forte del Pisa». L’emotività, nei protagonisti, prende fatalmente il sopravvento. Una lucida analisi della gara dice invece che nei primi 25 minuti del primo tempo e nei primi 28 della ripresa, fino allo 0-1, i toscani hanno avuto il pallino in mano. Braglia ha scelto un 3-5-2 anomalo, perché sulle due fasce c’erano giocatori molto diversi: il terzino Costa a sinistra, l’ala Frediani a destra. Entrambi, però, erano alti e aggressivi al pari dei tre mediani. E questa pressione il Teramo l’ha sofferta, perché nella gestione del pallone continua ad avere il suo punto debole e questo, oltre alle caratteristiche individuali, fa sì che i suoi due esterni – specie Masullo – stiano troppo bassi. Eppure da un contesto tattico difficile il Teramo, che sembra avere una capacità di soffrire illimitata, è venuto fuori due volte. Prima nel finale di primo tempo, quando ha accelerato di colpo e messo il Pisa in grande difficoltà sfiorando il gol a ripetizione. Poi quando è andato in svantaggio, e qui è stato bravo Vivarini a metter dentro Di Matteo e Bucchi che, guarda caso, hanno confezionato la rete del pari. Ad essere ipercritici si potrebbe dire che Di Matteo doveva essere inserito prima per avere più spinta e più tecnica, ma c’è da scommettere che l’ex pescarese d’ora in avanti troverà molto più spazio.

L’iniziale occasione per Lapadula, che di testa anticipa il portiere in goffa uscita e incorna alto (8’), resta isolata in una serie di azioni pisane. La più pericolosa è un tiro ciccato da Frediani in piena area al 18’. Il Teramo aggredito balbetta, non trova le giocate e le distanze giuste, ma pian piano riemerge. E quando affonda fa male. Al 28’ il Bonolis esplode per un gol di Donnarumma vanificato però da un blocco irregolare di Scipioni, al 35’ un dubbio intervento di Iori su Cenciarelli in area fa gridare al rigore. Il Pisa bussa ancora con Arma (girata out al 37’), poi passa due minuti da incubo. Al 39’ da un angolo si scatena una mischia pazzesca in cui Speranza si vede ricacciare un primo tiro di testa sulla linea, Lapadula centra la traversa da due passi e ancora Speranza ci prova in spaccata ma Pelagotti fa il miracolo. Al 40’ Scipioni viene steso da Mandorlini mentre sta piombando in area: foto e tv dimostreranno che era appena fuori, l’arbitro dà il rigore tra grandi proteste pisane. Tre minuti dopo Donnarumma calcia male dal dischetto e Pelagotti (già tre penalty parati in stagione) ribatte.

La ripresa vede il Pisa riprendere in mano la partita. Solo un brivido per Tonti al 3’ su tiro ravvicinato di Floriano appena fuori, ma i nerazzurri s’installano stabilmente nella metà campo teramana e i biancorossi non riescono a uscirne. Iori ora sta più alto e attacca subito Amadio, Misuraca fa quasi il trequartista. Dai e dai, al 28’ proprio Misuraca dalla trequarti serve Costa – che stava in agguato a sinistra altissimo e largo – tagliando fuori sia Scipioni che Caidi, e il numero 3 dà al bomber Arma l’assist che non si può sbagliare.

Sembra una mazzata decisiva, invece il Teramo riemerge anche stavolta. Appena entrati Di Matteo e Bucchi fanno capire che la musica è cambiata confezionando una palla-gol per Lapadula il cui tiro al volo, leggermente deviato, centra in pieno la traversa (34’). Il tempo di pensare che la porta di Pelagotti è stregata e arriva l’1-1. Di Matteo prende palla a sinistra, si beve prima Mandorlini e poi Frediani (troppo offensivo per contrastare a dovere uno come lui: vero, Braglia?) e dal fondo mette dentro una palla tesa su cui Bucchi s’avventa d’anticipo, girandola di testa in rete. L’ultima emozione la dà ancora Di Matteo con un’azione personale che si chiude con un violento scontro frontale con Iori. Il pisano ha la peggio e subisce un colpo di frusta: sarà portato in ospedale ma poi dimesso

Il Teramo resta lassù, non è per caso. E il bello è che può ancora migliorare.

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