Teramo, un altro disastro casalingo

La Virtus Verona segna due volte nei primi venti minuti, poi regge: inutile il rigore segnato da Infantino nel finale
TERAMO. Niente da fare, il Teramo non ha alcuna intenzione di mettersi in salvo in anticipo. Il quasi rassicurante +5 sulla zona playout, conquistato grazie alla (fortunosa) vittoria di Bergamo, si riduce a un misero +2 dopo il tonfo casalingo contro la Virtus Verona. È il secondo ko in casa di fila che segue una vittoria in trasferta e, di fatto, la vanifica. Assurdo, dirà qualcuno. Normale, dice invece chi vede giocare sempre questo Teramo indecifrabile. Normale perché, se non hai una precisa identità, non puoi avere continuità.
Altre volte, l’ultima con la Fermana, il Diavolo era anche stato poco fortunato, ovvero aveva creato e sprecato occasioni. Ieri nemmeno questo. Inguardabile è l’unico aggettivo che si può spendere per il primo tempo dei biancorossi. Che alla prima palla messa nella propria area dalla Virtus Verona (un cross da destra di Onescu al 12’) prendono gol dal centrocampista Casarotto, libero di appoggiare a rete in beata solitudine a pochi passi da un titubante Lewandowski, nell’occasione non protetto da alcuno dei centrali difensivi, tutti misteriosamente fuori zona. La Virtus se ne sta rintanata e quando riparte gioca semplice, a un tocco, ispirata dal bravo trequartista croato Grbac (che Proietti ignora del tutto, colpevolmente). Al 18’ Manfrin spara una bomba di poco alta, due minuti dopo si ripete su punizione da oltre 25 metri. Il tiro a mezza altezza buca la barriera, rimbalza e s’infila alla destra di Lewandowski, tuffatosi in evidente ritardo. 0-2 dopo venti minuti, peggio di così non si poteva neanche immaginare. Il Teramo è sotto shock e fino all’intervallo il suo ovvio dominio territoriale non produce neanche una mezza occasione da rete, mentre al 44’ il veronese Danti spreca malamente il tiro del possibile 0-3. Per questa metà gara disastrosa sul banco degli imputati va anche Maurizi, che davanti ripropone Zecca (già visto tante volte in difficoltà in spazi stretti e puntualmente inutile anche ieri) e dietro lascia i tre centrali senza le dovute coperture.
Nella ripresa il Teramo va subito al tiro (fuori) due volte con Proietti e Zecca, pericolosamente, ma una ripartenza ospite che vede Caidi ribattere il tiro destinato in porta di Grbac spegne subito le speranze che il vento sia davvero girato. Maurizi all’8’ butta dentro Persia e Sparacello e passa al 4-4-2, sistema che con due interni (Spighi e De Grazia) sulle ali non viene granché bene. La Virtus allarga Grbac e Danti e risponde con un 4-3-3, poi nell’ultimo quarto d’ora il presidente-allenatore Fresco sceglierà il 4-4-2. L’unico episodio in cui il Teramo potrebbe riaprire i giochi è una punizione violenta di Ventola al 28’: il portiere non la trattiene e Infantino insacca da due passi, ma il guardalinee lo pesca in fuorigioco (dubbio). Poco dopo Ferrara divora la palla del 3-0 su assist del solito Grbac, poi filtra in area biancorossa e dà un assist dal fondo che i compagni sprecano. Maurizi si gioca Cappa all’ala destra e Barbuti secondo centravanti, allargando Sparacello; poi al 40’ manda il lungo Caidi a fare la terza punta centrale osando un 3-2-5 che sa di disperazione pura. Al 43’ Barbuti guadagna un rigore per mani di Sirignano e Infantino lo trasforma. Ma per rimontare è tardi. E, peraltro, la rimonta sarebbe stata immeritata. Il Teramo è questo, c’è poco da fare: destinato alla sofferenza fino alla fine.
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