Tesoretto Di Francesco l’arma in più della Virtus

14 Marzo 2016

L’attaccante, figlio dell’allenatore del Sassuolo, è un trascinatore Corsa e gol, così il calciatore è migliorato. E ora è lui l’uomo mercato

LANCIANO. La rivelazione a braccetto con il centravanti d’esperienza: Federico Di Francesco, giovane emergente, trascina la Virtus Lanciano nella vittoria a Salerno insieme a Nicola Ferrari, attaccante in cerca di riscatto. Vedere Ferrari “risorgere” dopo un’annata mediocre poteva essere un facile pronostico; non si può dire lo stesso per l’affermazione di Di Francesco, che qualcosina in più delle aspettative lo sta facendo. Di certo, nel suo primo vero campionato di serie B, si è affermato come uno dei trascinatori di questa Virtus, vincendo lo scetticismo che aveva accompagnato il suo esordio. I numeri stanno dalla sua parte: ha segnato 6 gol in 27 partite, e si lotta proprio con Ferrari, che ne ha realizzati altrettanti, il titolo di capocannoniere della squadra.

Di Francesco è nato nel 1994 a Pisa, perché allora il padre Eusebio, ora allenatore del Sassuolo, giocava da quelle parti. Già, il padre... Buona parte dello scetticismo forse era dovuto proprio a quell’etichetta, spesso ingombrante, di «figlio di» che ne ha accompagnato l’arrivo a Lanciano. Un’etichetta facile e sbrigativa, visto che Eusebio è l’allenatore rivelazione in Serie A. E poi durante il girone d’andata Federico non ha fatto faville, a onor del vero come un po’ tutta la squadra. In ogni caso ha messo fieno in cascina, accumulando esperienza e ritmo da Serie B che, nel momento del boom della Virtus, hanno reso ancora più evidente il suo salto di qualità. Se l’undici frentano ha iniziato a volare con Primo Maragliulo in panchina, Di Francesco è decollato qualche giornata prima: alla prima di ritorno, con la Pro Vercelli, ha segnato il gol della vittoria.

Cognome a parte, un discreto curriculum Federico ce l’aveva di suo: cresciuto nelle giovanili del Pescara, esordisce 18enne in A giocando 7 partite con i biancazzurri già avviati alla retrocessione. Ma il Pescara non ci punta: il cartellino passa al Parma, che lo presta al Gubbio in Prima divisione e poi proprio allo stesso Pescara, che gli fa giocare una partita in B. Gli serve Cremona per mettersi in mostra come si deve: con i grigiorossi ottavi nel girone A di Lega Pro, Federico gioca 27 partite e segna 5 gol. A fine anno è svincolato dal fallimento del Parma, e la Virtus si tuffa a capofitto nell’affare, perché sta cercando esterni d’attacco buoni per riproporre il 4-3-3. L’avvio di stagione è tutt’altro che felice per la squadra di Roberto D’Aversa, anche se Di Francesco nel precampionato fa vedere buone cose. Forma raggiunta in anticipo? «Correrà sempre così: è uno che se parte non lo prendi», assicura D’Aversa nella conferenza stampa dopo l’amichevole estiva col Latina. Col cambio di panchina, più che trasformarsi, Federico prosegue nell’evoluzione. Per lui tatticamente non cambia granché, come dice lui stesso dopo la vittoria sul Modena a chi gli chiede se si trova meglio in una posizione diversa: «Io ho sempre giocato così, anche nei mesi scorsi», risponde candidamente. Così, se nella Virtus di Maragliulo spesso si parla di tanti giocatori rinati, per Di Francesco è più corretto dire che prosegue il percorso di maturazione che lo fa diventare uno dei trascinatore dei rossoneri. E probabilmente sarà pure un uomo mercato: ha un contratto fino al giugno 2018, e tra i giovani di proprietà è l’unico le cui quotazioni siano aumentate in maniera considerevole. Definirlo una sorta di tesoretto non è del tutto sbagliato. È da vedere se è pronto per il salto di categoria, ma comunque oggi pare un giocatore maturo per la B. E se il buongiorno si vede dal mattino, tra qualche anno piuttosto che etichettare Federico come il figlio dell’allenatore Eusebio, sarà quest’ultimo a essere definito sbrigativamente il padre di Federico.

Andrea Rapino

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