Test contro la Fluminense Prandelli mischia le carte
Balotelli in panchina, il ct fa pretattica per non dare vantaggi agli 007 di Hodgson Segreto anche il modulo: potrebbe partire con il 4-3-3 per poi cambiare in 4-5-1
INVIATO A MANGARATIBA. «È molto probabile che contro la Fluminense non faremo una bella figura». Cesare Prandelli lo ripete come un mantra, chissà se per convinzione o per timore. Resta il fatto che a sei giorni dal debutto di questo Mondiale, l’Italia resta un cantiere aperto: con un direttore dei lavori, tanti muratori ma senza un progetto (tattico) ben definito. Perché il ct è partito col 4-3-1-2, sognando il 4-3-3 e ora ripiegando su un 4-5-1. Intanto andiamo a vederci questo test contro i brasiliani della Fluminense in programma allo Estadio da Ciadadania di Volta Redonda, città nello stato di Rio de Janeiro: calcio d’inizio alle 17.30 locali ovvero le 22.30 italiane. Ma non aspettatevi indicazioni interessanti perché sarà il festival delle riserve.
Dubbi e divorzi. Prandelli cerca di tenere chiuso lo scrigno delle idee e getta fumo sopra la testa degli 007 di Roy Hodgson. Oggi infatti l’Italia giocherà con una formazione che non vedremo mai neanche nelle partitelle alle 10 di mattina. La formazione iniziale sarà questa: Perin, Abate, Ranocchia, Paletta, Darmian, Thiago Motta, Parolo, Aquilani, Insigne, Cerci, Immobile. Può venire fuori un 4-3-3 mascherato ma anche questo è poco indicativo.
Un undici del genere ci ricorda molto il test contro Haiti pre-Confederations (finito malamente 2-2), quando Prandelli schierò un’Italia lontana parente di quella titolare, col tridente Gilardino-Cerci-Candreva, e centrocampo addirittura con Giaccherini e Diamanti.
Al di là di questa formazione che fa davvero poco testo, l’unica certezza è che la coppia annunciata è già scoppiata. Mario Balotelli e Antonio Cassano si sono allontanati, separati anche da Prandelli nelle partitelle a metà campo, quasi fossero poli di una calamita che si sono d’improvviso invertiti andando a respingersi.
Ma i gol chi li fa? Ipotizzando che l’Italia vada ad affrontare questo Mondiale col 4-5-1, nascono spontanee le perplessità sul potenziale offensivo. Per carità, sappiamo bene che mettere in campo tre, quattro attaccanti non significa segnare a raffica ne tantomeno vincere. Ce lo insegna anche la storia del calcio italiano. Però ci sono dei numeri che aumentano i dubbi.
Prendiamo ad esempio i gol segnati nell’ultimo campionato da questi undici giocatori: Balotelli 14 (3 su rigore), Candreva 12, Marchisio 4, Pirlo 4, Chiellini 3, De Rossi 1, poi ci sono De Sciglio, Barzagli, Abate e Verratti che non hanno mai segnato. In totale 38 gol (9 su rigore) in 38 giornate, una vera miseria. Considerate ad esempio che l’uruguaiano Luis Suarez nel Liverpool ne ha segnati 31 in 33 partite, e se ci aggiungiamo il suo partner Edinson Cavani (16 gol in 30 partite) ecco che raggiungiamo quota 47 solo coi due attaccanti. E parliamo dell’Uruguay, dunque una nostra avversaria nel gironcino iniziale.
Oltretutto in difesa non abbiamo una muraglia cinese ma dei centrali (Chiellini, Barzagli, Bonucci e Paletta) tutti con la lingua di fuori e vari acciacchi. Insomma, non è come al Mondiale del 2006 quando poteva bastare il golletto perché tanto dietro c’erano Cannavaro e Materazzi che non lasciavano passare neanche la polvere.
Riflessioni e valutazioni che sta facendo anche Prandelli. Ma non aspettatevi risposte stasera.
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