Tiene banco il caso Khelif: vertice tra Meloni e Bach

3 Agosto 2024

La premier vede il presidente del Cio dopo l’abbandono di Carini nella boxe Perentorio il capo del Comitato «L’algerina è una donna». L’Ungheria protesta

PARIGI. Angela Carini con la famiglia, l'insostituibile fratello Antonio, per mettersi alle spalle l'adrenalina emotiva vissuta nel fulmineo passaggio sul ring olimpico. Imane Khelif in palestra a preparare il suo secondo match di questi Giochi, i quarti del torneo di pugilato a cinque cerchi, contro Luca Anna Hamori. Ungherese, del Paese guidato da Orban. Per le due protagoniste della grande bufera politica che il loro combattimento a cinque cerchi aveva scatenato, le strade a Parigi si sono separate e chissà se si incroceranno di nuovo in futuro. Sulla questione, ovvero sull'identità femminile dell'algerina contro la quale si era scagliato mezzo mondo, il Comitato olimpico internazionale non arretra di un millimetro: «Khelif è donna» ha infatti ribadito il presidente Thomas Bach nell'incontro avuto con la premier Giorgia Meloni, con la quale è rimasto d'accordo di rendere la situazione più comprensibile perché la pugile iper-androgina «è una donna ed ha fatto competizioni per sei anni al livello internazionale», ha insistito il capo dello sport mondiale. «Condividiamo punti di vista e siamo d'accordo sul chiarire e migliorare il background scientifico di cui abbiamo parlato», ha aggiunto. L'obiettivo è risolvere la dicotomia di posizioni sui valori del testosterone che hanno portato l'ente pugilistico internazionale a fermare Khelif impedendole di disputare lo scorso mondiale. La vicenda ha scosso perfino il Cremlino: «È un peccato che il movimento olimpico internazionale si stia notevolmente svalutando. E diventi vittima di questi fenomeni pseudo-liberali, che rasentano talvolta la perversione», dicono dall'entourage di Vladimir Putin. «Provo imbarazzo istituzionale. La posizione del Coni è a tutela e difesa di Angela. Ci ho parlato settimane fa e da giorni, dopo il sorteggio, ci siamo confrontati sull'incontro contro questa pugile chiacchierata - ha detto il presidente del Coni Giovanni Malagò - Se uno si basa su aspetti estetici è chiaro che le riflessioni sono molto comuni e similari. L'algerina non ha fatto oggi il primo match della sua vita, sono almeno 8-9 anni che è nel circuito della boxe. Ha un passaporto che dichiara che è donna». Ora più che mai simbolo di un Paese che giudica la battaglia contro Khelif un accanimento irricevibile. E mentre il mondo continua a dividersi (in tanti inneggiano all'abbandono dell'azzurra, spingendosi a dire che avrebbe rischiato la vita se avesse proseguito il match), sui social Imane spopola: dall'Italia al Marocco, dal Brasile all'Australia la parola che ricorre è «proud». Insomma un orgoglio che diventa internazionale per la pugile, a cui i tifosi raccolti in queste ore dicono di andare avanti. Intanto Khelif prova a inseguire il sogno olimpico. Dovrà battere però l'ungherese Hamori. E se la sua federazione ha protestato ufficialmente con il Cio contro il match, lei non si tira indietro: «Non ho paura, la conosco, anche se non ci siamo mai incontrate», ha detto la pugile ungherese. Quanto alla decisione dell'azzurra Carini di abbandonare: «Io penso che non bisogna mollare mai».
Alessandra Rotili