Tifoseria spaccata tra pro e contro Campitelli

Gli ultrà lo contestano per il ritorno di Di Giuseppe, la tribuna lo difende fischiando i cori
TERAMO. Luciano Campitelli, dopo l’aggressione (a quanto pare non solo verbale) subìta da alcuni ultrà sabato, ha preferito restarsene a casa. Ma al Bonolis è stato lo stesso attore protagonista. A contestarlo in modo sistematico, con lo striscione che leggete nella foto accanto e cori a intervalli regolari, è stata la curva. A difenderlo, con un’altrettanto sistematica contro-contestazione agli ultrà, è stata una buona fetta della tribuna. Situazione surreale, che a un certo punto ha rischiato persino di degenerare in un’invasione della tribuna da parte di alcuni ultrà che non gradivano i “buu” e i “vaffa” ad essi indirizzati, ma prevedibile per chi conosce l’ambiente calcistico di Teramo.
Il ritorno di Marcello Di Giuseppe in casa Diavolo, improvvidamente annunciato giorni fa dal dg Gianluca Scacchioli in tv, è stato l’innesco di tutto questo. Il direttore sportivo di Roseto, che la giustizia sportiva ha pesantemente squalificato in quanto autore materiale della combine di Savona, sta collaborando con la società anche se non può ricoprire ruoli tecnici. La sua riapparizione ha scatenato la curva e il perché è riassunto in uno degli striscioni che già prima del match gli ultrà avevano disseminato sia in zona stadio che in centro città, questo: “Mdg - lo avete etichettato come artefice di tutti i mali, lo avete richiamato sputando di nuovo sulla nostra fede e i nostri ideali”. Insomma: oltre alla combine di Savona in sé, alla curva non va giù la sensazione di essere stata presa in giro. Perché Campitelli ha sempre discolpato se stesso incolpando Di Giuseppe, per poi smentirsi da solo richiamando il ds.
A seguire il Teramo, però, non ci sono solo gli ultrà. E nello zoccolo duro della tifoseria “normale”, se c’è chi dopo Savona ha preso le distanze dal patron, c’è anche chi difende Campitelli in quanto garanzia di continuità del calcio a Teramo a certi livelli. Savona o non Savona, a queste persone piace vedere la squadra del cuore impegnata in campionati importanti e in questo momento storico la città e il suo hinterland non offrono nessuna possibilità di rimpiazzare un imprenditore come Campitelli, che nel calcio investe milioni.
Piazza spaccata, dunque. Ma alla fine, ieri, non è successo nulla che sia andato oltre le male parole.(d.v.)
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