«Tiki taka nel sangue per salvare il Pescara»

Machin: ho iniziato con il futsal, il Barcellona mi ha forgiato e ora voglio la A
PESCARA. Dal Barcellona alla Roma, fino al Pescara. Jose Machin, per tutti Pepin, soprannome che si porta dietro da una vita, è un centrocampista di 21 anni, cresciuto a pane e tiki taka nel Barcellona. Guineano con passaporto comunitario, figlio della Masìa che, però, ha dovuto cercare spazio altrove per potersi mettere in mostra. Jose è passato al Malaga, nelle giovanili, dove ha fatto vedere colpi incredibili che hanno portato la Roma a comprarlo (400mila euro) a soli 18 anni strappandolo alla concorrenza del Milan. In giallorosso ha trovato poco spazio ed ecco, che, dopo i prestiti di Trapani, Lugano e Brescia, è arrivato a Pescara, dove sta cercando di trovare un nuovo trampolino di lancio, come ha raccontato al Centro.
Machin, a Brescia ha giocato tanto, titolare quasi inamovibile, ha segnato un gol proprio contro il Pescara e poi a gennaio ha scelto la maglia biancazzurra. Finora, però, ha giocato poco. Se l’aspettava così questa nuova avventura?
«No, assolutamente. Mi aspettavo di giocare di più. A Brescia avevo fatto bene e pensavo di avere più spazio qui a Pescara. Questo non è successo, ma sono gli allenatori che decidono e avranno avuto i loro buoni motivi. Forse è stata anche colpa mia che non ho mantenuto i livelli di Brescia».
Che idea si è fatto del Pescara?
«Secondo me è una squadra forte, molto forte. Non merita questa classifica e non mi sarei mai aspettato di giocarmi la salvezza. Forse in alcuni frangenti non abbiamo avuto la giusta cattiveria, ma adesso dobbiamo tirarla fuori. Abbiamo qualità e dobbiamo uscire da questo periodo negativo».
Il primo impatto con Pillon?
«Mi ha fatto una gran bella impressione, può aiutarci tanto in questo momento e sta cercando di tirare fuori il meglio da ognuno di noi. Ha fatto cose semplici e già a Palermo si sono visti i frutti. La squadra è messa bene in campo e con molta più personalità».
Si aspetta una maglia da titolare?
«Lo spero. Mi sono sempre allenato al massimo con tutti i tecnici che ho avuto e sono a disposizione».
Lei nasce in Guinea, ma è vissuto in Spagna. Come è arrivato in Europa?
«Avevo un anno e mia madre si è trasferita dalla Guinea in Spagna, a Tarragona, portando me e mio fratello, calcolando che in famiglia siamo in cinque: ho tre fratelli e una sorella. Mio padre, con il quale non ho rapporti, è rimasto in Guinea».
La passione per questo sport come è nata?
«Da bambino giocavo a calcio a 5 e poi sono passato a quello a 11. Ho sempre avuto in testa di giocare a calcio e, poi, nel tempo, è diventato il mio lavoro. Mio fratello giocava a futsal e ho iniziato anch’io. Io giocavo davanti, facevo gol, mentre gli altri difendevano. La prima esperienza a 11 è stata nel Floresta».
Inizia a giocare nel Floresta, poi, nel 2004, arriva la grande chiamata.
«Sì, vado al Barcellona. Avevo 7 anni e, durante un torneo, degli osservatori del Barça mi hanno notato e sono andato a giocare lì. Sono stato in blaugrana per sei anni».
Il modello Barça è davvero così unico come si narra?
«Sì, è vero. Lì mi hanno insegnato i fondamentali di questo sport. Il famoso tiki taka. Nel Barcellona ti formano come calciatore ed è una scuola perfetta. Tutte le squadre delle giovanili giocano 4-3-3 e fanno gli stessi allenamenti e movimenti della prima squadra. È questa la loro filosofia di calcio. Il Barcellona mi ha dato l’idea di gioco, di tenere il pallone, di fare possesso, di giocare e non di rincorrere l’avversario».
È il club migliore al mondo?
«Come settore giovanile ed idea di gioco sì».
Il suo idolo chi è?
«Cristiano Ronaldo».
Senza calcio che cosa avrebbe fatto?
«Mi sarebbe piaciuto fare il cantante. Adoro la musica rap. Nel tempo libero mi piace cantare e ascoltare musica a tutte le ore. Altrimenti mi sarebbe piaciuto fare il modello. Un mio amico fa questo lavoro, ho seguito qualche sua sfilata e mi piace il mondo della moda».
Lei è arrivato in Italia dopo che la Roma lo ha strappato alla concorrenza di Milan e Tottenham.
«È vero. Sono arrivato alla Roma e nel 2015 ho vinto lo scudetto Primavera. In prima squadra ho fatto qualche panchina, ma, secondo il club, forse non ero pronto e maturo e hanno deciso di mandarmi in prestito prima a Trapani, poi a Lugano, Brescia e Pescara».
I suoi obiettivi quali sono?
«Vorrei fare una grande carriera, sarebbe bello farlo nella Roma visto che ho ancora il contratto fino al 2019».
Il prossimo campionato non le piacerebbe restare a Pescara?
«Mancano ancora delle partite, quelle più importanti. Se dovessi trovare una giusta continuità potrei anche pensarci».
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