Torre: io ex testa calda ora faccio gol per rivalsa

28 Dicembre 2019

L’attaccante del Pontevomano: «Più mi dicono che sono finito e più segno Il calcio è divertimento, ma comporta anche dei sacrifici che vanno remunerati»

Si definisce un ex testa calda, calcisticamente parlando. Ex perché adesso, a 31 anni, è maturato ed è diventato più assennato. E continua a fare gol. È arrivato a quota 10 in questa stagione Giovanni Torre, attaccante del Pontevomano (Eccellenza), che domenica scorsa ha messo a segno una doppietta nella gara vinta a Città Sant’Angelo contro la Rc Angolana. Napoletano di origine e abruzzese di adozione. Dal 2009 quando arrivò, dal Melfi (in C2), al Morro d’Oro, in serie D. Si è stabilito a Notaresco e gestisce un’attività commerciale a Giulianova. Ha girato l’Abruzzo del pallone: Morro d’Oro, Montesilvano, Atri, Carsoli, Mosciano, Mutignano, Torrese, Piano della Lente, L’Aquila e Pontevomano. In alcuni club è stato anche due volte in questi anni. Ad esempio nel Pontevomano dove era stato già nella stagione 2015-2016. «Non ho difficoltà ad ammetterlo», sostiene Torre, «avevo e ho il mio caratterino. Però, con il tempo sono maturato».
Senza perdere la confidenza con il gol. «Quest’anno sono già arrivato in doppia cifra, nonostante sia partito dovendo smaltire un infortunio (rimediato nella passata stagione all’Aquila, ndr). Ho segnato nove gol nelle ultime nove gare, non mi posso lamentare». Il Lanciano, alla ripresa del campionato, è avvisato. Tra l’altro proprio ai rossoneri ha segnato il primo gol stagionale all’andata allo stadio Biondi. «Che cosa mi spinge ad andare avanti? Una sorta di spirito di rivalsa, perché da un po’ di tempo a questa parte infortuni e acciacchi mi stanno tormentando e tutti mi hanno etichettato come un giocatore finito. Ma finito non sono e lo dimostro con i gol. Vado avanti per dimostrare che posso essere ancora utile. Abbiamo l’obiettivo della salvezza e la rosa è un po’ corta, anche per via dell’infortunio di Pallitti. Lo vogliamo centrare a tutti i costi». Il calcio non è un’ossessione per Torre. «Sono napoletano e simpatizzante del Napoli, ma non è una ragione di vita per me che sono andato via dalla mia città a 15 anni. Guardo la Champions, Mondiali ed Europei, calcio di alto livello; per il resto il pallone non è al centro della mia vita. Cerco di crearmi delle alternative sul piano degli interessi personali».
Come si descriverebbe sul piano tecnico? «Una prima punta discretamente abile nel gioco aereo e bravo ad attaccare gli spazi». Con un buon fiuto del gol, verrebbe da aggiungere. Però, guardando la carriera una domanda sorge spontanea: come mai ha cambiato così tante squadre? «Nel calcio servono qualità tecniche, certo. Ma anche fortuna e le giuste conoscenze per fare carriera. Io credo di non avere rimpianti, perché mi sono divertito giocando a pallone. Ma il calcio non è solo divertimento. È anche sacrificio. Anzi, tanti sacrifici durante la settimana e alla domenica. Che vanno retribuiti. E laddove questi sacrifici non vengono riconosciuti io saluto e vado via».
In estate ha lasciato un posto in fabbrica. «Non mi andavano bene alcune cose e ho tolto il disturbo. Io sono fatto così». Un bel tipo questo Torre.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA