Torreira: grazie Pescara sono diventato un uomo

12 Ottobre 2016

Il centrocampista della Samp: Oddo decisivo per la mia maturazione

PESCARA. Appena un paio d’anni a Pescara, ma Lucas Torreira ha lasciato il segno nel pianeta biancazzurro: vuoi per quello che ha fatto in campo vuoi perché la sua cessione alla Sampdoria ha fruttato un paio di milioni di euro alle casse sociali, oltre al cartellino di Fornasier. Sabato (ore 18), quindi, per la prima volta l’Adriatico-Cornacchia riabbraccerà uno degli artefici del trionfo ai play off andati via in estate. In Abruzzo è arrivato nel 2014 – grazie ai buoni uffici di Roberto Druda, oggi consigliere d’amministrazione del Pescara – che era un trequartista, Oddo l’ha trasformato in regista e alla Sampdoria si è guadagnato la considerazione di Marco Giampaolo nonostante la concorrenza di Cigarini. A 20 anni Torreira si sta affermando anche in serie A e alla vigilia del ritorno a Pescara ha affidato, in esclusiva, al Centro il suo pensiero.

Torreira, per lei sarà la prima volta da ex.

«Certo, e sarà anche una partita speciale, perché Pescara e il Pescara mi hanno dato tutto, in campo e fuori. Mi hanno fatto diventare un uomo, mi hanno insegnato che cos’è la vita».

Era il 2014 quando è giunto a Pescara dall’Uruguay.

«Ricordo bene. Sono stato subito aggregato alla Primavera, ho giocato qualche partita con Federico Giampaolo (fratello di Marco, oggi allenatore della Sampdoria, ndr): mi schierava attaccante».

Lei però era un trequartista.

«Certo, ma la stagione successiva, con Massimo Oddo, sulla panchina della Primavera del Pescara, è iniziata la mia mutazione tattica, visto che il mister mi ha fatto giocare da regista di centrocampo».

Dalla Primavera alla prima squadra.

«Prima l’esordio in B a Varese, poi l’avvento di Oddo e la progressiva maturazione. Devo molto a Oddo, la sua è stata una figura importante sia in campo che fuori».

Vi sentite?

«Spesso, anche di recente, dopo una partita del Pescara che avevo visto in televisione».

Il Pescara non ha ancora vinto una partita sul campo.

«Spero non inizi sabato! A parte gli scherzi, gioca un buon calcio e alla lunga, vedrete, conquisterà la salvezza. Ho avuto un momento difficile l’anno scorso per via di un infortunio, avevo perso il posto da titolare, eppure lui mi stava sempre dietro. “Non mollare, arriverà il tuo momento”, diceva. E così è stato. Mi sono goduto il trionfo di Trapani, il momento più bello della mia carriera».

Ci parli del suo rapporto con Oddo.

«Lui è bravo. Capisce di calcio, fa giocare tranquilla la squadra. Dà serenità ai giocatori. Con lui ogni allenamento diventa un divertimento, non avverti la fatica fisica. E se ti alleni bene, poi la prestazione viene da sè».

Che cosa le manca di Pescara?

«Non tutto, ma quasi. La città, il convitto, i ragazzi della Primavera. Tante cose. Ora sono diventato un uomo: ho una casa tutta per me e devo farmi anche da mangiare...».

Amici nel Pescara?

«Tanti, praticamente tutti».

In particolare?

«Benali e Mitrita, ma tutti. Ad esempio, Campagnaro sempre prodigo di consigli. Oppure Brugman, uruguaiano come me».

Si somigliano Oddo e Giampaolo?

«Tanto. Idee diverse, ma tutte finalizzate a far giocare un buon calcio. E io mi trovo bene».

Il momento più difficile a Pescara?

«Due essenzialmente: appena arrivato in Italia, quando avevo nostalgia del mio Paese, e l’anno scorso, quando mi sono fatto male, ma devo dire che il Pescara è stata una grande famiglia per me».

Che cosa si sente di dire a Oddo?

«Gli faccio un grosso in bocca al lupo. Magari sarà un po’ arrabbiato sabato nel vedermi con un’altra maglia...».

Che accoglienza si aspetta?

«Buona, spero. Pescara è sempre nel mio cuore».

@roccocoletti1

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