Torricelli: «La Juve ora ha le basi per vincere»

L’ex difensore e Tacconi stasera a Ortona per la cena di beneficenza del club Anima Bianconera
ORTONA. Quando si parla di una favola calcistica il primo nome che viene in mente è quello di Moreno Torricelli, l’ex difensore della Juve degli anni Novanta. L’ex falegname che arriva sul tetto del mondo del pallone, che passa dalla Caratese (serie D) alla Vecchia Signora. E vince tre scudetti, due Coppe Italia, due Supercoppe Italiane, una Coppa Uefa, una Uefa Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa Uefa. Oltre a far parte della spedizione azzurra dei Mondiali del 1998. Sarà anche lui questa sera a Ortona, con Stefano Tacconi, alla cena di beneficenza (tutto esaurito) a favore dell’Agbe organizzata dal club Anima Bianconera, all’hotel Mara. «Un po’ alla volta sto conoscendo l’Abruzzo. E questa volta andrò sul mare. Per quanto riguarda l’evento, io sono propenso a questo tipo di attività: dare un aiuto ai bambini e un supporto alle famiglie e fare beneficenza è veramente magnifico».
Lei è originario della Brianza, oggi dove vive? «In Valle d’Aosta, a Lillianes».
Addirittura? «Per amore si fa questo e altro».
L’amore calcistico è colorato di bianconero. «Ci mancherebbe! Ha segnato la mia vita professionale. Una favola, come si dice solitamente».
Come giudica la stagione della Juve? «Dopo diversi anni rivincere la Coppa Italia è già qualcosa. L’obiettivo Champions è stato centrato. Diciamo che la stagione è positiva. Anche se la Juve è sempre esigente. Però, per tornare a primeggiare bisogna porre delle basi. Ecco, ora le basi ci sono. Bisogna fare delle scelte e non possono essere sbagliate».
A cominciare dall’allenatore.
«Leggo di Thiago Motta, spero sia il tecnico giusto per tornare a vincere».
L’avvocato Gianni Agnelli che cosa avrebbe detto di Allegri? «Probabilmente, avrebbe usato le stesse parole di ringraziamento di Andrea Agnelli. Allegri era ed è un vincente nella storia della Juve. Per lui solo parole di elogio».
Il divorzio non è stato dei più belli? «Io ho avuto la sensazione che Allegri fosse in trance agonistica la sera della finale di Coppa Italia. E non si sia reso conto di quello che ha fatto. Ha vissuto un momento di tensione che non è riuscito a gestire come ha dimostrato di poter fare sempre. E’ stata un’eccezione che conferma la regola di un tecnico vincente e con stile».
La sua storia invece?
«Particolare. Pochi calciatori hanno fatto un salto come il mio, dai dilettanti alla serie A. Una storia rara, ma dimostra che con la forza di volontà si può arrivare dove nessuno osa immaginare».
Il momento più bello della sua carriera?
«Tutti, 13 anni di momenti belli. Anzi, bellissimi».
Qual è stato l’avversario che l’ha fatto soffrire di più?
«Ginola del Paris Saint Germain».
Geppetto perché?
«Fu Roberto Baggio ad affibbiarmi questo nomignolo appena arrivato in ritiro. Ero un ex falegname e quindi ecco Geppetto».
Fosse per lei chi sceglierebbe per la panchina?
«Uno dei miei ex compagni di squadra. Montero è il mio idolo. Ma ci sono tante figure che potrebbero sedere sulla panchina della Juve: da Conte a Zidane, passando per Paulo Sousa. Ma lo dico perché sono miei amici».
Lei ora che cosa a 54 anni?
«Faccio parte di un progetto che si chiama “Allenarsi per il futuro”. Andiamo a incontrare ragazzi offrendo percorsi PCDO è molto bello perché riusciamo ad arrivare a questi ragazzi per il loro bene e la loro crescita e per il futuro attraverso lo sport. Del gruppo fanno parte ex sportivi, ci sono la Cacciatori, Chiappucci e tanti altri».
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