Tra caos e avvocati finalmente è possibile sognare

24 Agosto 2018

Si ricomincia ed è palpabile il senso di smarrimento  dopo un’estate trascorsa nell’incertezza dei ripescaggi

Ce la ricorderemo questa estate. E non ci piacerà per niente. L’estate del pallone rimbalzato dentro troppe stanze e aule di tribunali, sgonfiandosi inevitabilmente. L’estate che non era neanche cominciata e già doveva raccontarci della “lite” tra Frosinone e Palermo, un minuto dopo il fischio finale (già, ma c’era poi stato il fischio finale quella sera?) della partita che chiudeva la scorsa stagione di B.
E poi il processo al Foggia. L’esclusione del Cesena, del Bari e poi anche dell’Avellino (50mila spettatori totali, a partita, di media, spariti dentro il buco nero di problemi amministrativi senza soluzione). Il caso plusvalenze di Chievo e ancora Cesena, con il Crotone alla finestra, infuriato. Il “caso” Spezia-Parma. Il caos totale dei ripescaggi… Fino alla complicatissima serata della compilazione del calendario lo scorso 13 agosto e alla minaccia di sciopero dei calciatori. Si parte o non si parte?
L’estate dei verdetti e dei ricorsi, delle parole incendiate e di quelle che abbiamo imparato a conoscere (come NOIF, acronimo di Norme Organizzative Interne Figc), dei giornali sfogliati provando a capire il mondo nuovo che andava scoprendosi. L’estate pure della rivoluzione in tv.
E il mercato? Sottotraccia (anche se molte hanno fatto la rivoluzione). E il gioco del “chi vince quest’anno”? C’è altro a cui pensare. Le certezze? Figuriamoci.
Eppure si muove, quel pallone. Lo dobbiamo rigonfiare, nonostante tutto. Perché, oggi, si comincia. Con 19 squadre (un’anomalia che non si verificava da cinquant’anni), con quasi mezzo organico stabilito da un giudice e non dai gol di un centravanti, con un po’ di ricorsi ancora “vivi”, ma si comincia.
E già la prima giornata sarebbe un invito ad appassionarsi, a crederci ancora, a sperare che, alla fine, saranno di nuovo i centravanti quelli decisivi per davvero.
Perché alla prima giornata il campionato si apre con il Brescia di David Suazo (uno dei tre allenatori debuttanti; gli altri due sono Marcello Chezzi che il Carpi ha scovato in D e Cristiano Lucarelli a cui Spinelli ha affidato la panchina del “suo” Livorno”) contro il Perugia di Alessandro Nesta che, dopo il non brillantissimo debutto alla fine dello scorso torneo (due sconfitte su due), ha una voglia matta di far vedere quello che vale.
E il derby Verona-Padova? Vediamo se Fabio Grosso scalderà subito il Bentegodi. E Salernitana-Palermo? Ricominciano esattamente come avevano lasciato, nell’ultima notte dello scorso campionato. E il posticipo tra Benevento e Lecce? Cristian Bucchi ha lo “squadrone” per vincere.
E il Pescara a Cremona? Bepi Pillon è bello carico e Andrea Mandorlini è una storia del passato che ancora infiamma i ricordi.
Ce n’è, ce n’è. Ed è solo l’inizio di quel viaggio lungo e bellissimo che è la B, come ogni volta. Perché la B è quel campionato che ribalta tutti i pronostici e lo fa quasi ogni mese da qui fino alla sua conclusione, che ti tiene incollato con i pensieri fino all’ultimo secondo, che lancia i ragazzi che diventeranno star. Ma, mai come questa volta, si comincia e lo senti che il senso di smarrimento della gente va anche oltre la voglia di vederlo rotolare di nuovo, quel pallone.
Perché troppo scura e troppo urlata è stata, fino ad ora, questa “stagione di mezzo”. E sotto l’ombrellone la domanda era, purtroppo: ”Ma che succede adesso?” e non: “Chi abbiamo comprato?”.
Servisse almeno da insegnamento: regole nuove, solide, inattaccabili. È necessario, è vitale, per la gente che guarda, che tifa, che s’appassiona e per tutto il sistema che regge questo show.
Noi ci meritiamo un campionato di centravanti e non di avvocati. Mai più un’estate così.
* giornalista
SkySport
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