Tracollo Inter, l’ira dei tifosi Mai così male da 35 anni

15 Maggio 2017

MILANO. Non ci sono rimedi, nè cura per l’Inter che viene sconfitta dal Sassuolo a San Siro per 1-2 (doppietta di Iemmello, accorcia Eder). Non bastano le punizioni dei ritiri, nè i richiami della...

MILANO. Non ci sono rimedi, nè cura per l’Inter che viene sconfitta dal Sassuolo a San Siro per 1-2 (doppietta di Iemmello, accorcia Eder). Non bastano le punizioni dei ritiri, nè i richiami della società, nè le proteste degli ultras, nè l’esonero drammatico di Stefano Pioli, nè le reprimende di Mister Zhang: l’elettroencefalogramma del momento nerazzurro è una linea completamente piatta. Era dal 1982 che l’Inter non precipitava così in basso: otto partite, due punti appena. Un record negativo. Stefano Vecchi non può fare molto, cede anche alla pressione dei tifosi che gli chiedono di schierare Gabigol, ma non c’è sortilegio che possa trasformare l’Inter da rospo in principe.
Ieri i veri protagonisti sono stati i tifosi che hanno messo in scena una delle proteste più pittoresche della storia della Curva Nord. Prima fischiano tutti i giocatori mentre lo speaker annuncia la formazione di casa, bersagliando soprattutto Icardi, capitano più di ventura che della squadra. Poi, arriva lo striscione: «Sulla stagione 2016-2017 stendiamo un velo pietoso». E, in effetti, srotolano il “velo pietoso”, un drappo bianco che ricopre quasi tutto il settore. Nel mirino anche la società, colpevole di essere lontana e assente, e poi i fischi, tanti e sonori. Alla fine l’abbandono: gli ultras lasciano lo stadio e vanno a pranzo, applauditi da tutto lo stadio. I giocatori litigano in campo, a dimostrazione di uno spogliatoio lacerato, sono svogliati e indolenti. Walter Sabatini è il primo uomo di una nuova rivoluzione, ma servirà molto di più. Un allenatore forte, una società unita e non spezzata in due tronconi come è ora, giocatori degni di un club glorioso come l’Inter. Non c'è da perdere tempo, non si possono inseguire i sogni, come quello di Antonio Conte, ma lavorare sul possibile. Come possibile poteva essere chiudere la stagione con onore.
«Tutto da buttare? No», commenta Stefano Vecchi a fine gara, «il risultato è indubbiamente da cestinare; diverso invece il discorso sulla prestazione della squadra. Nei primi 30 minuti abbiamo fatto una buona gara, colpendo anche un palo; poi siamo stati puniti al primo tiro in porta dei nostri avversari, su un’azione nata da un nostro errore grossolano. Non dobbiamo però piangerci addosso». Più tagliente Eder: «Bisogna guardarsi dentro. Chi vuole restare deve avere la personalità di dire che vuole rimanere. Chi non vuole, deve dire alla società che non vuole restare all’Inter. Anche la società deve essere sincera con noi giocatori, il prossimo anno non si può sbagliare». Parla anche Handanovic e la sua analisi è schietta e sincera: «Capisco i tifosi. Da cinque anni sono qui e vedo sempre le stesse situazioni, hanno ragione. L’Inter non può essere settima o ottava come da cinque anni. La pazienza c’è ma fino a un certo punto».