Tre scatti di Aru, Contador è sempre lì

Il sardo attacca a Campitello Matese. La maglia rosa acciaccata risponde e con 2” di abbuono al traguardo volante va a +4”
INVIATO A CAMPITELLO MATESE. Chilometro 44, Sora. La tappa chiave del Giro d’Italia, Fiuggi-Campitello Matese è partita da meno di un’ora perché l’andatura del gruppo è folle. Alberto Contador, la maglia rosa, menomata della caduta di Castiglione della Pescaia, che doveva difendersi dagli attacchi dei rivali dopo la tregua di venerdì, sprinta per un pugno di secondi d’abbuono. Arriva secondo: ne conquista due e porta a quattro il vantaggio su Fabio Aru. Un’inezia, in un Giro in cui tra 10 giorni i distacchi tra i primi si conteranno in minuti.
Il ciclismo però è fatica, ma anche psicologia. Con quello sprint, che nessuno, proprio nessuno, si aspettava, ieri il Giro d’Italia si è infiammato ancor di più. Perché Contador ha spazzato via tutti gli alibi.
Avrebbe fatto lo sprint del traguardo volante se non si fosse sentito sicuro di competere con i rivali in una tappa dura e corsa, per buona parte, sotto la pioggia? No.
Ecco, la giornata chiave ha avuto un primo sussulto, dunque, in Ciociaria. La sfida Contador-Aru poteva continuare. Al solito la frazione è vissuta su una fuga da lontano. Tra i fuggitivi il volitivo Franco Pellizotti (Androni, una squadra che si esalta negli attacchi quotidiani), Manul Bongiorno (Bardiani), Carlos Betancur (Agr2, promessa mancata?) e il polacco Niemec, di cui omettiamo il nome perché con otto consonanti e due vocali, per diversi km virtuale maglia rosa. Ma Campitello Matese chiama i big. Sarebbe imperdonabile per gli avversari della maglia rosa non testarne direttamente le condizioni.
Fabio Aru a inizio della salita mette davanti i suoi. A tirare forte, quasi 30 orari su pendenze non impossibili, ma comunqie sempre superiori al sei per cento. Avrebbero fatto comodo a Domenico Pozzovivo, caduto lunedì nella terza tappa in Liguria e ieri tornato in carovana, sebbene in abiti borghesi, per assistere alla tappa (splendido).
A cinque km dalla vetta Fabio Aru accende la miccia. Uno scatto secco. Contador, che lo seguiva di tre posizioni, non si scompone, si alza sui pedali, ricuce. Non dà mai l’impressisone di cedere. Mai.
Neanche “topone” Richie Porte la dà. Ricordate Tony Rominger, lo svizzero anni primi anni Novanta detto “topone”? Si accontentava al Tour di finire dietro a Miguel Indurain, non vorremmo che il tasmaniano faccesse altrettanto con Contador, ma finora è stato sempre a ruota. Anche Rigoberto Uran (Etixx) a Campitello Matese non è deragliato dopo gli schiaffi della prima settimana. Aru prova altre due volte ad allungare senza successo, poi manda avanti il fido Mickel Landa, che ha sfiora la vittoria giungendo secondo, ma si posiziona nella generale a 42” da Contador. Davanti a lui, superstite della fuga del mattino, un bravissimo Benat Intxausti (Movistar) altro basco.
Chiusura per lo spettatore incauto che a Catiglione della Pescaia aveva fatto cadere Colli: si è fatto vivo con un comunicato. In venti righe s’è detto dispiaciuto, chiede di incontrare il ciclista, fa gli auguri a lui e a Contador per il Giro. Desaparecida la parola scusa. Se taceva forse era meglio.
@simeoli1972
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