Trionfo della Norvegia ma a vincere è la Corea

Dai segnali di pace tra Nord e Sud ai 13 miliardi di dollari di strutture
PYEONGCHANG (COREA DEL SUD). I Giochi non lasceranno un buco nel bilancio coreano, conti in regola e, assicurano qui, nessun timore di fare la fine della Grecia post Atene 2004. Ma il lascito di PyeongChang, un borgo o poco più di 40mila anime, montagne basse e tanto freddo, sulla carta è diverso da quello delle altre precedenti Olimpiadi: lo ha ricordato anche Thomas Bach, il presidente del Cio nel giorno in cui cala il sipario sulla XXXIII edizione della rassegna invernale, che saluta il mondo tra tradizione e futuro. È il valore simbolico di cui sono permeati questi Giochi a renderli «straordinari» al di là dei risultati sportivi e organizzativi. Quello che sembrava impossibile fino a due mesi fa, la neve e il ghiaccio lo hanno reso concreto: il disgelo tra le Coree e un passo avanti verso il sogno della riunificazione. «Sono state grandi Olimpiadi per il messaggio che hanno saputo veicolare, le due Coree sono tornate a parlarsi attraverso lo sport: ora tocca ai politici fare il resto». Giochi complicati prima del via, ma resi subito più semplici dopo la stretta di mano tra Nord e Sud che ha fatto della cerimonia inaugurale un evento epocale. Che non si è ripetuto in chiusura: in tribuna sempre il presidente Moon, primo testimonial di questi Giochi, per gli Usa Ivanka Trump e poco distante la delegazione di Pyongyang, guidata da Kim Yong-chol, ex capo dei servizi segreti poco amato da queste parti Dentro lo stadio, hanno sfilato quel che è rimasto degli atleti: l'Italia con Arianna Fontana, le tre medaglie al collo, portata in trionfo, il tricolore invece stretto nelle mani di Carolina Kostner. Le due Coree scorrono nello stadio quasi mischiate, ma ognuna ha il suo alfiere e la sua bandiera stavolta. Nel finale la Russia, portata in Corea sotto l'insegna anonima Oar, non ha avuto il via libera per presentarsi con i propri colori. I russi, che avevano pagato col bando il doping sistematico di Sochi 2014, hanno sbagliato ancora perché tra i quattro trovati positivi qui due sono stati loro atleti. Il Cio ha detto no, confermando il divieto: ma a riflettori spenti tra non molto avverrà il reintegro nella famiglia olimpica. Giochi che si chiudono con un numero record i partecipanti, quasi tremila atleti, tra loro i 22 del Nord, che non hanno vinto, ma sono stati sempre sotto i riflettori, sostenuti dalle oltre 200 cheerleader per il tifo organizzato mandato da Pyongyang. Al di là delle medaglie, tante le emozioni concentrate in quindici giorni di adrenalina e sogni. Del resto la Corea li ha voluti fortemente i suoi Giochi della neve, trent'anni dopo quelli estivi: per mostrare al mondo un Paese moderno e accogliente. Tredici miliardi di dollari investiti il cui fiore all'occhiello sono le infrastrutture che resteranno per i coreani. Prima fra tutte il treno ad alta velocità che collega questo angolo freddo alla capitale. PyeongChang saluta, ma i Giochi restano in Asia, e per il 2026 Bach ha annunciato il ritorno in sedi più tradizionale. Milano e l'Italia sperano. Intanto appuntamento tra quattro anni a Pechino, prima però lo show estivo a Tokyo.
Il medagliere. La Norvegia regina delle nevi vince il testa a testa finale sulla Germania e domina il medagliere. Gli Usa scivolano giù, traditi soprattutto dai big dello sci. Mosca paga la squalifica doping e l'assenza dei suoi atleti di punta, a favore tra l'altro proprio dei norvegesi. L'Italia chiude dodicesima, mentre per la Corea è boom. Racconta tutto questo la nuova mappa dell'oro. La Norvegia si conferma paese leader degli sport invernali. In Corea nessuno è riuscito a fare meglio degli scandinavi che tornano a casa con un bottino record: 39 medaglie (13 in più di Sochi 2014, 16 in più di Vancouver 2010 e 20 in più di Torino 2006), tra cui brillano 14 ori. Sull'exploit norvegese aleggia però l'ombra di un documentario della tv svedese SVT, nella quale si dà da voce al cronista dell'Ard che indagò per primo sul doping di stato russo: perchè, è la sua domanda, il 70 per cento degli atleti norvegesi presenti a PyeongChang hanno ottenuto l'esenzione per i farmaci antiasma?
La regina dei Giochi è la fondista norvegese Marit Bjoergen che ieri ha vinto la 30 chilometri di fondo, portando a quota 15 (otto ori, quattro argenti e tre bronzi) il bottino di medaglie ai Giochi e diventando la terza atleta più medagliata di sempre alle Olimpiadi dopo il nuotatore statunitense Michael Pheps e la ginnasta russa Larisa Latynina.

