Tripudio di colori e canti tra le tifoserie

Bel clima di amicizia sportiva con feste e barbecue sulle strade di Genova
GENOVA. Un caldo sole settembrino saluta il ritorno dei biancazzurri a Marassi, la prima volta dopo quel pomeriggio da cani del gennaio 2013, quando tra fiocchi di neve e vento gelido la squadra di Bergodi prese 6 rumorosi schiaffi dalla Sampdoria, primi segnali di un declino tanto improvviso quanto inarrestabile.
Altra squadra, stavolta gli onori di casa li fa il Genoa di Juric, altro clima. Sotto tutti i punti di vista. Sul piano tecnico, perché improbabile anzi improponibile qualsiasi accostamento tra questa e quella squadra, ma soprattutto ambientale. Ben altri i raporti fra la tifoseria del Grifone e quella biancazzurra. E ne guadagna lo spettacolo all'interno dello stadio – circa 20mila spettatori – un tripudio di colore e calore, cori e canti, per una volta privi di becere intolleranze. Sotto il profilo dei decibel ovviamente non c'è partita, troppo più folta la torcida rossoblù, che già in numero di abbonati basterebbe a riempire l'Adriatico-Cornacchia, il cui entusiasmo è oltretutto amplificato da quella sorta di naturale cassa armonica che è l'impianto del capoluogo ligure. Ma non silenziosa né meno calorosa è l'allegra brigata del tifo pescarese, che in virtù del bel rapporto col tifo organizzato genoano può cantare, esultare e muoversi senza troppi condizionamenti o inibizioni da parte degli addetti al servizio d'ordine. Un clima ben percepibile anche in città, fin dalla tarda mattinata, quando sono arrivate le prime avanguardie del tifo pescarese. Inusuale ma piacevole vedere in molti bar giovani e meno giovani supporter genoani, già in maglietta rossoblù d'ordinanza, intrattenersi con gli ospiti condividendo tavolini, buffet e argomenti di conversazione, confidandosi speranze e timori per il match del pomeriggio e il resto della stagione. Un clima di amicizia sportiva che qua e là sfoga in piccole improvvisate feste di strada, con musica e barbecue. E che si estende anche a pizzerie e ristoranti di Marassi, dove capita di incontrare molti tifosi biancazzurri, parte dei 201 arrivati da Pescara e tanti residenti in Liguria o nei non lontani grandi centri del Nord, tranquillamente seduti a tavola accanto a fan liguri, magari a discutere di formazioni e tattiche, o a commentare il sonoro capitombolo della Roma col Torino. E c'è perfino chi si scambia impressioni e suggerimenti sul menu prepartita, come Leo Sfamurri, per il quale il Pescara in casa o fuori è anche più di un "Chiodo fisso", che trascina non pochi concittadini e genovesi sul proverbiale "menu del tifoso", piatti veloci e "robusti", con variante marinara, com'è ovvio vista la location. Dopo il caffé, tutti in gradinata a tifare per i propri colori. Quando manca meno di un quarto d'ora anche il presidente Sebastiani, con l'inseparabile amico e mentore Vincenzo Marinelli sale tribuna. Con loro il ds Leone, alcuni accompagnatori, e l'infortunato dell'ultima ora, Simone Pepe. Anche loro accolti con grande cordialità e qualche richiesta di autografo o foto per Pepe, in Liguria molto apprezzato per qualità umane prima e oltre che tecniche. Poi, naturalmente, la partita, l'agonismo, la competizione, com'è naturale che sia per novanta minuti allontana un po' gli uni dagli altri. E alla fine un po’ di tensione per l’andamento della gara e qualche parola di troppo con i tifosi rossoblù che se la prendono con Marinelli. Attimi di nervosismo in un contesto di un pomeriggio sereno.
Ultima curiosità: a fine partita, un cinghiale vaga a pochi metri dallo stadio di Marassi. Non è vero che i selvatici invadono solo le strade e i centri abitati dell’Abruzzo.
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