Troppi elogi fanno un torto al boemo

21 Febbraio 2017

di ANTONIO DE LEONARDIS Si riparte col botto. Cinque a zero, un record per il Pescara in serie A, la prima vittoria in una stagione che aveva riservato solo batoste e delusioni, il popolo...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Si riparte col botto. Cinque a zero, un record per il Pescara in serie A, la prima vittoria in una stagione che aveva riservato solo batoste e delusioni, il popolo biancazzurro di nuovo impazzito di gioia nel segno del boemo, l'allenatore della fantastica cavalcata di poco più di quattro anni fa, la speranza, che come d'incanto, appare all'improvviso concreta e reale, di poter rialzare la testa, arrivando magari all'impensabile impresa di evitare una retrocessione che sembra purtroppo già scritta da tempo. Sì, una partita da effetti speciali con un esito che certo nessuno avrebbe potuto immaginare almeno nelle proporzioni sancite dal campo. Un botto appunto, con un entusiasmo più che giustificato della piazza, che ha apprezzato senza se e senza ma quello che ha visto domenica all'Adriatico, ma magari con troppa enfasi sul ruolo recitato dal principale protagonista di questa bellissima storia. Zeman, per capirci non è né un mago né un santone e certo gli si fa un torto enorme se lo si ricopre di sperticati ed esagerati elogi per quello che è riuscito a fare nei suoi primi tre giorni della sua seconda esperienza in biancazzurro.

Ci ha messo la faccia, il carisma, la credibilità che aveva saputo guadagnarsi non solo con l'eccezionale esperienza già fatta a Pescara, il modulo, che è un suo marchio di fabbrica, anche la scelta dell'undici da mandare in campo, e in primis la fiducia accordata a Cerri (per la prima volta titolare), la capacità di togliere pressione a una squadra a pezzi nel morale e nella testa. Il resto lo ha scoperto sul campo, dal pizzico di fortuna che ha aperto la goleada all'imbarazzante prestazione di un Genoa in disarmo (e Juric ci ha rimesso il posto) che certo hanno contribuito non poco ad aiutare diversi interpreti della gara (Caprari, Memushaj, Zampano, lo stesso Verre e pure Bruno) a ritrovare il meglio della gestione Oddo, ovvero mentalità offensiva, tecnica, attacco agli spazi, del tutto spariti nei mesi della disfatta. Una parentesi felice, in parte imprevista, dalla quale ripartire o, anzi, partire. Perché la storia di Zeman non è appunto quella di un mago o di un santone, ma di un allenatore che ha costruito la sua immagine col lavoro, con l'applicazione, il sacrificio e la dedizione dei suoi allievi, con scelte drastiche e fin troppo scoperte che nella sua ottica rappresentano l'unica strada da percorrere per arrivare al gioco col quale provare a mettere in difficoltà qualsiasi avversario, a volte anche a costo di farsi male. Uno Zeman 2 in sostanza che riproponga con coerenza e con le possibilità che gli offre l'organico di cui dispone lo Zeman 1 che già abbiamo conosciuto e apprezzato. Avrà bisogno di tempo questo è fuor di dubbio, sicuramente ci proverà a partire da questa settimana, possibilmente senza mettere in discussione il lavoro di chi lo ha preceduto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA