Trulli: io re a Montecarlo è un sogno realizzato

26 Maggio 2017

Nel 2004 il trionfo dell’ex pilota abruzzese alla guida della Renault

INVIATO AD ALANNO. E’ stato il primo e ultimo italiano a vincere il Gran Premio di Monaco. Era il 23 maggio del 2004 e Jarno Trulli aveva 29 anni. Oggi viaggia verso i 43 e ha altro nella mente: è un imprenditore che ha diversificato i suoi interessi. Viaggia molto. Prima dietro al circus della Formula 1 e ora per seguire le sue aziende, tra cui quella vinicola Podere Castorani, nel cui quartier generale ad Alanno, ieri mattina ha parlato di quello che è stato il suo mondo, ovvero l’automobilismo.
Trulli, è la settimana di Montecarlo.
«Bei ricordi. Sono giorni ricchi di adrenalina. Un pilota di Formula 1 ha un sogno: vincere una gara nel proprio Paese, nel mio caso a Monza, oppure il Gp di Monaco. Io ho realizzato il sogno con la seconda opzione».
Ricordi di quella gara?
«Dura, durissima, portata a termine con diverse Safety Car. E’ una pista atipica e lenta in cui l’abilità del pilota rappresenta un valore aggiunto. Ovviamente, con una macchina competitiva. Montecarlo è speciale per tutto, dal circuito cittadino fino al glamour che circonda l’evento».
Un giorno magico.
«Una settimana magica. Avevo fatto anche il miglior tempo nelle qualifiche alla guida della Renault».
Guarda la Formula 1?
«Ogni tanto sì, compatibilmente con i miei impegni. Ma se posso certo».
Quest’anno non è noiosa?
«Stiamo assistendo a un bel duello tra Ferrari e Mercedes. A mio avviso, si deciderà al fotofinish, nelle ultime cinque gare».
E’ una Formula 1 senza Ecclestone, l’ex patron del Circus costretto a farsi da parte.
«Cambierà qualcosa, è inevitabile. Ma io farei attenzione a non fare rivoluzioni. A non rovinare la Formula 1 che a livello mediatico nel mondo ha un solo rivale: la finale dei Mondiali di calcio. Per il resto è l’evento sportivo più seguito nel pianeta. Certo, alcune delle ultime scelte di Ecclestone erano opinabili, ma guai a spazzare via tutto».
La Ferrari sta insidiando la Mercedes e Vettel è davanti a Hamilton.
«La Ferrari ha finalmente una macchina competitiva. E’ stato compiuto un deciso passo in avanti. Se questo basterà a rivincere il Mondiale piloti e costruttori non lo so. Ma ora c’è competizione, a differenza degli anni scorsi. Questo grazie al buon lavoro svolto dalla scuderia».
Vettel o Hamilton?
«Non mi sbilancio, perché ad oggi sono alla pari e nel corso di un Mondiale ci sono tanti dettagli che possono fare la differenza».
E a Montecarlo?
«Pronostico ancor più difficile, ci sono tante variabili con cui fare i conti. Di certo, chi vince lo fa perché ha svolto anche delle buone qualifiche».
In termini di dispendio di energie fisiche?
«A Montecarlo come altrove una gara ti porta via due o tre chilogrammi»
Un abruzzese che gira il mondo, qual è l’immagine dell’Abruzzo che percepisce?
«L’immagine dell’Abruzzo è bella, ma fa parte dell’Italia. Che è altrettanto bella, ma il sistema Italia ha delle difficoltà che non possono essere imputate solo alle responsabilità della classe politica che, tra l’altro, noi stessi eleggiamo. No, il discorso è di mentalità. Bisogna cambiare il modo di vivere e di pensare. Manca il senso civico e il rispetto per il prossimo. E’ un discorso lungo, torniamo alla Formula 1...».
Rapporti con Flavio Briatore?
«Siamo due persone diverse. Non andavamo d’accordo nell’ultimo periodo della Renault, ma è altresì vero mi ha aiutato molto quando sono entrato in Formula 1».
Gli ultimi italiani nel Circus siete stati lei e Liuzzi, nel 2011. E a distanza di tanti anni in questa stagione ha esordito Giovinazzi. Perché gli italiani fanno fatica a emergere?
«In Italia esiste solo la Ferrari. I tifosi guardano solo la Rossa, non si segue il pilota italiano, ma la Ferrari. E’ difficile emergere perché per accompagnare la carriera di un pilota c’è bisogno di un certo budget e oggi ci sono sempre meno sponsor disposti a investire. Il sistema Italia è in difficoltà e lo sport è una cartina di tornasole. Il pilota può essere un fenomeno o meno, ma ha bisogno di sponsor che lo sorreggono».
Trulli, l’esperienza in Formula E?
«E’ durata una stagione (2014-2015, ndr) in buona sostanza. Anche in questo caso tante promesse che si sono dissolte in una bolla di sapone. Avrei preferito evitare questa esperienza».
Oggi che cosa fa Jarno Trulli?
«Faccio l’imprenditore, tra vino, albergo in Svizzera e altre attività».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA