«Tutto perfetto ci manca solo la vera Ferrari»

L’ex pilota: «Con le Rosse in corsa per il titolo sarebbe un’altra cosa ma anche così...»
DALLA PRIMA DELL’INSERTO
L’obiettivo principale di Ivan Capelli, e di tutto l’Aci Milano, è quello di allungare il contratto, in scadenza nel 2016, e di far sì che Monza continui ad ospitare il Circus iridato, almeno fino al 2020. Una gran bella sfida, che l’ex ferrarista raccoglie volentieri e di cui ci parla in questa intervista.
Capelli, quali sono principali le novità che caratterizzano questa edizione del Gp?
«Il percorso d’avvicinamento alla gara era prestabilito da tempo, indipendentemente dalle elezioni all’Aci. L’aspetto più importante è sicuramente rappresentato dalla parte est della Parabolica, che è stata riasfaltata sulla base dei parametri della Fia. Dopo il posticipo deciso nel 2013, quest’anno l’intervento è stato realizzato, così da adeguarci in tutto e per tutto alle richieste della Federazione».
Sarà difficile confermare il Gran premio d’Italia a Monza anche dopo il 2016?
«Noi ci mettiamo tutta la buona volontà e tutto l’entusiasmo possibile. Nelle trattative Bernie Ecclestone non è certamente l’ultimo arrivato, ma la squadra che abbiamo messo in campo, con Andrea Dell’Orto presidente della Sias (Società incremento automobilistico e sport, che gestisce l’autodromo, ndr), è ben tosta. Ci sarà bisogno di impostare un nuovo modo di dialogo per trovare alla fine un accordo soddisfacente. Occorrerà ovviamente un po’ di spirito di mediazione da entrambe le parti. La nostra intenzione è una sola: quella di rinnovare l’accordo per il periodo che va dal 2017 al 2020, anno in cui scade il cosiddetto “patto della concordia”».
Avete paura della concorrenza interna che potrebbe arrivare dal Mugello?
«Penso che l’autodromo toscano stia vivendo un momento di grandi risultati già con la MotoGp, con cui ha dimostrato di essere all’altezza dei grandi palcoscenici. Tutti vorrebbero portare a casa il Gran premio d’Italia di Formula 1, ma ritengo con tutta sincerità che il Mugello sconti notevoli difficoltà logistiche, come ad esempio quelle legate alla viabilità e alle infrastrutture ricettive. Per la MotoGp può andar bene, ma la Formula 1 porta con sé un pubblico decisamente diverso e ha bisogno di cose diverse».
Il duello esasperato a cui stiamo assistendo ai box Mercedes potrebbe essere un traino per richiamare un numero maggiore di spettatori?
«Può darsi. Il vero appassionato di Formula 1 è sicuramente interessato a vedere di persona come finirà in casa Mercedes, ma non ci dobbiamo dimenticare che siamo in Italia e che la Ferrari resta la Ferrari. Storicamente, le prestazioni della Rossa hanno accompagnato gli indicatori relativi alla vendita dei biglietti e c’è sempre stato un grande effetto di trascinamento con la Ferrari in lotta per il Mondiale. Quest’anno non è così, ma speriamo bene ugualmente. Ci sarà sicuramente tanta gente che, a ridosso dal rientro dalle ferie d’agosto, deciderà all’ultimo momento di trascorrere un weekend a Monza».
Secondo lei, Daniel Ricciardo potrebbe davvero impensierire Rosberg e Hamilton?
«Non so se arriverà a tanto, ma Ricciardo rappresenta indiscutibilmente una gran bella sorpresa. Tra le più suggestive di questi ultimi anni in Formula 1. Non dimentichiamoci infatti che ultimamente la Red Bull ha “macinato” decine e decine di piloti, optando per una rigorosa selezione. Il fatto che Ricciardo sia oggi al fianco del campione Sebastian Vettel vuol dire quindi parecchio. Gli ingegneri della scuderia avevano avuto modo di notare e apprezzare le sue qualità e le sue doti già attraverso lo studio dei riscontri della telemetria. E in pista, poi, ha effettivamente messo in crisi Vettel sin da subito. A Ricciardo riconosco una grande determinazione, spiccate capacità di guida, controllo e gestione dell’auto e una giusta dose di spavalderia, che in Formula 1 non guasta mai e serve sempre. Infine, c’è il lato umano: ha un sorriso magnifico e pulito, è estremamente coinvolgente. Penso che sia proprio il suo sorriso la cosa più bella che questo sport ha in questo momento».
Cristiano Marcacci
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