Ultimi piedi buoni in fuga

29 Agosto 2014

Immobile, Balotelli, Gilardino: il nostro calcio è sempre meno ricco e attraente

La frase più che infelice è odiosa ma dietro l’Opti Poba sfuggito dalle labbra di Carlo Tavecchio, presidente della Figc si nasconde una verità che è impossibile non vedere. Il pallone italiano rotola sempre più in basso, vittima di malanni antichi e, forse, della paura di rimettersi in gioco. Il risultato è un 72enne spacciato come il nuovo che avanza e la fuga all’estero dei pochi talenti che ancora riusciamo a esprimere. Il mercato di quest’anno (ma già quello dell’anno scorso e quello dell’anno prima) è a dir poco deprimente. E i commenti che hanno accompagnato la partenza di Mario Balotelli per Liverpool – quasi tutti euforici per il presunto affare concluso dal Milan – raccontano una volta di più quale sia il livello di miopia che affligge i vertici del calcio nazionale.

Mario, che piaccia o no, è una poche star made in Italy spendibili a livello internazionale. Un ragazzo difficile, indisponente, certe volte lunatico, ma a un attaccante si chiedono i gol e lui ne ha sempre fatti tanti. È un affare esserselo fatto scappare? O non è piuttosto un fallimento non essere riusciti (Milan e Inter in prima fila) a trasformare il bad boy in uomo?

Venti milioni e via. Meglio evitare i problemi e far finta di non vedere che il fondo del precipizio e sempre più vicino. Che Balotelli è solo l’ultimo di una lunga lista di occasioni perse e che altri fuoriclasse sono già in fila ai gate di partenza per destinazioni più glamour di quelle di un paese vecchio e stanco.

Dopo Balo abbiamo già perso Benatia, passato dalla Roma al Bayern, rischiamo di perdere Vidal, corteggiato da almeno due o tre club inglesi, Guarin, a un passo dallo Zenit, e perfino lo juventino Pogba. Un altro ragazzo capace di inventare gol straordinari ma che rischia di essere ricordato solo grazie alle “battute” di Tavecchio. Prima avevamo già perso Ciro Immobile (che ha trovato casa e nuovi stimoli a Dortmund), Behrami, Kakà, Samuel e un lungo elenco di altri giocatori che avrebbero ancora potuto dir la loro dalle nostre parti.

La storia è vecchia. L’anno scorso le cose non erano andate meglio e ne sa qualcosa Antonio Conte, nuovo ct della Nazionale che in vista della prima amichevole della sua avventura azzurra, il 4 settembre contro l’Olanda, ha messo in preallarme una decina di “azzurrabili” felicemente sistemati all’estero. I nomi? Il già citato Immobile, Donati (Bayern Leverkusen), Giaccherini (Sunderland), Pellè (Southampton), Criscito (Zenit San Pietroburgo), Borini (Liverpool), Thiago Motta, Sirigu e Verratti (Psg), Santon (Newcastle), Diamanti e Gilardino (Guangzhou). Un piccolo esercito che ha scoperto che ci si può divertire anche lontano da casa. Ragazzi che hanno capito che qui non c’è futuro. O meglio non c’è il futuro che cercano: gloria, opportunità professionali, serenità e... denari. L’Italia non attrae più i campioni anche per questo motivo. I sei milioni a stagione offerti dal Liverpool a Balotelli sono molti di più di quelli che l’attaccante prendeva a Milano. E gli stipendi di alcuni allenatori – Ancelotti, Lippi e Capello tanto per limitarsi ai più in vista – sono più del doppio della montagna di euro che incasserà Conte nei prossimi due anni sulla panchina azzurra. Quello che era il campionato più bello del mondo, insomma, è diventato un posto dove, al massimo, ci si può fare le ossa.

I motivi del disastro? Tanti. Gli scandali sui quali non viene mai detta la parola fine, le scommesse, calciopoli e gli eccessi di alcune frange della tifoseria che stanno svuotando le tribune. Poi ci sono i soldi che non bastano mai (almeno rispetto a quello che possono offrire arabi, russi e cinesi, i nuovi padroni del vapore) e un problema di strutture che non può più essere trascurato, Da quanti anni si parla di stadi di proprietà delle squadre? Le sole a asserci riuscite sono la Juventus e il Sassuolo (a Reggio Emilia). L’Udinese è sulla strada ma altrove è andata peggio. Cellino, ex presidente del Cagliari, è finito in carcere per aver forzato la mano ristrutturando (a sue spese) il vecchio campo di Is Arenas, a Quartu. Così, quest’estate, ha pensato bene di cedere la società, fare i bagagli e, indovinate un po’, trasferirsi in Inghilterra.

In Sardegna, per il momento, non lo rimpiangono e in Federazione sono troppo impegnati a discutere di banane per accorgersi che fra un po’ non ci resteranno neanche le bucce.

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