Ultimo e felice al Giro d’Italia Fonzi diventa personaggio

31 Maggio 2018

Ultimo, ma con onore. Giuseppe Fonzi è da due edizioni la maglia nera virtuale del Giro d'Italia. Quattro giorni fa, nella passerella di Roma, il corridore pescarese della Wilier Triestina-Selle...

Ultimo, ma con onore. Giuseppe Fonzi è da due edizioni la maglia nera virtuale del Giro d'Italia. Quattro giorni fa, nella passerella di Roma, il corridore pescarese della Wilier Triestina-Selle Italia ha archiviato la sua seconda partecipazione alla corsa rosa chiudendo in ultima posizione (149°), a 5h48'37'' dal britannico Chris Froome. Con la sua simpatia Fonzi, professionista dal 2014, racconta al Centro le emozioni vissute nelle tre settimane trascorse al Giro e il suo rapporto con una popolarità in continua ascesa.
Come ci si sente nel chiudere all'ultimo posto due Giri d'Italia di fila?
«La vivo con il sorriso e con la massima serenità. Non è da tutti riuscire a portare a termine una corsa del genere e ne vado fiero. Questa è la mia vittoria. Nella tappa dell'Etna, a causa dell'infortunio del mio compagno di squadra Zardini, ho accumulato dei minuti di ritardo che alla lunga hanno condizionato la classifica generale. Io, però, non mollo mai. Prima di mettere il piede a terra preferirei arrivare fuori tempo massimo di 6 ore!».
Una volta la maglia nera del Giro riceveva un premio. Lei ha avuto un riconoscimento?
«Magari...Avrei fatto i soldi (ride, ndc) ! Mi sono dovuto accontentare di essere transitato davanti a tutti sul gran premio della montagna di Novello, nella tappa di Prato Nevoso. Quel giorno ero in fuga e ci tengo a chiarire che poi non mi sono staccato per conservare l'ultimo posto in classifica, ma semplicemente perché ero andato in crisi e non avevo più energia nelle gambe».
In strada e sui social la sua popolarità è cresciuta a vista d'occhio. Come la vive questa cosa?
«Mi fa piacere e mi gratifica. Adesso la gente mi riconosce, mi aspetta davanti al pullman per una foto e mi riempie di affetto. I tifosi capiscono i sacrifici di un corridore. Anche sui social avverto un'attenzione particolare per me. L'anno scorso, su iniziativa della mia famiglia, della mia ragazza Elisa e di alcuni amici, è nato l'hashtag "Sbronzi di Fonzi". Le magliette e i cartelli mi accompagnano in gara, trasmettendomi calore e carica».
Il suo cognome ricorda Fonzie, il personaggio principale della serie tv Happy Days. E' un altro segreto della sua popolarità?
«Sì. E' un modo per non prendersi troppo sul serio. Mi piace giocare su questa cosa e regalare un sorriso al pubblico. Ogni volta che salgo sul palco per il foglio firma, per esempio, mettono la sigla di Happy Days e una volta ho anche firmato indossando la giacca di pelle di Fonzie».
Quest'anno il Giro è stato tre giorni in Abruzzo. Che sensazioni ha provato?
«L'arrivo di Campo Imperatore è stato uno spettacolo. Ma non dimenticherò mai il passaggio davanti all'hotel Rigopiano, il giorno della partenza da Penne. Sapevo come era l'hotel prima della valanga e rivedere quel posto a distanza di 16 mesi dalla tragedia è stato bruttissimo».
Che rapporto ha con Giulio Ciccone, l'altro abruzzese presente al Giro?
«Buono. C'è amicizia tra noi e quando capita usciamo volentieri ad allenarci insieme».
Se l'aspettava la crisi di Fabio Aru?
«No. Abbiamo assistito a qualcosa di imprevedibile e non so, sinceramente, cosa abbia causato i problemi di Aru. Gli auguro di tornare presto ai suoi livelli migliori».
Della vittoria di Froome, invece, che cosa dice?
«Da un corridore così ci si può aspettare di tutto. Chris è come Nibali, non bisogna mai considerarlo fuori dai giochi e con l'impresa della terzultima tappa è entrato nella storia».
Al matrimonio con Elisa ci sta pensando?
«Stiamo insieme da 9 anni. Prima o poi il passo del matrimonio lo faremo. Ma devo inventarmi qualcosa di originale per chiederle la mano».
Ha un sogno nel cassetto per la sua carriera?
«Vincere il trofeo Matteotti. Sarei disposto a non fare più il Giro d'Italia per coronare questo sogno. A settembre, chissà, potrei tentare il colpaccio nella corsa che seguo fin da bambino e che passa a casa mia. Nella vita, d'altronde, mai dire mai».
Gaetano Lombardino
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