Umiltà, gavetta e lasagne: ecco il mondo di Colombo

Ex mediano, inizia ad allenare a 34 anni, arriva dal basso e ha conquistato Pescara
PESCARA . Due giorni di riposo per ricaricare le energie e godersi la famiglia. Dal 27 luglio, giorno della fine del ritiro, Alberto Colombo non tornava nel suo paese d’origine, Cesana Brianza, poco meno di tremila anime, dove ad attenderlo c’erano la moglie Arianna e figli Giorgia e Gioele. Rientrerà a Pescara domani per iniziare la preparazione del match di domenica (ore 17,30) con la Juve Stabia. Ha provato a staccare la spina, ma non ci è riuscito e ieri pomeriggio ha guardato in tv Turris-Crotone. Colombo è così, vive di calcio 24 ore su 24 e anche stavolta non ne ha potuto fare a meno. Peccato per il risultato finale, 4-2 per i calabresi, ai campani non è bastata la doppietta dell’ex biancazzurro Pippo Maniero. Dunque, il Crotone ha di nuovo scavalcato il Delfino e si è ripreso il secondo posto alle spalle della capolista Catanzaro.
Lo scetticismo svanito. A Pescara Colombo si è ambientato subito e in poco tempo ha scacciato la diffidenza con cui era stato accolto. Sull’argomento è intervenuto lui stesso al termine del match con il Cerignola, dopo il saluto alla curva nord che lo aveva osannato. «Sono arrivato a Pescara tra lo scetticismo generale e aver guadagnato la stima dei tifosi in poco tempo mi rende orgoglioso», le parole di Colombo che poi ha aggiunto. «Tuttavia, noi viviamo di risultati e non possiamo accontentarci, nel calcio bastano 3 gare per cambiare il giudizio, soprattutto sugli allenatori».
Intanto, il 48enne ha dato una precisa identità alla squadra e risvegliato l’entusiasmo in città. Quando può si rilassa passeggiando in centro, corso Umberto e il lungomare i suoi luoghi preferiti. Ovviamente, ha assaggiato gli arrosticini e ne è diventato un amante, invece tra i primi piatti adora le lasagne, i pizzoccheri e il riso con persico, il pesce d’acqua dolce molto apprezzato nella sua zona (a pochi chilometri da Cesana c’è il lago di Pusiano, tra le province di Lecco e Como).
La lunga gavetta. Prima in campo, poi in panchina, nessuno gli ha mai regalato nulla. Da bambino giocava a calcio all’oratorio e a dieci anni è entrato nelle giovanili del Como. Maria, la madre, lo accompagnava agli allenamenti e papà Mario, autotrasportatore, lo andava a riprendere con il camion dopo aver terminato i giri di lavoro. Con dedizione e sacrificio è diventato un buon centrocampista (69 presenze in B e oltre 200 in C) e ha vinto tre campionati (uno di C2 e due di C1) rispettivamente a Como, Lecco e Albinoleffe. A soli 34 anni ha iniziato la carriera da tecnico nel vivaio del Monza, poi vari club di C, tra cui la Reggiana, dove ha conquistato la semifinale play off nel 2016, infine, nella passata stagione, ha portato il Monopoli ai quarti di finale play off (miglior risultato della storia).
Famiglia e religione. La distanza si fa sentire, ma qualche volta i suoi cari lo raggiungono. Moglie e figli hanno già assistito a un paio di partite all’Adriatico, addirittura l’anno scorso Federica, sorella minore di Alberto, ha portato il padre a Monopoli facendogli prendere l’aereo per la prima volta nella vita. Da 30 anni (7 di fidanzamento e 23 di matrimonio) Colombo è legato ad Arianna, conosciuta sui banchi di scuola, la figlia Giorgia, 19 anni, si è diplomata al liceo artistico e ora studia comunicazione multimediale, mentre il figlio, il 16enne Gioele, è al terzo anno nell’istituto alberghiero. Lo definiscono un papà affettuoso e giocherellone, la lontananza si supera con telefonate e videochiamate, almeno quattro al giorno. Per nulla scaramantico, è un cattolico non praticante, ma quotidianamente dedica a Dio una piccola parte della giornata. Preferisce le vacanze rilassanti, nei villaggi turistici del sud Italia, anche se quest’estate si è fermato a Silvi. Pescara è la sua grande chance e farà di tutto per sfruttarla.
Giovanni Tontodonati

