Un anno di alti e bassi poi il finale da brividi

Il film della stagione: dalla coppa Italia col Renate al Dall’Ara
PESCARA. Dai primi di agosto fino a ieri sera, una cavalcata cominciata con la coppa Italia e terminata con la finale play off: 50 partite, una maratona all'insegna del gol. Sì, perché la costante del Pescara è stata proprio il gol. Non a caso è stata la squadra con l'attacco più prolifico della serie B (69 reti), addirittura davanti a squadre, come Carpi e Frosinone, che in serie A sono andate direttamente. 50 partite sulle montagne russe, tra alti e bassi, tra illusioni e delusioni. Sulla scorta dell'incompiuta della passata stagione della serie A nessuno parlava all'inizio. Qualcuno mormorava la parola play off, ma nemmeno tanto convintamente.
Alti e bassi. Avvio incoraggiante con la coppa Italia: nel primo turno eliminato il Renate (Lega Pro), il gol di Caprari non è bastato, sono serviti i rigori per qualificarsi. Dopodiché all'Adriatico è arrivato il Chievo. Una notte magica per in biancazzurri con la prodezza di Maniero che ha consegnato la qualificazione alla vigilia della prima di campionato.
Inizio balbettante: il pareggio (senza gol) in casa con il Trapani, quello di Terni caratterizzato da un'ingenuità di Pesoli, poi la sconfitta interna nellì'anticipo con il Bologna. Non bastasse arriva anche il passo falso di Cittadella. Due punti dopo quattro partite, pochi. Primi mugugni, il 4-3-3 di Marco Baroni non piace. E, soprattutto, non è efficace. Per chi ha visto, a Pescaa, il 4-3-3 di Galeone e di Zeman assomiglia quasi a una bestemmia. Alla quinta pari casalingo con il Latina. Poi, il passo falso di Catania nel posticipo domenicale. Il Pescara è ultimo. Critiche verso Baroni a non finire. Ma il tecnico è difeso dal presidente Sebastiani che l'ha voluto. All'inizio di ottobre il primo successo, un poker alla Virtus Entella. Secondo successo di fila a Crotone, inizia a carburare il Pescara, ma la squadra non ha continuità. Cambiano gli uomini, ma Baroni non riesce a trovare la quadratura. E così arrivano i passi falsi di Vicenza e in casa con il Carpi. All'epoca, il 25 ottobre, la squadra di Castori è in ascesa, ma non è (ancora) la formazione che poi ha dominato la B. Fa sensazione quel 0-5 interno, maturato tra l'altro anche per una svista arbitrale. Settimana di critiche, vacilla la panchina di Baroni. A Bari ecco un pareggio che ha il sapore del brodino: difesa a oltranza al San Nicola, è il debutto di Aldegani in porta e i pugliesi fanno 1-1 nel finale. Il Pescara non va (tanto per fare un esempio Bjarnason sembra un pesce fuor d'acqua) e la partita successiva è lo Spezia a fare bottino pieno all'Adriatico-Cornacchia diventato sempre più terreno di conquista. Decide una doppietta del difensore Valentini.
La svolta tattica. Sulla via verso Brescia ecco la folgorazione di Marco Baroni, quella che probabilmente gli salva la panchina. Il tecnico decide di lasciar perdere il 4-3-3 per abbracciare un più equilibrato 4-4-2. E così anche quella che sembrava un'ipotesi improponibile, ovvero vedere giocare insieme Maniero e Melchiorri, diventa realtà. A Brescia le Rondinelle passano in vantaggio; poi, nel finale, i biancazzurri portano a casa i tre punti grazie alle reti di Melchiorri e Maniero (due). E' la svolta della stagione, perché dal Rigamonti inizia la scalata verso la zona play off. La settimana successiva arriva all'Adriatico-Cornacchia il Frosinone capolista. Che, però, il nuovo Pescara versione 4-4-2 disintegra con una prova di cuore e carattere. Non belli sul piano del gioco, ma efficaci i biancazzurri. Che, però, il 22 novembre, incappano in un sabato da dimenticare: non solo per la sconfitta, ma per le numerose espulsioni che finiscono per decimare la squadra alla vigilia del derby con la Virtus Lanciano. Settimana di passione per il grande ex Marco Baroni. All'appuntamento arriva un Pescara balbettante che non gioca bene, ma che comunque riesce a strappare l'1-1 casalingo grazie alla prodezza di Federico Melchiorri in zona Cesarini quando ormai i rossoneri pregustavano già il primo colpaccio all'Adriatico. E' la notte del processo alla squadra sotto la curva Nord: nonostante il pari, è contestazione perché i biancazzurri giocano male. Torna a vacillare la panchina di Baroni. In mezzo alla settimana c'è la sfida di coppa Italia persa contro il Sassuolo che lancia messaggi incoraggianti. E, infatti, a Vercelli ecco il poker non t'aspetti: vittoria firmata da Bjarnason (primo gol), Politano e Da Silva (doppietta per il brasiliano). E' l'inizio della risalita. C'è il pareggio casalingo con l'Avellino in cui gli irpini erigono una barriera davanti al portiere; l'altro pari di Perugia con l'uomo in più non sfruttato. E il successo interno con il Varese alla vigilia di Natale. Subito dopo il colpo di Livorno. Sembra un Pescara che ha trovato la sua fisionomia, un equilibrio a lungo cercato, quello che chiude il girone d'andata in zona play off.
Il mercato. A gennaio c'è il mercato. E scoppia il caso Maniero: il centravanti capocannoniere della B è in scadenza di contratto e non c'è l'accordo per il rinnovo. Deve partire affinché il Pescara non lo perda a zero euro a giugno. E c'è la messinscena del giocatore che chiede alla società di andare a Catania perché gli offre più soldi. Torna Sansovini a Pescara, arrivano altri rinforzi. Ma la squadra dopo la partenza di Maniero deve ritrovare il giusto equilibrio. Il colpo alla prima di ritorno a Trapani illude tutti. Ma poi arriva la sconfitta in casa contro la Ternana e i pareggi di Bologna e in casa con il Cittadella. Non va il Pescara, non riesce a decollare. Ma, intanto, Bjarnason comincia a segnare e sembra molto più coinvolto nel progetto e determinato in mezzo al campo. La caduta di Latina è uno spartiacque: il presidente Sebastiani comincia a pungolare la squadra. E la domenica successiva, il 21 febbraio, ecco la sfida contro il Catania. Quando tutto lasciava presagire l'ennesimo pareggio ecco la giocata ad effetto di Marco Sansovini, una conclusione dalla distanza a pochi minuti dalla fine che fa esplodere lo stadio di gioia. Il Pescara resta aggrappato alla zona play off e il sabato successivo, addirittura, passeggia a Chiavari contro la Virtus Entella. Ancora Sansovini protagonista con una tripletta. Segue la vittoria nel turno infrasettimanale con il Crotone. Poi, la gara casalinga contro il Vicenza dell'ex Marino. Sta per maturare un altro successo, ma in zona Cesarini ecco il 2-2 di Cocco che tarpa un po' le ali al Pescara. Che, però, si rifa con gli interessi andando a vincere a Carpi, sul campo della capolista. Si torna all'Adriatico: ci sono diecimila spettatori per la sfida con il Bari che termina 0-0. Al Picco un altro pareggio (2-2) con lo Spezia che riacciuffa il punto nel finale, nonostante l'inferiorità numerica. La gente storce il muso: sono due punti persi, pensano tutti. Ma siccome al peggio non c'è mai fine ecco la buccia di banana: si chiama Brescia. Primo tempo spettacolare del Pescara, nella ripresa una mezza specie di suicidio. E le rondinelle, con un piede in Lega Pro, vincono 3-2. Un periodaccio: i biancazzurri vanno ko anche a Frosinone. E Sebastiani va su tutte le furie, vorrebbe cambiare l'allenatore che lui ha voluto. Ma il giorno dopo torna il sereno. Il Pescara riparte con tre successi di fila: Politano abbatte il Modena nel finale, Bjarnason decide il derby di Lanciano, caratterizzato da decisioni arbitrali molto contestate, e un "gollonzo" di Caprari piega la Pro Vercelli. Sembra lanciato il Pescara, ma questa è la stagione degli alti e bassi. Ad Avellino scontro diretto per i play off: Baroni sorprende tutti inventandosi Bjarnaosn dietro le punte. Segna Pettinari, i biancazzurri giocano bene e meriterebbero di chiudere la partita. L'Avellino, in crisi di risultati, si rianima dopo un'ora e riesce a vincere grazie anche a decisioni arbitrali contestate. Probabilmente, è l'inizio della resa di Marco Baroni. C'è un altro scontro play off, in casa, con il Perugia: Pescara in vantaggio 2-0 e con un uomo in più dopo un'ora. Non si sa come, ma l'ex Camplone riesce a pareggiare 2-2. Piovono critiche a non finire.
L’avvento di Oddo. A Varese quello che non t'aspetti, ovvero la sconfitta contro una formazione già retrocessa. Troppo per Sebastiani che esonera Baroni sul pullman indirizzato verso il ritorno. Squadra a Oddo, è la scintilla che riaccende l'entusiasmo di Pescara e rianima la squadra. In pratica, l'ex tecnico della Primavera toglie il freno a mano tirato e i biancazzurri iniziano a correre. Lo scontro play off con il Livorno è l'inizio di un periodo che fa tornare in mente i fasti del 2012. Il Pescara entra nella griglia da settima classificata, si presenta a Perugia e fa fuori la squadra dell'ex Camplone. Sull'onda dell'entusiasmo cade anche il Vicenza: decisivo il rigore a pochi minuti dalla fine procurato da Sansovini e trasformato da Memushaj. La finale con il Bologna è storia recente. E quella traversa di Melchiorri alla fine grida ancora vendetta!
@roccocoletti1
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