UN CALCIO A PAURE E SCETTICISMO

14 Marzo 2016

di ANTONIO DE LEONARDIS Sembra che nel giro di poche settimane siamo finiti tutti dentro un'altra storia. Meno di un mese fa, all’indomani, non di una vittoria ma della beffa di Cagliari, eravamo...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Sembra che nel giro di poche settimane siamo finiti tutti dentro un'altra storia. Meno di un mese fa, all’indomani, non di una vittoria ma della beffa di Cagliari, eravamo tutti convinti che Pescara fosse la culla del calcio, il meglio che c’era in giro e non solo in serie B, in campo una squadra di fenomeni, in panchina un autentico professore, allo stadio e in città tanto entusiasmo e sperticati elogi per tutto e per tutti.

L’incantesimo si è rotto sabato, alla quarta sconfitta in 7 giornate la rabbia ha preso il posto della felicità, giocatori e tecnico hanno scoperto all’improvviso quella contestazione che aveva accompagnato gran parte delle prestazioni casalinghe del Pescara di Baroni e che era di fatto sparita dopo il congedo anticipato del tecnico toscano, di nuovo complice e testimone, questa volta involontario, del clima di tensione e di sfiducia che di colpo attanaglia l’ambiente biancazzurro. Oggi, all’improvviso, è tutto sbagliato: il mercato di gennaio, la difesa colabrodo, lo spogliatoio (naturalmente) spaccato, l’allenatore-mago che non azzecca più i cambi, addirittura il re dei cannonieri della B Lapadula che non fa gol, nell’insieme una squadra che non c’è più.

Un clima da disfatta e da resa anticipata che rischia di far precipitare ulteriormente le cose in un finale di stagione che è invece ancora tutto da scrivere. I problemi esistono e sono tanti, come ha evidenziato il campo nelle ultime 7 partite senza vittoria ma che non si possano risolvere è ancora tutto da dimostrare e sta dunque all’allenatore e ai suoi giocatori provare ad uscire dal tunnel in cui si sono cacciati. La stagione scorsa, vale la pena ricordarlo, il Pescara era fuori dai play off alla vigilia dell’ultima giornata e arrivò a sfiorare una promozione che avrebbe oltretutto strameritato.

E perché le cose possano cambiare in positivo anche questa volta è necessario ritrovare innanzitutto certezze e giocatori importanti. E questo perché nel calcio, quando funzionano assetto e organizzazione di gioco, sono ovviamente le capacità degli interpreti a fare la differenza. Quante volte abbiamo pensato tutti che se a Bologna ci fosse stato Bjarnason al posto di Lazzari oggi il Pescara giocherebbe in serie A?

E allora è fin troppo evidente che la rinuncia non solo a Hugo Campagnaro, ma anche a Crescenzi, Verre e Mandragora ha contribuito, e non poco, a condizionare il gioco dei biancazzurri nelle ultime settimane, fino a minarne pericolosamente convinzioni che sembravano consolidate. A conti fatti, oltretutto, nelle prime 10 giornate del girone di ritorno la squadra in flessione ha conquistato solo 3 punti in meno rispetto all’andata (12 contro 15). D’obbligo pensare che ci sia il tempo giusto per cambiare rotta, possibilmente già da domenica a Crotone, in una sfida da affrontare senza complessi come le dieci successive.

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