Una magìa di Ferrari e la Virtus punisce il Bari

28 Febbraio 2016

I pugliesi non sfruttano le occasioni da gol: Cragno è una saracinesca

LANCIANO. Altri tre punti d’oro ampiamente meritati al termine di una partita equilibrata: sorride ancora la Virtus di Primo Maragliulo dopo lo stop alla Spezia, e piega un Bari che ha avuto soprattutto il torto di non capitalizzare le migliori occasioni da gol. Sulla loro strada però i biancorossi hanno trovato un Cragno che farebbe la gioia di qualsiasi squadra della categoria. Maragliulo a sorpresa rispolvera Bacinovic, mentre per il resto conferma le previsioni della vigilia, con il ritorno di Salviato a destra e Aquilanti centro. L’infortunio al terzino destro, tra l’altro ex di turno, costringe però i rossoneri a ricomporre il pacchetto arretrato visto sette giorni prima. Partono quindi dalla panchina Giandonato e Bonazzoli: entrambi sono attesi in campo con il turn over in programma per martedì.

Dall’altro lato Camplone spiazza i pronostici della vigilia lanciando, per la prima volta da quando è sulla panchina del Bari, Sansone dal primo minuto. L’ex virtussino è preferito a Rosina, come Valiani a Gentsoglou. Si vede che l’intenzione di entrambe le squadre è quella di cercare la vittoria, e ognuna lo fa come ritiene più congeniale. Il Bari fa valere il maggiore tasso tecnico, e punta su fraseggio e palleggio; i padroni di casa preferiscono pungere in velocità per cogliere in controtempo gli avversari. Alla Virtus mancano però sempre gli ultimi passaggi, e l’occasione migliore dei frentani arriva su calcio d’angolo: batte Bacinovic e Aquilanti, solo davanti alla porta, non incorna bene. Decisamente più nette le possibilità dei pugliesi, e qui la squadra di Maragliulo deve ringraziare due volte Super-Cragno: al 21’ toglie dall’incrocio una punizione perfetta di Sansone e al 38’ compie un vero e proprio miracolo su Puscas. Al 33’ è la traversa a dare una mano ai rossoneri su un tiro-cross di Valiani. In generale, nonostante i baresi facciano annotare più occasioni limpide, anche ai punti il primo tempo finisce pari. Quello che manca ai rossoneri è probabilmente lo spunto finale: forse è un pizzico di brillantezza in più nel terminale offensivo, vale a dire Ferrari, che penalizza i rossoneri. Il centravanti in ogni caso fa la sua parte per presenza e impegno, e in fin dei conti la sua sarebbe una di quelle partite delle quali si sarebbe detto che poteva fare di più… fino a quando non lo fa davvero: al quarto d’ora della ripresa si districa al limite dell’area e con un tiro a giro infila la palla nell’angolino alto a sinistra dove Micai non può proprio arrivare. Una rete per certi versi simile a quella di De Luca che all’andata aveva deciso la sfida in favore dei biancorossi. È il lampo che spezza l’equilibrio che, nella ripresa, sostanzialmente inizia come si era conclusa la prima frazione di gioco: due squadre che vogliono far male, ognuna come meglio può. Il Bari in verità sembra rientrare più determinato, anche se è la Virtus a capitalizzare al massimo il suo momento di supremazia territoriale. Il grande protagonista, come detto, è Ferrari, che forse era stato uno dei meno brillanti.

Dopo lo svantaggio, Camplone tenta di rinforzare il proprio scacchiere nei settori nevralgici per aumentare la propulsione offensiva, ma gli uomini di Maragliulo non difettano quando sono chiamati a conservare il vantaggio con il coltello tra i denti. Il Bari è sì pericoloso, ma si limita a tiri da fuori area che non vanno a bersaglio. All’appuntamento con il finale di gara la Virtus si presenta come un muro invalicabile: la formazione ospite trova qualche spiraglio, ma c’è sempre qualcuno che ci mette una pezza. E così è di nuovo festa per i rossoneri, che inanellano un’altra vittoria che fa non solo punti, ma anche morale: con questo spirito a Como, come pure nel successivo impegno casalingo con il Brescia, i frentani hanno le carte in regola per avviare una serie decisiva.

Andrea Rapino

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