Una porta per due? A volte funziona davvero

9 Ottobre 2014

Zeman mise fuori Pinsoglio per Anania, nel 1994 De Sanctis soffiò il posto a Cusin e Spagnulo

PESCARA. All'inizio degli anni Sessanta Enrico Albertosi, poco più che ventenne, era già un fenomeno tanto da esordire in Nazionale contro l'Argentina ma alla Fiorentina, fino a che rimase Giuliano Sarti, continuò a fare la riserva. Alla Juve, un paio di lustri più in là, Massimo Piloni rischiò di invecchiare in panchina aspettando invano che Dino Zoff gli concedesse qualche minuto da titolare. La gerarchia tra i pali resta una regola non scritta difficile da ignorare, può cambiare a campionato in corso per un infortunio, la condizione precaria del titolare o l'improvviso boom del secondo, difficilmente paga l'alternanza che è invece prassi consolidata per tutti gli altri ruoli. Uno dentro l'altro fuori, appunto, è la solitudine del portiere. Come quella di Savorani, il numero uno della seconda promozione in A con Galeone che il posto nella massima serie lo perse a vantaggio di Marchioro dopo aver subito 23 gol in otto partite e praticamente non lo rivide più.

Nel 1994 Rumignani non ci pensò due volte ad accantonare gli esperti Cusin e Spagnulo che, giocando un tempo per uno, non erano riusciti ad evitare il ko interno con la Lucchese. Fu la fortuna di Morgan De Sanctis, allora 17enne, titolare fino in fondo nella sua prima stagione da protagonista e oggi ancora numero uno ad altissimo livello con la Roma. Gerarchia di partenza rovesciata in fretta pure nel 2006 ma quella volta a rimetterci il posto e a fare le valigie fu il più giovane. L'allenatore Ballardini aveva puntato tutto su Spadavecchia che già aveva avuto alla Sambenedettese.

Fu un disastro per lui, presto esonerato, e pure per la squadra che alla fine retrocesse in serie C nonostante le prodezze del pararigori Polito, arrivato a gennaio dal Catania proprio in cambio di Spadavecchia. Senz'altro felice invece il cambio in corsa di Zeman nella stagione della fantastica promozione. Il titolare in partenza era Pinsoglio, allora numero uno dell’ under 21, il boemo gli preferì Anania che più dell'altro gli dava le garanzie che cercava per la sua abilità fuori dall'area in quella squadra a totale trazione anteriore. Scelte decise insomma e pure un pizzico di psicologia da parte del tecnico per evitare dualismi che possono solo far male. Come capitò appunto con Indiveri e Prisco nell'ultima stagione prima del fallimento, con Perin e Pelizzoli durante la gestione Stroppa nell'ultimo sciagurato campionato in serie A, e ancora l'anno scorso con l'alternanza tra lo stesso Pelizzoli e Belardi. Una porta per due allora ci può stare, d'obbligo chiarezza nella scelta e stima reciproca tra i diretti interessati.

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